Nuovo capitolo giudiziario sul fronte delle vittime dell’amianto nell’Esercito. La Corte di Appello di Roma ha riconoscito ai figli del maresciallo Leopoldo Di Vico i benefici spettanti agli orfani di vittime del dovere.
Per Giuseppe e Mario arriva un indennizzo di 100mila euro ciascuno, oltre al diritto a un assegno vitalizio di 800 euro al mese. Una decisione che ribalta la precedente esclusione legata al fatto che, al momento della morte del padre, non risultavano fiscalmente “a carico”.
La carriera e l’esposizione all’amianto
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Leopoldo Di Vico, originario di Caserta e residente a Marcellina, ha servito nell’Esercito Italiano dal 1978 al 2013. Per oltre trent’anni ha lavorato come meccanico e manutentore di mezzi corazzati, operando in ambienti dove erano presenti materiali contenenti amianto.
L’attività si è svolta sia sul territorio nazionale sia durante missioni nei Balcani. Secondo quanto emerso nei procedimenti giudiziari, l’esposizione prolungata a fibre di amianto e ad altre sostanze nocive avrebbe determinato l’insorgenza della patologia che ha portato al decesso del sottufficiale nel 2015, dopo una lunga malattia.
Nel 2018 il ministero della Difesa aveva già riconosciuto la dipendenza della malattia da causa di servizio.
Il nodo dei benefici agli orfani
Nonostante il riconoscimento ufficiale, ai figli del maresciallo erano stati inizialmente negati i benefici economici previsti per le vittime del dovere. Il motivo era esclusivamente formale: entrambi avevano già un lavoro e non risultavano a carico del padre al momento del decesso.
Una condizione che li aveva esclusi dalle tutele previdenziali, rendendo necessario un ulteriore ricorso in sede civile per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti.
Le tappe giudiziarie
Prima della sentenza d’Appello, il Tar aveva accertato la responsabilità dell’amministrazione nella genesi della malattia tumorale. Successivamente, il tribunale civile aveva riconosciuto il risarcimento del danno alla vedova e ai figli.
Con la nuova decisione, i giudici hanno richiamato il principio affermato dalle Sezioni Unite secondo cui il diritto all’assegno vitalizio non può essere negato soltanto perché i figli non erano fiscalmente a carico al momento della morte del genitore.
Un passaggio che chiude definitivamente il contenzioso sul piano previdenziale e rafforza la tutela degli orfani di militari deceduti per cause legate al servizio.
Il principio della tutela della salute
La sentenza ribadisce un punto centrale: lo Stato, in qualità di datore di lavoro, ha l’obbligo di proteggere la salute dei propri militari, adottando tutte le misure necessarie a prevenire rischi professionali, anche in contesti operativi complessi.
“Quando un militare muore per le conseguenze del servizio, la sua famiglia non può essere lasciata a metà strada – dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. Essere o non essere “a carico” non cambia il fatto che si resta figli di un uomo morto per aver servito lo Stato. La tutela deve essere piena, non parziale. È un principio di equità prima ancora che di diritto”.
Il caso Di Vico riporta al centro dell’attenzione il tema dell’amianto nelle Forze Armate e delle responsabilità istituzionali nella prevenzione dei rischi, confermando l’importanza di una tutela completa per le famiglie delle vittime del dovere.
La sentenza citata è una decisione della Corte di Appello. Alla data di pubblicazione non risultano informazioni ufficiali circa l’eventuale proposizione di ricorso per Cassazione. La decisione potrà divenire definitiva solo decorso il termine previsto dalla legge per l’impugnazione o all’esito dell’eventuale giudizio di legittimità. Eventuali aggiornamenti saranno pubblicati non appena disponibili.
