Un gruppo di ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze di Pechino, ha annunciato con orgoglio il successo della clonazione di una scimmia rhesus.  

Per farlo, hanno utilizzato una versione evoluta della tecnica che un tempo portò alla nascita della famosa pecora Dolly

Clonazione: un nuovo capitolo nella riproduzione animale

Clonazione: esperimento riuscito. Nasce una macaca mulatta

Si apre un nuovo capitolo nella clonazione animale, con la nascita di un macaco che ha sfidato le aspettative della comunità scientifica, sopravvivendo per ben due anni.

La scimmia rhesus (Macaca mulatta), è nata il 16 luglio 2020, ma la notizia è stata rivelata solo in questi giorni. 

Il “lieto evento“, annunciato dal gruppo di ricerca guidato dal dottor Falong Lu, è stato possibile grazie all’innovativa tecnica di sviluppo di una placenta sana.

Spieghiamo in cosa consiste questo processo, che va oltre la semplice duplicazione genetica. 

Trasferimento nucleare di cellule somatiche (SCNT): una forma avanzata di clonazione

Clonazione: nel 1996 nasceva la pecora Dolly

L’ innovativa tecnica, una variante avanzata del trasferimento nucleare di cellule somatiche (SCNT), è un salto avanti nella creazione di prole vitale.

Nel processo di SCNT, il nucleo di una cellula del corpo, potenzialmente prelevato dalla pelle, dal sangue o dalle cellule muscolari, viene impiantato e sostituisce il nucleo di una cellula uovo non fecondata. 

Il cuore di questa procedura giace nella capacità dell’ovulo di riscrivere il destino del nucleo impiantato, inducendolo a dividersi e formare un embrione.

Gli embrioni, una volta formati, possono essere inseriti nell’utero della stessa specie o di specie simili, dando vita a una copia genetica quasi identica.

La tecnica, originariamente utilizzata per clonare la pecora Dolly (1996-2003), era stata successivamente impiegata nella produzione di cellule staminali embrionali. Ma non tutto sembrava andare per il verso giusto.

Clonazione: in passato, alti tassi di mortalità

In passato, la maggior parte dei tentativi di clonazione di mammiferi si è dimostrata inefficace, con un tasso di natalità dell’1-3%. La clonazione delle scimmie rhesus, in particolare, ha affrontato sfide significative, con un solo neonato vivo registrato in precedenza, nel 2018.

Uno degli ostacoli principali risiede nelle anomalie dello sviluppo della placenta, un elemento critico per la salute e la sopravvivenza del feto. Gli scienziati hanno scoperto che le placente SCNT mostrano livelli più elevati di calcificazione a livello del tessuto placentare. Fattori che ostacolano il flusso vitale di nutrienti e ossigeno al feto.

Per superare queste sfide, i ricercatori hanno ideato appunto una variante dello SCNT, sostituendo i trofoblasti, le cellule specializzate nel nutrire gli embrioni in fase iniziale, con quelli provenienti da embrioni creati attraverso un metodo di fecondazione in vitro chiamato iniezione intracitoplasmatica dello sperma (ICSI). Risultato?

Esperimento riuscito

Grazie al trasferimento di undici embrioni ricostruiti a sette madri surrogate di scimmie rhesus, la sperimentazione ha portato alla nascita del feto maschio di macaco. 

Al momento, la scimmietta è in perfetta salute e non presenta i caratteristici segni di chimerismo (fenomeno dovuto  alla presenza di due o più popolazioni differenti di cellule geneticamente distinte, originate da diversi zigoti).

Insomma, la nuova metodologia, basata sulla sostituzione trofoblastica, ha dimostrato di affrontare in modo efficace le sfide tradizionali associate alla clonazione tramite trasferimento nucleare di cellule somatiche (SCNT). 

I risultati sono una prova tangibile della promessa di questa tecnica nel migliorare i tassi di successo di SCNT, affrontando in particolare le questioni legate al trofoectoderma, una componente chiave nello sviluppo e nell’impianto embrionale precoce.

Ma perché la necessità di clonare gli animali? 

La risposta a questa domanda si intreccia con una serie di obiettivi scientifici e pratici. Le applicazioni potenziali della SCNT si estendono oltre la clonazione di scimmie.

La riproduzione artificiale può rappresentare una strategia per preservare specie a rischio di estinzione, assicurando loro la continuità.

Inoltre, può facilitare la riproduzione di animali con caratteristiche genetiche particolarmente desiderabili, come la resistenza a malattie o condizioni ambientali avverse.

Insomma, se da un lato ciò solleva questioni etiche e morali, dall’altro rappresenta in sintesi, un potente strumento per la salvaguardia della biodiversità e la preservazione di specie animali in pericolo. 

Il “Clone Vitale” di scimmia rhesus, con i suoi due anni di vita, traccerà una nuova frontiera nella ricerca? La clonazione riuscirà effettivamente a proteggere la varietà della vita sulla Terra?

Chi vivrà, vedrà…

Fonte

 Nature Communications