In Italia sono stati confermati 770 casi di infezione da West Nile virus e 61 decessi dall’inizio della sorveglianza estiva del 2026. Secondo il bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità del 15 ottobre, 411 pazienti hanno sviluppato una forma neuroinvasiva, la manifestazione più grave della malattia. Cresce anche l’attenzione verso Dengue e Chikungunya, mentre la circolazione delle zanzare vettori interessa un numero crescente di territori.
Il quadro epidemiologico evidenzia la presenza simultanea di diverse infezioni trasmesse dalle zanzare, con caratteristiche e livelli di rischio differenti. La West Nile è ormai una malattia ricorrente in Italia, mentre Dengue e Chikungunya possono essere introdotte da viaggiatori infetti e, in determinate condizioni, trasmesse localmente.
I dati dell’ISS mostrano inoltre che il rischio non riguarda soltanto le persone che viaggiano in Paesi tropicali. La presenza di zanzare competenti per la trasmissione di alcuni virus rende possibile contrarre determinate infezioni anche sul territorio nazionale.
Quanti casi di West Nile sono stati registrati in Italia nel 2026?
Indice dei contenuti
Dall’inizio della sorveglianza estiva fino al bollettino del 15 ottobre 2026, in Italia sono stati confermati 770 casi umani di infezione da West Nile virus. Il dato rappresenta un incremento rispetto ai 754 casi riportati nell’aggiornamento precedente.
Tra i casi confermati, 411 hanno sviluppato una forma neuroinvasiva, mentre 257 sono stati classificati come febbre da West Nile. Altri cinque pazienti hanno manifestato sintomi differenti. Il comunicato non specifica la classificazione clinica dei restanti casi.
Il numero dei decessi notificati è salito a 61. La circolazione del virus è stata dimostrata in 88 province appartenenti a 20 Regioni, un dato che testimonia l’ampiezza geografica del fenomeno.
La distribuzione dei casi confermati non rappresenta però tutte le infezioni effettivamente avvenute. Molte persone contagiate non sviluppano sintomi e non vengono sottoposte ad accertamenti diagnostici.
Una parte delle infezioni viene individuata attraverso i controlli effettuati sulle donazioni di sangue, fondamentali per ridurre il rischio di trasmissione attraverso le trasfusioni.
Il dato relativo ai 61 decessi deve essere interpretato considerando questa sottostima delle infezioni complessive. Non è quindi corretto dividere i decessi per i soli casi confermati e considerare il risultato come il rischio di morte per ogni persona contagiata.
Che cos’è il virus West Nile e come si trasmette?
Il West Nile virus, chiamato anche virus del Nilo occidentale, appartiene alla famiglia dei Flaviviridae. È un virus trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare infette, soprattutto appartenenti al genere Culex.
Il ciclo naturale dell’infezione coinvolge gli uccelli selvatici, che rappresentano i principali ospiti nei quali il virus può moltiplicarsi. Le zanzare si infettano pungendo un uccello portatore e possono successivamente trasmettere il virus ad altri animali o all’uomo.
Gli esseri umani e i cavalli sono generalmente considerati ospiti terminali. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, non sviluppano una quantità di virus nel sangue sufficiente a infettare nuove zanzare.
Di conseguenza, la West Nile non si trasmette normalmente da persona a persona attraverso il contatto quotidiano, la saliva o la vicinanza fisica.
Esistono tuttavia modalità di trasmissione meno comuni, come le trasfusioni di sangue e i trapianti di organi. Proprio per questo sono previsti specifici controlli e misure di sicurezza nei territori interessati dalla circolazione virale.
Il virus non deve essere confuso con quelli responsabili della Dengue e della Chikungunya, che utilizzano prevalentemente zanzare appartenenti al genere Aedes.
Quali sono i sintomi della febbre del Nilo occidentale?
La maggior parte delle persone infettate dal West Nile virus non sviluppa sintomi. Secondo le informazioni epidemiologiche dell’ISS, circa l’80% delle infezioni decorre in maniera asintomatica.
In una parte dei casi compare una malattia febbrile, generalmente caratterizzata da febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza e malessere generale. Possono manifestarsi anche nausea, vomito, ingrossamento dei linfonodi ed eruzioni cutanee.
I sintomi iniziano generalmente dopo un periodo di incubazione compreso tra due e quattordici giorni. Nelle persone immunocompromesse l’incubazione può essere più lunga.
