L’aloe vera è una pianta succulenta utilizzata soprattutto per il gel trasparente contenuto nelle foglie, ingrediente comune di creme, prodotti lenitivi e preparazioni destinate anche all’uso alimentare. Le sue proprietà più interessanti riguardano soprattutto la pelle, mentre per molti benefici attribuiti all’assunzione orale le prove scientifiche rimangono limitate. Anche l’impiego contro il reflusso gastroesofageo è stato studiato, ma i dati disponibili sono ancora preliminari.
Un altro aspetto fondamentale riguarda la parte della pianta utilizzata. Il gel interno trasparente non deve essere confuso con il lattice giallastro presente immediatamente sotto la superficie della foglia. Quest’ultimo contiene derivati dell’idrossiantracene, tra cui aloina, sostanze dall’effetto lassativo che pongono problemi di sicurezza nell’assunzione orale. L’EFSA ha concluso che alcuni derivati dell’idrossiantracene possono essere genotossici e non ha potuto individuare una dose giornaliera sicura.
Conoscere questa differenza è particolarmente importante per chi vuole acquistare aloe da bere oppure coltivare la pianta e utilizzare direttamente le foglie.
Che cos’è l’aloe vera e quale specie si usa?
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Il genere Aloe comprende centinaia di specie. Il database botanico dei Royal Botanic Gardens di Kew ne riconosce attualmente quasi 600, ma la specie più conosciuta per gli impieghi cosmetici e alimentari è Aloe vera (L.) Burm.f., appartenente alla famiglia delle Asphodelaceae.
Nelle etichette dei cosmetici e nella letteratura si incontra frequentemente anche il nome Aloe barbadensis Miller. Non si tratta di una specie “migliore” o differente: secondo l’attuale classificazione botanica di Kew, Aloe barbadensis Mill. è un sinonimo di Aloe vera.
Questo dettaglio è utile quando si acquista una pianta. Un vivaio può venderla come Aloe vera, Aloe barbadensis o Aloe barbadensis Miller, ma questi nomi possono riferirsi alla stessa specie botanica.
Differente è Aloe arborescens, un’altra specie molto conosciuta e coltivata anche in Italia. Viene spesso presentata commercialmente come particolarmente ricca di sostanze benefiche, ma non ci sono basi cliniche sufficienti per affermare che sia universalmente “migliore” di Aloe vera per la salute.
Se l’obiettivo è avere in casa una pianta dalla quale ricavare occasionalmente gel per uso esterno, la scelta più semplice e documentata resta quindi Aloe vera.
Quali sono le proprietà dell’aloe vera?
La parte più utilizzata è il gel presente all’interno della foglia. È costituito in larga parte da acqua, ma contiene anche polisaccaridi e numerosi altri composti.
Tra quelli maggiormente studiati figurano polisaccaridi come l’acemannano, ai quali vengono attribuite alcune delle attività biologiche dell’aloe.
Non tutte le proprietà dimostrate in laboratorio, però, si traducono automaticamente in benefici clinici. Questa distinzione è importante perché intorno all’aloe si è sviluppato un mercato nel quale alle evidenze scientifiche si sovrappongono spesso indicazioni tradizionali e affermazioni commerciali.
Secondo il National Center for Complementary and Integrative Health statunitense, alcune ricerche suggeriscono che il gel applicato sulla pelle possa favorire la guarigione delle ustioni e ridurre il dolore associato. Esistono inoltre studi, ancora limitati, su acne, psoriasi, lichen planus e alcune lesioni della mucosa orale.
Per l’assunzione orale, invece, il quadro è meno definito. Sono stati studiati possibili effetti sul controllo della glicemia e su alcune patologie gastrointestinali, ma per molti degli impieghi proposti mancano prove sufficientemente robuste.
A cosa serve davvero l’aloe vera?
L’utilizzo più consolidato rimane quello topico. Il gel viene inserito in creme, doposole e formulazioni lenitive perché forma un prodotto fresco e ricco di acqua, generalmente ben tollerato dalla pelle.
L’applicazione del gel di aloe è stata studiata soprattutto nelle ustioni superficiali e nella guarigione delle ferite. Alcuni studi clinici indicano che potrebbe favorire la guarigione delle ustioni e attenuare il dolore, anche se risultati e qualità metodologica delle ricerche non sono uniformi.
L’aloe non deve però essere considerata un trattamento domestico per ustioni profonde, ferite importanti o lesioni infette. In questi casi la valutazione sanitaria rimane necessaria.
Per via orale la situazione è differente. Gel e bevande di aloe vengono pubblicizzati per digestione, intestino, glicemia, controllo del peso e numerose altre finalità, ma l’evidenza cambia molto secondo l’indicazione.
