disturbo bipolare

Quando episodi di euforia o irritabilità si alternano a episodi di depressione si è di fronte ad una condizione medica psichiatrica definita Disturbo Bipolare (DP).

I sintomi possono avere un impatto significativo sulla vita quotidiana, sulle relazioni e sul lavoro. Un riconoscimento tempestivo del disturbo e un trattamento adeguato possono, tuttavia, contribuire a ridurre le ricadute e a favorire una maggiore stabilità dell’umore. 

Conoscere come si manifesta, quali sono i possibili fattori coinvolti e quali trattamenti sono disponibili è importante per comprendere il Disturbo e affrontarlo in modo appropriato. 

Disturbo Bipolare, patologia psichiatrica complessa

Il Disturbo Bipolare appartiene alla categoria dei disturbi dell’umore ed è una patologia psichiatrica complessa. Se non adeguatamente trattata, può compromettere significativamente la qualità di vita e il funzionamento sociale e lavorativo.

La sua caratteristica distintiva è la presenza di episodi di mania o ipomania. «Durante questi momenti, la persona può manifestare un umore eccessivamente euforico, espansivo o irritabile, accompagnato da un aumento dell’energia e da importanti modificazioni del comportamento abituale». A parlare è Linda Anna Marina Franchini, psichiatra responsabile di Unità Funzionale presso l’Unità Operativa dei Disturbi dell’Umore dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro. «Agli episodi di alterazione euforica dell’umore possono alternarsi episodi di tipo depressivo, generalmente più lunghi rispetto agli episodi maniacali o ipomaniacali. Tra un episodio e l’altro – continua Franchini – possono trascorrere anche lunghi periodi di umore stabile, definiti normotimia, la cui durata varia da persona a persona».

Le diverse condizioni cliniche del disturbo   

Secondo il DSM-5-TR (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), il Disturbo Bipolare comprende diverse condizioni cliniche. Tra le principali forme rientrano:

  • Disturbo Bipolare di tipo I, caratterizzato dalla presenza di almeno un episodio maniacale, che può essere preceduto o seguito da episodi depressivi maggiori.
  • DP di tipo II, caratterizzato da episodi ipomaniacali e depressivi maggiori, senza episodi maniacali.
  • Disturbo ciclotimico (ciclotimia), caratterizzato dalla presenza, per periodi prolungati, di numerosi sintomi ipomaniacali e depressivi. Sintomi che non soddisfano pienamente i criteri per un episodio maniacale, ipomaniacale o depressivo maggiore.
  • Disturbo Bipolare e disturbi correlati indotti da sostanze o farmaci, nei quali i sintomi sono correlati all’uso o all’esposizione a una sostanza o a un farmaco.

Gli episodi: come riconoscere il DP

Nel DP i sintomi degli episodi e la loro intensità possono variare sensibilmente da persona a persona. Anche nel singolo paziente gli episodi nell’arco della vita possono differire.

«L’episodio maniacale – spiega l’esperta – consiste in un periodo caratterizzato da un umore persistentemente elevato, espansivo o irritabile e da un marcato aumento dell’energia e dell’attività». 

Nel Disturbo Bipolare di tipo I, l’episodio maniacale rappresenta l’elemento caratterizzante della diagnosi. Tra i sintomi più frequenti vi sono:

  • Elevata autostima o senso di grandiosità.
  • Ridotto bisogno di dormire.
  • Maggiore loquacità del solito.
  • Accelerazione del pensiero e fuga delle idee.
  • Facile distraibilità.
  • Aumento dell’attività lavorativa, scolastica o sociale.
  • Agitazione psicomotoria.
  • Maggiore propensione a comportamenti impulsivi o rischiosi, come spese eccessive, investimenti azzardati o comportamenti sessuali a rischio.

La presenza di questi sintomi, associata a una significativa alterazione del funzionamento personale, sociale o lavorativo, richiede una valutazione specialistica.

I sintomi dell’episodio ipomaniacale

L’episodio ipomaniacale presenta caratteristiche simili a quelle dell’episodio maniacale, ma con un’intensità generalmente inferiore e senza una compromissione del funzionamento tale da richiedere necessariamente il ricovero. Secondo i criteri diagnostici, deve avere una durata di almeno 4 giorni consecutivi.