Nella maggior parte dei pazienti sintomatici, l’infezione si risolve spontaneamente. Tuttavia, la stanchezza può persistere anche dopo la scomparsa della febbre.
Una piccola percentuale delle persone contagiate sviluppa complicanze neurologiche. Queste manifestazioni comprendono meningite, encefalite e, più raramente, paralisi flaccida acuta.
La presenza di forte mal di testa, rigidità del collo, confusione mentale, difficoltà a muovere gli arti o alterazioni dello stato di coscienza richiede una valutazione medica urgente.
Perché la West Nile può provocare encefalite e meningite?
La forma neuroinvasiva della West Nile si verifica quando il virus coinvolge il sistema nervoso centrale o altre strutture nervose. L’encefalite consiste in un’infiammazione del tessuto cerebrale, mentre la meningite interessa le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale.
In alcuni pazienti il virus può danneggiare anche i neuroni motori, provocando debolezza muscolare e paralisi. Le forme neuroinvasive sono relativamente rare rispetto al numero complessivo delle infezioni, ma possono avere conseguenze importanti.
Il rischio aumenta soprattutto con l’età avanzata e in presenza di determinate condizioni di immunodepressione. I pazienti con encefalite possono presentare alterazioni della coscienza, tremori, disturbi del movimento e deficit neurologici. Nei casi più gravi può essere necessario il ricovero in terapia intensiva.
Anche dopo la fase acuta, alcune persone possono manifestare difficoltà cognitive, stanchezza persistente o limitazioni motorie.
La presenza di 411 casi neuroinvasivi tra quelli confermati nel bollettino italiano non significa che questa forma colpisca oltre metà delle persone infettate. Le manifestazioni gravi hanno infatti maggiori probabilità di essere diagnosticate e notificate rispetto alle infezioni lievi.
Quali persone rischiano maggiormente complicanze da West Nile?
Il rischio di sviluppare una forma grave di West Nile aumenta soprattutto nelle persone anziane. L’invecchiamento del sistema immunitario può infatti ridurre la capacità dell’organismo di controllare alcune infezioni virali.
Un’attenzione particolare riguarda anche i pazienti immunocompromessi, comprese le persone sottoposte a trapianto d’organo e quelle che ricevono determinati trattamenti immunosoppressivi.
Alcune malattie croniche possono contribuire ad aumentare la vulnerabilità alle complicanze.
Questo non significa che tutte le persone fragili svilupperanno necessariamente una forma grave. Il rischio individuale dipende da numerosi fattori, tra cui età, condizioni cliniche e risposta immunitaria.
Nei soggetti ad alto rischio, tuttavia, è particolarmente importante riconoscere rapidamente la comparsa di sintomi neurologici.
La prevenzione delle punture di zanzara assume quindi un ruolo centrale, perché non esiste attualmente un vaccino contro la West Nile autorizzato per l’impiego nell’uomo.
West Nile e tumori: quali rischi corrono i pazienti oncologici?
I pazienti oncologici meritano particolare attenzione nella prevenzione delle infezioni trasmesse dalle zanzare. Alcune neoplasie e diversi trattamenti antitumorali possono infatti modificare il funzionamento del sistema immunitario.
Il rischio è particolarmente rilevante nelle persone con tumori ematologici, come leucemie e linfomi, e nei pazienti sottoposti a terapie fortemente immunosoppressive.
Anche la chemioterapia può ridurre temporaneamente la capacità dell’organismo di rispondere alle infezioni, sebbene gli effetti varino secondo i farmaci utilizzati.
Non tutti i pazienti oncologici presentano quindi lo stesso livello di vulnerabilità. La valutazione dipende dalla malattia, dalle terapie in corso e dalle condizioni generali.
Per una persona in trattamento antitumorale, la comparsa di febbre deve essere sempre segnalata tempestivamente all’équipe curante. La febbre potrebbe infatti dipendere da numerose cause, comprese infezioni batteriche che richiedono interventi urgenti.
Se il paziente vive o soggiorna in un territorio con circolazione di West Nile, il medico può considerare anche questa infezione nella valutazione diagnostica. In presenza di sintomi neurologici, come confusione, forte cefalea o debolezza muscolare improvvisa, è necessario rivolgersi immediatamente a un servizio di emergenza.
Come si cura la West Nile e perché non esiste una terapia antivirale specifica?
Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica di efficacia dimostrata e approvata per il trattamento della West Nile nell’uomo.
Nelle forme lievi, la cura consiste principalmente nel controllo dei sintomi, nel riposo e nel mantenimento di un’adeguata idratazione.