Il fatto che una pianta contenga sostanze biologicamente attive non significa infatti che possa curare tutte le condizioni per le quali viene tradizionalmente proposta.
Aloe vera e reflusso: può essere utile?
L’uso dell’aloe vera contro il reflusso gastroesofageo è particolarmente interessante perché non nasce soltanto dalla tradizione. Esiste almeno uno studio clinico randomizzato che ne ha valutato direttamente gli effetti.
La ricerca, pubblicata nel 2015, ha coinvolto 79 persone con malattia da reflusso gastroesofageo. I partecipanti sono stati assegnati a tre gruppi che ricevevano uno sciroppo di Aloe vera, omeprazolo oppure ranitidina per quattro settimane. Lo sciroppo conteneva una quantità standardizzata di polisaccaridi e veniva assunto alla dose di 10 millilitri al giorno.
I ricercatori hanno valutato otto manifestazioni associate al reflusso, tra cui bruciore, rigurgito, eruttazioni, flatulenza, difficoltà a deglutire e nausea. Nel gruppo trattato con aloe si è osservata una riduzione della frequenza dei sintomi e il preparato è risultato ben tollerato durante il breve periodo dello studio.
Il risultato è interessante, ma non dimostra che l’aloe possa essere considerata una terapia standard per il reflusso.
Perché le prove sull’aloe vera per il reflusso sono ancora limitate?
Lo studio comprendeva soltanto 79 partecipanti e durava quattro settimane. Si trattava inoltre di un trial pilota, progettato quindi soprattutto per ottenere indicazioni preliminari.
Per stabilire con maggiore sicurezza l’efficacia sarebbero necessari studi indipendenti più ampi, con periodi di osservazione maggiori e preparazioni standardizzate.
Questo ultimo aspetto è particolarmente importante. “Aloe vera” non identifica automaticamente un prodotto con composizione e concentrazione identiche a quelle utilizzate nella ricerca. Un succo acquistato al supermercato, un integratore, un gel ottenuto in casa e lo sciroppo sperimentale non possono essere considerati equivalenti.
Di conseguenza, non è possibile trasferire automaticamente il risultato dello studio a qualsiasi bevanda contenente aloe.
Chi soffre frequentemente di bruciore e rigurgito dovrebbe inoltre evitare di affidarsi esclusivamente a un rimedio vegetale. Un reflusso persistente può richiedere una valutazione medica e, quando indicato, terapie specifiche.
Bere aloe vera fa bene allo stomaco?
È una domanda frequente, ma la risposta richiede prudenza. I dati disponibili non permettono di affermare genericamente che bere aloe “faccia bene allo stomaco”.
Occorre prima di tutto capire quale prodotto viene assunto.
Il gel interno della foglia è diverso dal lattice e dagli estratti della foglia intera. Secondo il NCCIH, studi clinici suggeriscono che l’assunzione a breve termine di gel orale di aloe, fino a 42 giorni, sia generalmente sicura. Le informazioni sulla sicurezza dell’impiego prolungato sono però più limitate.
Molto differente è il lattice di aloe. Contiene composti antrachinonici con un marcato effetto lassativo e può provocare crampi e diarrea. Un uso eccessivo può inoltre aumentare il rischio di interazioni con alcuni farmaci.
Anche gli estratti non decolorizzati della foglia intera pongono problemi differenti dal semplice gel interno.
Per questo l’etichetta di un prodotto destinato a essere bevuto conta molto più della parola “aloe” stampata sulla confezione.
Gel, lattice e foglia intera: quali differenze ci sono?
| Parte dell’aloe | Dove si trova | Caratteristiche | Uso |
|---|---|---|---|
| Gel interno | Parte centrale e trasparente della foglia | Ricco di acqua e polisaccaridi | Cosmetici e alcuni prodotti alimentari |
| Lattice | Strato giallastro sotto la superficie esterna | Contiene aloina e altri derivati dell’idrossiantracene | Tradizionalmente usato come lassativo |
| Foglia intera | Comprende gel e tessuti esterni | Può contenere anche composti antrachinonici | Richiede processi specifici se destinata all’alimentazione |
| Estratto decolorizzato | Prodotto industrialmente | Trattato per ridurre i composti antrachinonici | Utilizzato in alcune preparazioni commerciali |
La distinzione è importante soprattutto quando si parla di preparazioni casalinghe.
L’EFSA ha valutato i derivati dell’idrossiantracene presenti anche in alcune specie di Aloe e ha concluso che alcuni sono genotossici. Non è stato quindi possibile stabilire per queste sostanze un livello di assunzione giornaliera privo di rischi.
Per questa ragione preparare autonomamente una bevanda frullando una foglia intera non è una buona idea.
