Alice Dainelli, medico in formazione specialistica in Neuropsichiatria infantile AOU Meyer Irccs, prova a fare un po’ di luce sul disturbo dello spettro dell’autismo. In particolare, accennando alla storia ed alle caratteristiche del disturbo dello spettro dell’autismo senza compromissione intellettiva e del linguaggio. Disturbo a cui in passato ci si è riferiti come “autismo ad alto funzionamento” o come “sindrome di Asperger”.
Era il 1926 quando la psichiatra infantile ucraina Grunya Sukhareva descrisse la prima serie di pazienti con “tratti autistici” e “intelligenza normale o sopra la norma”. Lo studio fu pubblicato su una rivista scientifica in lingua russa. L’articolo sarebbe poi uscito nella traduzione tedesca un anno dopo. Ma non venne mai citato dai colleghi occidentali passati alla storia come teorici del disturbo dello spettro autistico (L. Kanner e H. Asperger).
Le osservazioni originali e attuali di Sukhareva
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Il lavoro pionieristico della Sukhareva fu dimenticato.
Maggior risonanza ebbero, vent’anni dopo, le osservazioni del pediatra austriaco H. Asperger, da cui il nome della sindrome.
«Partiamo allora – dice Dainelli – proprio dalle osservazioni originali e ampiamente attuali di Grunya Sukhareva per parlare di questo disturbo. Pur con differenti inclinazioni e peculiarità individuali, tutti i bambini osservati presentavano quella che fu definita “attitudine autistica”. Ovvero tendenza a restare da soli e difficoltà nell’integrarsi pienamente con gli altri, una “peculiare forma del pensiero”, con tendenza all’astrazione. E poi schematizzazione e razionalizzazione. Una “vita emotiva” che da un lato appariva difficile da intravedere (ridotta mimica del volto, evitamento del contatto fisico, interazioni sociali atipiche). Altre volte risultava accentuata con accessi di affettuosità, rabbia e impulsività».
Sindrome di Asperger, capacità intellettive nella norma
Molti di questi bambini mostravano interessi limitati, ma molto profondi per la matematica, per la lingua. Presentavano comportamenti ripetitivi, aderenza inflessibile alla routine e interessi insoliti verso aspetti sensoriali dell’ambiente (marcata sensibilità al rumore, agli odori, spiccato orecchio e capacità musicali).
Nella maggioranza dei bambini con disturbo dello spettro autistico spesso concomita un certo grado di disabilità intellettiva. Diversamente, i bambini qui descritti si distinguono per ottime competenze verbali, con un vocabolario adeguato all’età e acquisito precocemente. Ed anche con capacità intellettive nella norma o superiori alla norma.
«Non dovrebbe stupire – spiega l’esperta – che questi bambini siano in grado di spiegare la difficoltà che provano nell’interagire con gli altri. O la loro dipendenza da comportamenti rituali. D’altra parte, il linguaggio manca della normale prosodia. Ed è atipica la componente non verbale della comunicazione (il contatto visivo è spesso sfuggente, scarsa la gestualità).
La condizione si manifesta nella prima infanzia
Un aspetto curioso osservato dalla Sukhareva è quello della goffaggine dei movimenti, aspetto di non raro riscontro nell’osservazione clinica, ma privo di un valore diagnostico.
La sindrome di Asperger oggi è inclusa nella più ampia categoria del disturbo dello spettro autistico. Ma con l’assenza di compromissione intellettiva e del linguaggio.
Come per gli altri disturbi del neurosviluppo, si tratta di condizioni che si manifestano nella prima infanzia.
È possibile oggi porre una diagnosi già in età prescolare, quando possono (e devono) essere avviate attività abilitative dedicate.
Fra i modelli di intervento consigliati è l’Early Start Denver Model. Questo fa leva sulle specificità di ciascun bambino e sulle sue preferenze di gioco (potente mezzo di apprendimento cognitivo e sociale).
Fonte: Meyer