Quando compaiono complicanze neurologiche, può essere necessario il ricovero ospedaliero.
Il trattamento comprende misure di supporto, monitoraggio delle funzioni vitali e gestione delle eventuali complicanze.
Nei casi più gravi possono essere necessari supporto respiratorio e assistenza intensiva.
La ricerca sta studiando diverse strategie terapeutiche, ma nessuna ha ancora dimostrato un’efficacia tale da diventare un trattamento standard.
Per questo la prevenzione delle punture di zanzara e la sorveglianza epidemiologica rimangono gli strumenti principali per ridurre il rischio di malattia.
Quanti casi di Dengue sono stati segnalati in Italia nel 2026?
Dal 1° gennaio al 13 ottobre 2026, l’Istituto Superiore di Sanità ha registrato 357 casi confermati di Dengue. Di questi, 70 sono autoctoni, cioè contratti in Italia, mentre gli altri 287 sono associati a viaggi all’estero.
Per il 52% dei casi importati, il luogo di esposizione indicato sono le Maldive. Il dato evidenzia il ruolo dei viaggi internazionali nell’introduzione del virus, ma non permette da solo di stimare il rischio individuale per chi visita quella destinazione.
I casi autoctoni sono stati ricondotti a cinque focolai di trasmissione locale. La pagina ISS aggiornata segnala inoltre due casi senza collegamenti epidemiologici identificati con gli altri focolai o tra loro.
Non sono stati notificati decessi associati alla Dengue nel periodo considerato.
La presenza di infezioni autoctone conferma che, quando una persona infetta arriva in un territorio dove sono presenti zanzare competenti, possono verificarsi trasmissioni locali.
In Italia il vettore di maggiore interesse è la zanzara tigre, Aedes albopictus, diffusa in numerose aree urbane e periurbane.
Quali sono i sintomi della Dengue e quando può diventare grave?
La Dengue è una malattia virale trasmessa principalmente dalle zanzare del genere Aedes. Può provocare febbre elevata, forte mal di testa, dolori muscolari e articolari, nausea ed eruzioni cutanee.
Un sintomo caratteristico è il dolore nella regione retro-orbitaria, cioè dietro gli occhi. La malattia viene talvolta chiamata anche febbre spaccaossa per l’intensità dei dolori che può provocare.
Molte infezioni decorrono senza sintomi oppure con manifestazioni lievi. In una parte dei pazienti, tuttavia, possono comparire complicanze importanti.
La Dengue grave può provocare aumento della permeabilità dei vasi sanguigni, perdita di liquidi dal circolo, sanguinamenti e shock.
I segnali di allarme comprendono dolore addominale intenso, vomito persistente, sanguinamenti, marcata debolezza e difficoltà respiratorie.
Una particolarità della Dengue è che il peggioramento può verificarsi proprio quando la febbre inizia a diminuire.
Per questo, nei casi sospetti o confermati, è importante seguire le indicazioni del medico anche dopo il miglioramento iniziale.
Come si cura la Dengue e quali farmaci bisogna evitare?
Non esiste una terapia antivirale specifica di uso corrente per la Dengue. Il trattamento si basa soprattutto sul controllo dei sintomi e sul mantenimento di un’adeguata idratazione.
Per ridurre febbre e dolore può essere utilizzato il paracetamolo, secondo indicazione medica.
È invece importante evitare l’assunzione autonoma di acido acetilsalicilico e farmaci antinfiammatori non steroidei, come ibuprofene, quando si sospetta la Dengue.
Questi medicinali possono aumentare il rischio di sanguinamento, particolarmente rilevante nelle forme complicate.
I pazienti con segni di allarme possono necessitare di ricovero e monitoraggio clinico, con particolare attenzione all’equilibrio dei liquidi e ai parametri ematologici.
La gestione tempestiva delle complicanze permette di ridurre sensibilmente il rischio di esiti gravi.
Per le persone che rientrano in specifiche categorie di rischio è disponibile anche un vaccino contro la Dengue. Le indicazioni dipendono dall’età, dalla storia di precedenti infezioni e dalle raccomandazioni vaccinali applicabili.
Chikungunya in Italia: quanti casi e quali sintomi provoca?
Dal 1° gennaio al 13 ottobre 2026 sono stati confermati in Italia 30 casi di Chikungunya, senza decessi notificati. Secondo l’ISS, un caso è stato classificato come autoctono, mentre gli altri 29 sono associati a viaggi all’estero.