L’aloina dell’aloe vera è pericolosa?
L’aloina appartiene ai derivati dell’idrossiantracene ed è concentrata soprattutto nel lattice giallo della foglia. È responsabile di buona parte dell’effetto lassativo tradizionalmente associato all’aloe.
Il problema non riguarda soltanto la possibilità di sviluppare diarrea.
L’EFSA ha valutato la sicurezza dei derivati dell’idrossiantracene presenti in piante come aloe e senna, concludendo che alcuni composti hanno mostrato proprietà genotossiche. Negli studi animali alcune sostanze appartenenti alla stessa famiglia hanno inoltre prodotto tumori intestinali.
Anche il NCCIH distingue chiaramente il profilo di sicurezza del gel interno da quello del lattice e degli estratti della foglia intera. L’uso orale del lattice può provocare dolori addominali, crampi e diarrea. Sono inoltre stati segnalati casi di epatite acuta associati all’assunzione orale di preparazioni di aloe.
Per uso alimentare è quindi preferibile affidarsi a prodotti commerciali conformi alla normativa anziché preparare succhi casalinghi partendo dalla foglia.
Quale aloe vera comprare da bere?
La prima caratteristica da controllare è che il prodotto sia espressamente destinato all’uso alimentare. Un gel cosmetico, anche se indicato come “99% aloe”, non deve essere bevuto.
L’etichetta dovrebbe inoltre permettere di capire quale parte della pianta è stata utilizzata e come è stato trattato l’estratto.
In particolare, è importante che la preparazione destinata all’assunzione sia stata lavorata per eliminare o ridurre i derivati dell’idrossiantracene problematici.
Percentuali molto elevate di aloe non sono, da sole, una garanzia di maggiore efficacia. Due prodotti possono dichiarare entrambi un contenuto elevato di aloe ma differire per metodo di lavorazione, concentrazione dei componenti e ingredienti aggiunti.
Per il reflusso, inoltre, non esiste al momento un prodotto di aloe che possa essere indicato genericamente come equivalente ai farmaci utilizzati per la malattia da reflusso gastroesofageo. Il piccolo trial disponibile ha testato una specifica formulazione standardizzata, non qualunque succo di aloe in commercio.
Dove comprare l’aloe vera?
La risposta cambia in base all’utilizzo.
Le piante vive di Aloe vera si trovano facilmente nei vivai, garden center e negozi specializzati in piante succulente. Possono essere acquistate anche online, ma in questo caso conviene verificare che venga indicato chiaramente il nome botanico.
Per uso cosmetico, gel e creme sono disponibili in farmacia, parafarmacia, erboristeria, supermercati, profumerie e negozi online.
I prodotti destinati all’assunzione orale vengono invece commercializzati soprattutto come bevande o integratori. In questo caso è preferibile scegliere canali nei quali sia possibile verificare facilmente composizione, produttore, lotto e indicazioni d’uso.
Il termine “naturale” non offre alcuna garanzia aggiuntiva di sicurezza. Per un prodotto da ingerire contano molto di più composizione e processo produttivo.
Quanto costa l’aloe vera?
Il prezzo varia enormemente perché con il nome aloe vengono venduti prodotti completamente diversi.
Una piccola pianta di Aloe vera può generalmente costare pochi euro, mentre esemplari adulti e grandi hanno prezzi superiori. Gel cosmetici e doposole possono partire da meno di dieci euro e aumentare in base a quantità, formulazione e marchio.
Anche succhi e gel alimentari presentano una fascia di prezzo molto ampia. Formato, percentuale dichiarata di aloe, certificazioni, lavorazione e produttore possono modificare notevolmente il costo.
Non esiste però una relazione automatica tra prezzo elevato e maggiore efficacia terapeutica.
Per un prodotto da bere è più utile investire tempo nella lettura dell’etichetta che cercare semplicemente quello con la percentuale di aloe più alta o con il prezzo maggiore.
Come coltivare l’aloe vera in casa?
Aloe vera è una succulenta adattata ad ambienti aridi e quindi relativamente semplice da coltivare, purché si eviti il ristagno idrico. Kew la descrive come una specie perenne tipica di biomi desertici o di vegetazione arbustiva secca.
Ha bisogno di molta luce e di un substrato fortemente drenante. Un terriccio specifico per piante succulente rappresenta una soluzione pratica, soprattutto se associato a un vaso dotato di fori di drenaggio.
L’errore più comune è annaffiarla troppo.
È preferibile lasciare asciugare bene il terreno tra un’annaffiatura e l’altra. Durante i periodi più freddi e con minore attività vegetativa la richiesta di acqua diminuisce ulteriormente.
