La scienza sta esplorando l’affascinante idea degli aeronutrienti: molecole presenti nell’aria che, attraverso la respirazione, potrebbero soddisfare parte del nostro fabbisogno nutrizionale. Lo studio, pubblicato su Advances in Nutrition, evidenzia come elementi essenziali, come iodio, manganese e zinco, possano essere assorbiti tramite l’aria
La respirazione e gli aeronutrienti: un ponte vitale tra corpo e ambiente
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Ogni giorno il nostro corpo entra in contatto con l’ambiente attraverso la respirazione, un processo che ci permette di inalare circa 9.000 litri d’aria. Questo scambio incessante non solo ci espone a sostanze nocive, come allergeni e inquinanti, ma apre anche le porte a molecole potenzialmente benefiche. A differenza dell’alimentazione, che avviene in momenti specifici della giornata, la respirazione è un’attività continua e ininterrotta: ciò significa che anche quantità minime di nutrienti presenti nell’aria possono essere assorbite gradualmente e accumularsi nel tempo, contribuendo al nostro equilibrio nutrizionale.
Questa capacità è resa possibile da una fitta rete di capillari situati nei polmoni, ma anche nelle cavità nasali e nella gola, che ottimizzano lo scambio di sostanze tra l’aria e il nostro organismo.
Un parallelo illuminante si trova nei farmaci inalati, come anestetici o nicotina, che raggiungono rapidamente il flusso sanguigno in quantità minime rispetto alla somministrazione orale. Questa efficienza suggerisce che molecole come iodio o vitamine, presenti nell’aria in tracce, potrebbero essere assorbite con un meccanismo simile. Il che, lascia supporre che potremmo integrare la dieta tradizionale in modi che solo ora iniziamo a comprendere. Ma quando è nata questa intuizione?
Evidenze scientifiche sugli aeronutrienti: dai lavoratori delle lavanderie ai bambini che vivono in zone costiere
Le prime indicazioni sugli aeronutrienti risalgono agli anni ’60, quando si osservò che i lavoratori delle lavanderie esposti a vapori di iodio avevano livelli significativamente più alti di questo elemento nel sangue e nelle urine. Studi successivi hanno confermato l’efficacia degli aeronutrienti in contesti naturali. In Irlanda, ad esempio, i bambini che vivevano vicino a coste ricche di alghe – una fonte naturale di iodio atmosferico – mostravano livelli di iodio più alti rispetto a quelli residenti in aree interne, nonostante diete simili.
Altre sostanze, come il manganese e lo zinco, possono essere assorbiti attraverso il sistema olfattivo. Questi elementi, essenziali per la salute, possono raggiungere il cervello attraverso i neuroni sensoriali nel naso. Tuttavia, esposizioni eccessive, come quelle osservate nei saldatori esposti a manganese, dimostrano che anche gli aeronutrienti, se assorbiti in quantità elevate, possono avere effetti negativi.
Le vitamine nell’aria: una possibile rivoluzione
Un aspetto particolarmente promettente degli aeronutrienti è rappresentato dalle vitamine. La vitamina B12, ad esempio, è stata utilizzata con successo in forma aerosolizzata per trattare carenze gravi. Questo approccio potrebbe essere esteso ad altre vitamine, come la vitamina D, di cui molte persone nel mondo sono carenti.
Implicazioni per la salute e il benessere
Se ulteriormente validate, le scoperte sugli aeronutrienti potrebbero avere un impatto significativo sulla salute pubblica. L’esposizione a determinati ambienti naturali, come le foreste o le coste, potrebbe essere promossa non solo per i benefici psicologici che già conosciamo, ma anche per il loro potenziale nutrizionale. Questo avrebbe implicazioni particolarmente importanti in contesti urbani, dove la qualità dell’aria è spesso compromessa e dove gli spazi verdi potrebbero fungere da risorsa salutare.
Le sfide della ricerca sugli aeronutrienti
Nonostante le ottimistiche evidenze, molte domande restano senza risposta. Quali molecole specifiche possono essere considerate aeronutrienti? In che quantità vengono assorbite e quanto contribuiscono al fabbisogno nutrizionale giornaliero? E, soprattutto, quali sono le dosi sicure per evitare effetti collaterali?
Per rispondere a queste domande, sarà necessario sviluppare studi più approfonditi, sia in laboratorio che sul campo, analizzando gli effetti dell’esposizione prolungata a specifici nutrienti atmosferici.
Un futuro di nutrizione “respirabile”?
L’idea degli aeronutrienti apre prospettive affascinanti per il futuro. Oltre alla possibilità di sviluppare integratori nutrizionali inalabili, questa scoperta potrebbe influenzare anche la progettazione degli spazi urbani, promuovendo la creazione di ambienti che migliorino la qualità dell’aria non solo eliminando inquinanti, ma arricchendola di elementi benefici.
Questa consapevolezza ci invita a rivalutare l’importanza di vivere in armonia con la natura, riconoscendo che il benessere umano è indissolubilmente legato alla salute dell’ambiente. Forse, il prossimo consiglio dietetico non sarà solo “mangia sano”, ma anche “respira bene”.