Per il 34% dei casi importati, il luogo di esposizione indicato sono le Seychelles. <
La Chikungunya è un’infezione virale trasmessa da zanzare del genere Aedes, comprese specie presenti in Italia.
Il nome della malattia richiama la postura incurvata che alcuni pazienti assumono a causa dei forti dolori articolari.
I sintomi più comuni comprendono febbre improvvisa, dolore intenso alle articolazioni, mal di testa, dolori muscolari ed eruzioni cutanee.
La caratteristica più importante è la possibilità che il dolore articolare persista per settimane o mesi, anche dopo la risoluzione dell’infezione acuta.
In alcuni pazienti i disturbi possono diventare cronici e interferire con le attività quotidiane.
Le forme gravi sono meno frequenti, ma possono verificarsi soprattutto nelle persone anziane, nei neonati e nei soggetti con condizioni cliniche particolari.
Qual è la differenza tra West Nile, Dengue e Chikungunya?
Le tre malattie sono provocate da virus differenti e presentano modalità di trasmissione e manifestazioni cliniche specifiche.
| Caratteristica | West Nile | Dengue | Chikungunya |
|---|---|---|---|
| Vettore principale | Zanzare Culex | Zanzare Aedes | Zanzare Aedes |
| Serbatoio naturale | Principalmente uccelli | Soprattutto esseri umani nel ciclo urbano | Soprattutto esseri umani nel ciclo urbano |
| Sintomi caratteristici | Febbre, cefalea, dolori muscolari | Febbre alta, cefalea, dolori intensi | Febbre e forti dolori articolari |
| Complicanze principali | Encefalite, meningite, paralisi | Sanguinamenti, perdita di liquidi, shock | Dolori articolari persistenti |
| Casi in Italia nel periodo considerato | 770 | 357 | 30 |
| Decessi notificati | 61 | 0 | 0 |
La tabella riassume i dati ISS del 15 ottobre 2026. Per West Nile l’aggiornamento si riferisce alla sorveglianza fino al 14 ottobre; per Dengue e Chikungunya al periodo 1° gennaio-13 ottobre.
Virus Zika in Italia: quanti casi sono stati registrati?
Nello stesso periodo, il sistema nazionale di sorveglianza ha identificato quattro casi confermati di infezione da virus Zika.
Tutti i casi risultano associati a viaggi all’estero e non sono stati notificati decessi.
Il virus Zika viene trasmesso principalmente da zanzare del genere Aedes. Molte infezioni sono asintomatiche, mentre altre provocano febbre lieve, eruzioni cutanee, dolori articolari e congiuntivite.
La principale preoccupazione sanitaria riguarda le infezioni contratte durante la gravidanza.
Il virus può infatti attraversare la placenta e provocare gravi anomalie dello sviluppo fetale, comprese alterazioni del sistema nervoso centrale.
Per questo le donne in gravidanza e le persone che programmano una gravidanza devono prestare particolare attenzione alle raccomandazioni sanitarie relative ai viaggi in aree con trasmissione del virus.
Perché le zanzare trasmettono sempre più infezioni anche in Italia?
La circolazione delle arbovirosi dipende dall’interazione tra virus, zanzare vettori, condizioni ambientali e mobilità delle persone.
Le temperature influenzano lo sviluppo delle zanzare, la loro attività e la velocità con cui alcuni virus possono replicarsi al loro interno.
Stagioni calde più lunghe possono ampliare il periodo favorevole alla presenza dei vettori. Tuttavia, gli effetti variano secondo la specie di zanzara, il territorio e le condizioni climatiche.
Anche le precipitazioni, la disponibilità di acqua stagnante e la gestione degli ambienti urbani influenzano la proliferazione degli insetti.
Un altro fattore decisivo è rappresentato dai viaggi internazionali. Una persona che contrae Dengue o Chikungunya all’estero può rientrare in Italia mentre il virus è ancora presente nel sangue.
Se viene punta da una zanzara competente, può avviarsi una catena di trasmissione locale.
La presenza di vettori non significa però che il virus sia necessariamente in circolazione. Perché si sviluppi un focolaio devono verificarsi contemporaneamente diverse condizioni favorevoli.
Come proteggersi dalle zanzare e prevenire le arbovirosi?
La prevenzione si basa soprattutto sulla riduzione delle punture di zanzara e sul controllo dei luoghi nei quali gli insetti possono riprodursi.
