Vaccino antinfluenzale unico, stagione influenzale 2025-2026

La più grande indagine italiana fotografa una fiducia fragile nei vaccini.

In Italia quasi un adulto su due manifesta una qualche forma di esitazione nei confronti delle vaccinazioni. Non si tratta di un rifiuto netto, ma di dubbi, incertezze e attese che possono tradursi in ritardi o mancata adesione ai programmi di immunizzazione. È quanto emerge dalla più ampia indagine mai condotta nel nostro Paese sul tema, pubblicata su The Lancet Regional Health – Europe.

Lo studio, intitolato Prevalence of vaccine hesitancy in Italy: a cross-sectional study, rappresenta il primo risultato della INF-ACT Vaccine Hesitancy Survey e offre una fotografia dettagliata e aggiornata di un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali sfide per la sanità pubblica.

Esitazione vaccinale: un campione di oltre 50.000 adulti

La ricerca ha coinvolto 52.094 adulti residenti in tutta Italia, selezionati per essere rappresentativi della popolazione per età, genere, livello di istruzione, area geografica e dimensione del comune di residenza. Le interviste, realizzate tra settembre 2024 e marzo 2025 tramite web e telefono, consentono di analizzare non solo la prevalenza dell’esitazione vaccinale, ma anche i fattori sociali e culturali che la influenzano.

Il coordinamento scientifico è stato affidato al Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino, con il contributo di diversi atenei italiani nell’ambito del progetto nazionale INF-ACT, finanziato dal PNRR.

Un fenomeno complesso e disomogeneo

Il dato “quasi uno su due” non va interpretato come una semplice contrapposizione tra favorevoli e contrari. L’esitazione vaccinale è una zona grigia, che include persone favorevoli in linea di principio, ma incerte rispetto a tempistiche, necessità o specifiche vaccinazioni.

Secondo il professor Fabrizio Bert, ordinario di Sanità pubblica a Torino, il fenomeno oggi dipende meno da paure legate alla sicurezza dei vaccini e più dalla difficoltà di comunicare efficacemente il loro valore collettivo e individuale. La questione non è più soltanto “sono sicuri?”, ma “sono davvero necessari?” e “mi posso fidare delle istituzioni che li promuovono?”.

L’indagine mostra inoltre differenze rilevanti in relazione a genere, identità sessuale ed etnia, aspetti raramente esplorati in studi italiani precedenti. Questo dato suggerisce che l’esitazione non sia un blocco uniforme, ma un mosaico di atteggiamenti che richiede strategie differenziate.

Il ruolo decisivo della fiducia

Uno degli elementi più significativi emersi riguarda la fiducia nelle figure di riferimento. L’esitazione risulta più elevata tra le persone che non percepiscono un chiaro sostegno alla vaccinazione da parte di medici, infermieri, insegnanti o leader religiosi.

Questo aspetto riporta al centro il tema della prossimità: la decisione vaccinale non si costruisce solo attraverso campagne nazionali o messaggi istituzionali, ma anche nella relazione diretta con professionisti e comunità locali. Quando il medico di famiglia o il pediatra non vengono percepiti come interlocutori autorevoli o disponibili, il dubbio tende a crescere.

Esitazione vaccinale: oltre la dimensione sanitaria

Gli autori sottolineano la necessità di superare un approccio esclusivamente sanitario. La comunicazione sui vaccini, per essere efficace, deve intercettare i diversi sottogruppi della popolazione, affrontando la sfiducia istituzionale e coinvolgendo reti comunitarie, associazioni e figure di prossimità.

La pandemia da Covid-19 ha reso evidente quanto la vaccinazione sia non solo una questione medica, ma anche sociale e politica. La polarizzazione del dibattito pubblico ha lasciato strascichi che si riflettono ancora oggi nelle scelte individuali.

Ripensare le strategie significa, secondo gli studiosi, depoliticizzare il tema, restituendolo a una dimensione scientifica e collettiva, basata su dati solidi e su una comunicazione trasparente.

Accessibilità e qualità dei servizi

Accanto alla comunicazione, resta centrale l’organizzazione dei servizi. Rafforzare l’accessibilità – orari flessibili, punti vaccinali territoriali, percorsi semplificati – può ridurre le barriere pratiche che spesso si sommano ai dubbi.

L’esitazione, infatti, non è sempre ideologica. In alcuni casi si intreccia con difficoltà logistiche, esperienze negative pregresse o percezioni di scarsa qualità dell’assistenza.

Una sfida per la salute pubblica

L’esitazione vaccinale non riguarda solo la protezione individuale, ma la tenuta dei programmi di immunizzazione e la capacità di prevenire epidemie future. In un contesto segnato dall’emergere di nuove malattie infettive, mantenere elevate coperture vaccinali è una priorità strategica.

Il progetto INF-ACT, in cui si inserisce la survey, nasce proprio per rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti legati alle malattie infettive emergenti, integrando ricerca epidemiologica, analisi sociale e innovazione organizzativa.

La fotografia scattata dallo studio non è allarmistica, ma invita alla prudenza. Se quasi un adulto su due è esitante, significa che la fiducia non può essere data per scontata. Va costruita, coltivata e difesa nel tempo, attraverso dialogo, trasparenza e prossimità.

In gioco non c’è solo l’adesione a una singola vaccinazione, ma il rapporto tra cittadini, scienza e istituzioni in un’epoca in cui l’informazione viaggia veloce e la disinformazione ancora di più.