amianto, Avv. Ezio Bonanni - ONA

Per oltre undici anni lavorò nelle fonderie dello stabilimento Fiat di Mirafiori, a Torino. Nel 2016 gli fu diagnosticato un mesotelioma pleurico , malattia correlata all’amianto. dopo la sua morte, la moglie ha continuato la battaglia per il riconoscimento della malattia professionale. Il Tribunale di Potenza ha riconosciuto il collegamento con l’esposizione all’amianto. La sentenza è diventata definitiva.

La famiglia è stata assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA).

Mesotelioma dopo il lavoro a Mirafiori: la sentenza definitiva

Una lunga vicenda giudiziaria si è conclusa con il riconoscimento delle tutele economiche a favore della vedova di un ex operaio Fiat, esposto all’amianto durante la sua attività lavorativa nello stabilimento di Mirafiori.

Il Tribunale di Potenza ha stabilito il diritto della moglie a una rendita mensile di circa 1.500 euro e al pagamento degli arretrati, per un importo complessivo indicato in circa 150.000 euro.

La pronuncia, emessa nel giugno 2026, è diventata definitiva. Il procedimento ha riguardato il riconoscimento del legame tra l’esposizione professionale alle fibre di amianto e il mesotelioma pleurico, la patologia che ha causato il decesso dell’uomo nel 2018.

Dalle fonderie Fiat alla diagnosi di mesotelioma

La storia lavorativa dell’uomo iniziò nel 1958. Aveva soltanto 17 anni quando entrò nello stabilimento Fiat di Mirafiori, dove rimase per oltre undici anni.

Durante quel periodo lavorò nelle fonderie di ghisa e metalli pesanti, ambienti nei quali, secondo quanto ricostruito nel procedimento giudiziario, era presente un’esposizione professionale all’amianto.

In seguito, il lavoratore svolse altre attività, anche come autista per una società con sede a Bari e presso un’azienda del settore cementiero. Nel corso della sua vita professionale entrò quindi in contatto con differenti contesti lavorativi, da valutare nella ricostruzione delle possibili esposizioni a sostanze nocive.

Nel 2016 arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico. La malattia, associata soprattutto all’esposizione all’amianto, può manifestarsi anche a distanza di molti anni dal contatto con le fibre.

Dopo aver ricevuto la diagnosi, l’uomo avviò la procedura per ottenere dall’INAIL il riconoscimento della patologia come malattia professionale. Inizialmente, la documentazione sull’esposizione non fu considerata sufficiente per accedere alle prestazioni richieste.

La vedova porta avanti la causa dopo la morte del marito

Il decesso dell’operaio, avvenuto nel 2018, non pose fine alla vicenda. La moglie decise infatti di proseguire il percorso legale iniziato dal marito, chiedendo che venissero riconosciuti i diritti connessi alla malattia professionale.

Il procedimento davanti al Tribunale di Potenza ha consentito di approfondire le circostanze lavorative e il rapporto tra l’esposizione all’amianto e la patologia.

Gli accertamenti svolti nel corso della causa hanno portato al riconoscimento del nesso causale. La decisione definitiva ha quindi disposto le prestazioni economiche indicate nella pronuncia a favore della vedova.

Il caso mette in evidenza quanto possa essere complesso dimostrare un’esposizione avvenuta decenni prima, soprattutto quando la malattia si manifesta dopo una lunga latenza e il lavoratore non è più in vita al termine del procedimento.

Ezio Bonanni, presidente ONA: «Le famiglie non possono aspettare»

L’avvocato Ezio Bonanni, che ha assistito la famiglia, ha richiamato l’attenzione sul costo umano dei tempi giudiziari e sull’importanza di garantire una tutela effettiva alle persone colpite dalle conseguenze dell’esposizione all’amianto.

«La giustizia è arrivata, anche se dopo dieci anni, perché una vedova ha trovato la forza di portare avanti da sola la battaglia iniziata insieme a suo marito. Questa sentenza restituisce alla donna un diritto e, insieme, rende giustizia alla memoria del lavoratore. La tutela delle vittime dell’amianto deve essere concreta e tempestiva, perché dietro ogni pratica ci sono persone, famiglie e vite che non possono aspettare».

Per l’Osservatorio Nazionale Amianto, il riconoscimento dei diritti delle vittime e dei loro familiari rappresenta un aspetto centrale dell’attività di tutela. Le controversie riguardanti le malattie professionali richiedono spesso una ricostruzione approfondita delle mansioni, degli ambienti di lavoro e delle condizioni di esposizione.

Amianto e malattie professionali

“Il mesotelioma pleurico è una delle patologie più strettamente associate all’amianto. Le fibre inalate possono determinare conseguenze anche molti anni dopo l’esposizione, rendendo indispensabili la prevenzione nei luoghi di lavoro e un’attenta valutazione delle storie professionali.” Continua Bonanni.

La conclusione del procedimento rappresenta un passaggio importante per la famiglia, dopo anni di attesa. Sul piano più generale, il caso sottolinea la necessità di affrontare con attenzione le conseguenze dell’esposizione professionale all’amianto e di assicurare risposte tempestive a chi ne subisce gli effetti.