I repellenti cutanei autorizzati rappresentano una delle principali misure di protezione individuale. Devono essere utilizzati rispettando le indicazioni riportate sull’etichetta, soprattutto nei bambini.
Gli abiti lunghi possono ridurre l’esposizione della pelle, mentre zanzariere e barriere fisiche aiutano a impedire l’ingresso degli insetti negli ambienti chiusi.
È inoltre importante eliminare i ristagni d’acqua presenti in sottovasi, secchi, contenitori e altri oggetti all’aperto.
La zanzara tigre può svilupparsi anche in quantità d’acqua molto piccole. Per questo la prevenzione richiede attenzione sia negli spazi pubblici sia nei giardini privati.
Le zanzare Culex, coinvolte nella trasmissione della West Nile, sono spesso più attive nelle ore serali e notturne. Le zanzare Aedes, invece, possono pungere soprattutto durante il giorno.
La protezione deve quindi essere adattata alle abitudini dei diversi vettori, senza limitarsi esclusivamente alle ore serali.
Quali precauzioni devono adottare i pazienti oncologici contro le punture di zanzara?
Per i pazienti oncologici, la prevenzione delle punture di zanzara rappresenta una misura semplice ma importante.
Le persone sottoposte a chemioterapia, trapianto di cellule staminali o trattamenti immunosoppressivi possono presentare una maggiore vulnerabilità ad alcune infezioni.
È quindi opportuno utilizzare repellenti autorizzati, proteggere gli ambienti domestici e ridurre i ristagni d’acqua nelle aree frequentate.
Chi deve affrontare un viaggio in un Paese dove circolano Dengue, Chikungunya o Zika dovrebbe parlarne preventivamente con l’oncologo e con un centro di medicina dei viaggi.
La valutazione è importante anche per le vaccinazioni, perché non tutti i vaccini sono indicati durante trattamenti che compromettono il sistema immunitario.
In presenza di febbre, soprattutto durante la chemioterapia, è necessario contattare tempestivamente il centro oncologico senza attendere che compaiano altri sintomi.
La febbre nel paziente oncologico non deve essere attribuita automaticamente a un’infezione trasmessa dalle zanzare. Occorre escludere anche altre condizioni potenzialmente urgenti, come la neutropenia febbrile.
FAQ su West Nile, Dengue e Chikungunya
La West Nile si trasmette da persona a persona?
Non attraverso il normale contatto quotidiano. La trasmissione avviene principalmente mediante la puntura di zanzare infette. Sono possibili, più raramente, trasmissioni attraverso sangue e organi donati.
Quanto è pericolosa la febbre del Nilo?
La maggior parte delle infezioni è asintomatica. Una piccola percentuale può però provocare complicanze neurologiche gravi, soprattutto nelle persone anziane e immunocompromesse.
La Dengue si può prendere in Italia?
Sì. Nel 2026 l’ISS ha registrato anche casi autoctoni, cioè infezioni contratte sul territorio nazionale attraverso la trasmissione locale.
La Chikungunya lascia conseguenze permanenti?
In alcune persone i dolori articolari possono persistere per mesi e, talvolta, più a lungo. La durata varia secondo le caratteristiche individuali e la gravità dell’infezione.
Esiste un vaccino contro la West Nile?
Non esiste attualmente un vaccino autorizzato per prevenire la West Nile nell’uomo. La protezione si basa principalmente sulla prevenzione delle punture e sulla sorveglianza sanitaria.
Una persona che fa chemioterapia deve preoccuparsi maggiormente?
Alcuni pazienti oncologici possono essere più vulnerabili alle infezioni e alle complicanze. È importante adottare misure preventive e segnalare rapidamente febbre o sintomi neurologici all’équipe curante.
Fonti istituzionali
Istituto Superiore di Sanità, <Link url=”https://www.epicentro.iss.it/westnile/bollettino” title=”Sorveglianza dei casi umani di West Nile e Usutu virus”/> e <Link url=”https://www.epicentro.iss.it/westnile/bollettino/Bollettino_WND_2026_12.pdf” title=”Bollettino n. 12 del 15 ottobre 2026″/>.
Istituto Superiore di Sanità, <Link url=”https://www.epicentro.iss.it/arbovirosi/bollettini” title=”Bollettini periodici della sorveglianza nazionale delle arbovirosi”/>.
Istituto Superiore di Sanità, <Link url=”https://www.epicentro.iss.it/chikungunya/aggiornamenti” title=”Aggiornamenti epidemiologici su Chikungunya”/>.
SEO dell’articolo
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