I sintomi dell’episodio depressivo

Molte persone con DP esordiscono con un primo episodio di tipo depressivo i cui sintomi comprendono:

  • Umore depresso.
  • Perdita di interesse o piacere nelle attività abituali.
  • Riduzione dell’energia.
  • Alterazioni del sonno.
  • Difficoltà di concentrazione.  
  • Sentimenti di colpa o di inutilità.
  • Difficoltà nello svolgimento delle normali attività quotidiane.
salute mentale, Crisi depressive, Fibromialgia

Quando rivolgersi allo psicologo o allo psichiatra

È consigliabile rivolgersi a uno specialista psicologo o psichiatra quando si osservano cambiamenti significativi e persistenti dell’umore, del sonno, dell’energia o del comportamento. Soprattutto se questi interferiscono con la vita quotidiana, le relazioni o il lavoro.

Una valutazione specialistica psicologica o psichiatrica permette di distinguere il DP da altre condizioni che possono presentare sintomi simili. E, quando necessario, di impostare un percorso terapeutico personalizzato. In particolare, l’esordio depressivo nel paziente Bipolare può essere la causa di diagnosi tardive e di tardivo inizio dei trattamenti adeguati. 

«Una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato – afferma Franchini – possono contribuire a ridurre il rischio di ricadute. E a migliorare il funzionamento e la qualità di vita».

Quali sono le cause del Disturbo Bipolare

L’origine del DP è multifattoriale. Le evidenze scientifiche indicano il coinvolgimento di diversi fattori biologici, genetici e ambientali.

Una predisposizione genetica può aumentare la probabilità di sviluppare il disturbo. Mentre alterazioni dei meccanismi che regolano l’umore, il sonno e i ritmi biologici possono contribuire alla comparsa degli episodi. 

Anche alcuni fattori ambientali e situazioni di stress possono avere un ruolo, soprattutto in persone già vulnerabili.

«Il Disturbo Bipolare non può essere ricondotto a un solo elemento scatenante – dichiara Franchini – a determinarne l’insorgenza concorre, infatti, una combinazione di diversi fattori».

Trattamenti e interventi per chi soffre di DP

Il trattamento del Disturbo Bipolare è generalmente basato sulla terapia farmacologica, spesso associata a interventi psicoterapeutici e psicoeducativi. Gli obiettivi principali sono:

  • Trattare gli episodi acuti maniacali/ipomaniacali o depressivi.
  • Prevenire le ricadute.
  • Favorire la stabilità dell’umore e il mantenimento del funzionamento personale e sociale.

Tra i farmaci utilizzati nel trattamento del Disturbo vi sono gli stabilizzatori dell’umore, alcuni antipsicotici e, in determinate circostanze e con specifiche precauzioni, gli antidepressivi. 

Il litio rappresenta uno dei principali trattamenti di riferimento. Può essere utilizzato sia nella fase di mantenimento sia, in specifici contesti clinici, nel trattamento degli episodi acuti.

La scelta del farmaco e della strategia terapeutica dipende dalle caratteristiche della persona, dal tipo e dalla fase del disturbo. Ma anche dalla presenza di eventuali altre condizioni e dalla risposta al trattamento in occasione di precedenti episodi di malattia. Deve, quindi, essere definita e monitorata dallo psichiatra.

Anche la psicoeducazione può avere un ruolo importante, aiutando la persona a riconoscere i primi segnali di una possibile ricaduta. Si deve, infine, mantenere regolari i ritmi sonno-veglia e favorire l’aderenza al trattamento. Sono tutti elementi utili nella gestione a lungo termine del disturbo.

Come mantenere nel tempo un buon equilibrio

Il Disturbo Bipolare ha generalmente un andamento cronico e ricorrente, ma questo non significa che la persona non possa raggiungere lunghi periodi di stabilità.

Un trattamento adeguato, la continuità delle cure e la psicoeducazione possono contribuire a ridurre la frequenza e la gravità degli episodi. Ed anche a prolungare i periodi di stabilità dell’umore.

«La consapevolezza dei propri segnali d’allarme e la capacità di affrontare le diverse fasi della malattia possono fare la differenza nella gestione quotidiana. Con il giusto supporto, questi strumenti possono contribuire a mantenere nel tempo un buon equilibrio e una soddisfacente qualità di vita», conclude Franchini.

Fonte: Ospedale San Raffaele