Ezio Bonanni e Pasquale Montilla

Un caso di colangiocarcinoma e alcuni risultati tossicologici riaccendono i riflettori sulla storia delle esposizioni ambientali. L’oncologo clinico Pasquale Montilla guarda all’esposomica come possibile nuova frontiera della ricerca.

Crotone, il tumore e le domande spontanee

C’è una storia clinica che parte da Crotone e arriva a una domanda di ricerca più ampia. È quella di un paziente che ha trascorso gran parte della propria vita nel territorio crotonese e che ha ricevuto una diagnosi di colangiocarcinoma metastatico, una neoplasia delle vie biliari che ha avuto un esito fatale.

Nel corso degli approfondimenti tossicologici sono stati individuati analiti tossici nelle matrici biologiche sottoposte ad analisi.

Un risultato di questo tipo, preso singolarmente, non permette di affermare che le sostanze rilevate abbiano provocato il tumore. Per arrivare a una conclusione del genere sarebbero necessari studi epidemiologici e clinici specifici, oltre alla valutazione di numerosi altri fattori.

Il dato, tuttavia, pone un interrogativo che interessa sempre di più la ricerca: quanto conta la storia complessiva delle esposizioni di una persona quando si studia una malattia oncologica?

È proprio su questo terreno che si inserisce la riflessione dell’oncologo clinico Pasquale Montilla.

Montilla: «Dobbiamo studiare ciò che accade prima del tumore»

La prospettiva indicata da Montilla parte dall’esigenza di ampliare lo sguardo sulla malattia.

La diagnosi oncologica consente oggi di raccogliere una quantità crescente di informazioni sul tumore. Analisi istologiche, immunoistochimiche, genetiche e molecolari possono descrivere caratteristiche sempre più precise della neoplasia.

Secondo l’impostazione proposta dall’oncologo a questa fotografia potrebbe essere affiancata la ricostruzione della storia espositiva del paziente.

Da qui il riferimento all’esposoma, cioè all’insieme delle esposizioni alle quali l’organismo è sottoposto durante la vita. Non soltanto quelle legate all’ambiente, ma anche quelle professionali, alimentari e individuali.

Intervenire prima

L’idea è quindi quella di mettere in relazione informazioni differenti: la storia clinica, gli ambienti frequentati, le attività lavorative, la durata delle eventuali esposizioni e i risultati delle analisi biologiche.

Tra gli strumenti ipotizzati rientrano l’analisi di sangue, urine e tessuti, la ricerca di metalli e altri contaminanti e lo studio delle caratteristiche molecolari del paziente.

L’obiettivo è quindi quello di costruire una base di dati sulla quale sviluppare ipotesi scientificamente verificabili.

Che cos’è l’esposomica e perché interessa l’oncologia

L’esposomica studia l’insieme delle esposizioni che accompagnano una persona nel corso della vita e le possibili interazioni con l’organismo.

È un approccio che può affiancare discipline diverse, dalla tossicologia alla biologia molecolare, dalla genomica all’epidemiologia.

Nel campo oncologico, l’interesse riguarda soprattutto ciò che può accadere prima della comparsa clinica della malattia.

L’ipotesi di lavoro è che la ricostruzione delle esposizioni, associata allo studio delle modificazioni biologiche, possa contribuire a individuare elementi da approfondire nella ricerca sui meccanismi che precedono la trasformazione tumorale.

È una prospettiva ancora da verificare attraverso studi strutturati. Per questo, secondo l’approccio indicato da Montilla, diventano centrali il confronto tra popolazioni, il monitoraggio nel tempo e la raccolta sistematica dei dati.

Lo SFC e l’ipotesi di una valutazione integrata

All’interno di questa impostazione viene richiamato anche lo SFC – Slope Cancer Factor, concepito come strumento quantitativo per integrare informazioni di natura tossicologica ed esposomica.

L’idea è quella di superare una lettura basata sul singolo parametro e arrivare, attraverso l’elaborazione di più informazioni, a una possibile stratificazione del rischio.

Il territorio di Crotone come possibile campo di ricerca

La discussione assume un significato particolare se riferita a Crotone, territorio nel quale la presenza di attività industriali storiche ha prodotto negli anni una complessa questione ambientale.

L’area di Crotone rientra nel SIN Crotone-Cassano-Cerchiara, individuato nell’ambito delle procedure di caratterizzazione e bonifica dei siti contaminati.

Il territorio è stato interessato nel tempo da attività industriali e dalla presenza di aree che sono state oggetto di interventi e approfondimenti ambientali.

Anche la sorveglianza sanitaria della popolazione residente nel SIN è stata oggetto di attenzione istituzionale.

In questo contesto, la proposta di Montilla introduce una prospettiva ulteriore: non limitarsi a osservare esclusivamente gli indicatori epidemiologici della popolazione, ma chiedersi se sia possibile ricostruire, con strumenti scientifici, anche la storia delle esposizioni individuali.

Il ruolo dell’ONA nella prevenzione

Il tema si intreccia con l’attività dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni, che da anni concentra l’attenzione sulla prevenzione delle esposizioni ad amianto e ad altri agenti potenzialmente nocivi e sulla tutela delle persone esposte.

L’approccio proposto da Montilla e quello dell’ONA appartengono a piani differenti, ma possono incontrarsi sul terreno della prevenzione e della conoscenza dei fattori di rischio.

La questione centrale diventa quindi la possibilità di raccogliere informazioni prima della comparsa della malattia e di utilizzarle per sviluppare nuova ricerca.

Dal singolo caso alla ricerca scientifica

Il caso del paziente crotonese rappresenta il punto di partenza della riflessione.

Potrebbero entrare in gioco biomonitoraggio, tossicologia analitica, genomica, tossicogenomica, analisi dei tessuti e osservazione longitudinale dei pazienti.

Un elemento fondamentale sarebbe inoltre il confronto con gruppi di controllo, indispensabile per distinguere eventuali associazioni casuali da correlazioni che meritano ulteriori verifiche.

La domanda successiva è: quale storia biologica ed espositiva hanno avuto quelle persone?

Crotone SIN, dalla fotografia del tumore alla storia del paziente

La proposta di Pasquale Montilla sposta così l’attenzione dalla sola diagnosi alla storia che la precede.

L’ambizione è costruire una sorta di mappa delle esposizioni individuali e confrontarla con i dati biologici disponibili. Se la ricerca riuscisse a dimostrare l’efficacia di questo modello, si potrebbe aprire una nuova strada per comprendere alcuni passaggi che precedono la comparsa della malattia.