Allergie

Il cambiamento climatico, con una riduzione delle giornate di gelo, impatta anche sulle allergie, allungando di oltre un mese e mezzo la ‘stagione dei pollini’.

Le conseguenze sono pesanti per chi soffre di allergie, in particolare i bambini affetti da asma e gli anziani con problemi respiratori. Tra questi si registra un rischio più alto di decessi dovuti all’esposizione ai pollini.

La Società italiana di allergologia e immunologia clinica (Siaaic) segnala un aumento fino al 116% del rischio di decessi tra gli anziani con malattie respiratorie croniche.

In un mondo che si riscalda sempre di più, la stagione delle allergie si allunga e si intensifica, iniziando fino a 25 giorni prima in primavera. E si prolunga di circa 20 giorni in autunno. Un aumento dovuto a un maggior numero di giornate senza gelo nel 2023.

Il riscaldamento globale allunga la stagione dei pollini

Meno giorni con temperature sottozero danno più tempo alle piante di crescere e rilasciare i pollini.

«A causa del riscaldamento globale – afferma Vincenzo Patella, presidente Siaaic – la stagione critica per le allergie è destinata a diventare sempre più lunga. Con il risultato che i sintomi sono peggiori e più duraturi per gli oltre 10 milioni di italiani che ne soffrono, costretti a protrarre le terapie».

Il cambiamento climatico rende inoltre la stagione dei pollini più intensa a causa dell’inquinamento che intrappola il calore.

«Livelli più elevati di CO2 nell’aria – spiega Patellapossono aumentare la produzione di pollini nelle piante. A causa dei persistenti elevati tassi di inquinamento da CO2, alla fine del secolo l’aumento della produzione di pollini potrebbe arrivare fino al 200%. Lo riporta una ricerca americana del 2022».

Aumentate le persone colpite da patologie allergologiche

Negli ultimi anni, il numero di persone colpite da patologie allergologiche è aumentato vertiginosamente. Se nel triennio 2018-2020 l’incidenza di nuovi casi era dell’11% all’anno, nel 2024 il dato era già al 16%. «Oggi – dichiara Patellale riniti allergiche hanno un’incidenza complessiva che sfiora il 28%».

Il colpevole sembra essere il cambiamento climatico che, complice l’innalzamento delle temperature e la conseguente modifica dei ritmi naturali, sta anticipando e prolungando la stagione pollinica. Le prime manifestazioni si hanno a febbraio e le ultime ancora a settembre.

«Quest’anno – aggiunge l’esperto – la stagione pollinica è iniziata 25 giorni prima rispetto alle previsioni».

Ciò conferma la variazione dei ritmi naturali che sta aumentando in modo considerevole i casi, anche e soprattutto in questa stagione 2025.

In generale l’ambiente pesa per il 70% sul rischio di sviluppare allergie, la genetica solo per il 30%.

Riniti allergiche, colpiscono soprattutto bambini e anziani

L’aumento dell’incidenza delle riniti allergiche non risparmia nessuna fascia d’età, ma sembra colpire maggiormente i bambini e gli anziani.

Nei più piccoli si registra un incremento del 5-10% di casi. Ciò significa che una persona predisposta potrebbe non sviluppare allergie se non è esposta ai fattori scatenanti come smog, acari, muffe o peli di animali.

Assosalute e il presidente Siaaic hanno anche dato 5 consigli per gestire al meglio le allergie respiratorie:

  • Intervenire tempestivamente ai primi sintomi.
  • Monitorare l’ambiente per identificare i periodi di maggiore suscettibilità,
  • I vaccini antiallergici, iniziati già dall’età scolare, possono ridurre sensibilmente i sintomi e garantire benefici a lungo termine.
  • Seguire un’alimentazione varia, ricca di cibi crudi, che aiuta a mantenere un microbioma sano, e prestare attenzione alle etichette degli alimenti.
  • Per una prima diagnosi accurata, è consigliabile consultare inizialmente il medico di famiglia. Se il disturbo ha un’origine allergica, è opportuno affidarsi a un allergologo.