La pianta produce frequentemente polloni alla base. Quando sono abbastanza sviluppati possono essere separati dalla pianta madre e coltivati autonomamente, rendendo molto semplice la moltiplicazione domestica.
Nei climi miti può vivere anche all’esterno, mentre temperature basse e soprattutto gelate possono danneggiarla.
Come produrre il gel di aloe vera in casa?
Per l’uso esterno è possibile ricavare il gel direttamente da una foglia adulta, ma occorre prestare attenzione alla separazione dal lattice.
Si sceglie generalmente una foglia esterna ben sviluppata e la si taglia vicino alla base. Dopo il taglio può fuoriuscire un liquido giallastro: è il lattice, che non deve essere confuso con il gel trasparente.
La parte esterna verde viene quindi rimossa e si recupera soltanto la polpa interna limpida. Il gel fresco è ricco di acqua e si deteriora rapidamente, perché il prodotto casalingo non contiene i sistemi conservanti utilizzati nelle formulazioni industriali.
Per questo è meglio prepararne piccole quantità e non conservarlo a lungo.
Prima di applicarlo diffusamente sulla pelle è prudente provarne una piccola quantità su una zona limitata. Sebbene il gel topico sia generalmente ben tollerato, sono stati segnalati occasionalmente bruciore, prurito, eruzioni cutanee ed eczema.
Si può preparare in casa l’aloe vera da bere?
La preparazione domestica destinata all’ingestione è molto più problematica.
Separare visivamente il gel dal lattice non garantisce di avere eliminato completamente aloina e altri derivati dell’idrossiantracene. Frullare l’intera foglia, compresa la parte verde, aumenta ulteriormente il rischio di introdurre queste sostanze nella preparazione.
Per questo non è consigliabile trasformare autonomamente le foglie coltivate sul balcone in succhi da assumere regolarmente.
Un prodotto alimentare industriale può essere sottoposto a processi di purificazione e controllo che non sono riproducibili in una cucina domestica.
La pianta coltivata in casa è quindi molto più adatta a fornire piccole quantità di gel per uso esterno che alla produzione fai-da-te di bevande.
Qual è la specie di aloe migliore?
Per l’impiego domestico e per il gel, Aloe vera (L.) Burm.f. rimane la scelta di riferimento. È la specie più conosciuta, ampiamente coltivata e maggiormente presente nei prodotti cosmetici e alimentari.
Non bisogna lasciarsi confondere dal nome Aloe barbadensis Miller: secondo la classificazione botanica corrente è un sinonimo di Aloe vera.
Aloe arborescens è invece una specie differente. È conosciuta soprattutto per alcune preparazioni tradizionali e viene talvolta pubblicizzata come superiore per concentrazione di principi attivi.
Il problema è che “più concentrata” non significa automaticamente più efficace e, soprattutto per l’assunzione orale, neppure più sicura.
Molte altre specie del genere Aloe vengono coltivate principalmente per il loro valore ornamentale. Non è quindi corretto utilizzare indiscriminatamente qualsiasi aloe presente in giardino pensando che possieda le stesse caratteristiche di Aloe vera.
Se si acquista una pianta con l’intenzione di utilizzare il gel, il nome botanico deve essere uno dei primi elementi da controllare.
Aloe vera o Aloe arborescens: quale scegliere?
La scelta dipende soprattutto dall’uso.
Per coltivazione domestica e impiego topico occasionale del gel, Aloe vera offre il vantaggio di foglie grandi e carnose dalle quali è relativamente semplice separare la polpa interna.
Aloe arborescens sviluppa invece un portamento differente, più ramificato e arbustivo, con foglie generalmente più strette.
Non esistono prove cliniche sufficienti per stabilire che Aloe arborescens sia complessivamente più terapeutica di Aloe vera.
Questo vale soprattutto per alcune preparazioni casalinghe che combinano foglie intere di aloe con miele o altri ingredienti e vengono proposte online come rimedi contro malattie importanti, compresi i tumori. Queste preparazioni non devono essere considerate terapie oncologiche e il contenuto di derivati dell’idrossiantracene rappresenta un ulteriore motivo di cautela nell’assunzione della foglia intera.
Per scegliere una pianta da tenere in casa non è quindi necessario cercare una varietà particolarmente rara: una Aloe vera correttamente identificata è la soluzione più pratica.
Chi dovrebbe evitare l’aloe vera da bere?
La maggiore cautela riguarda gravidanza e allattamento. Il NCCIH segnala che aloe in gel, lattice o estratto di foglia intera assunta per bocca può non essere sicura in queste condizioni.
Attenzione anche alle possibili interazioni farmacologiche. L’uso eccessivo del lattice può, per esempio, aumentare il rischio di effetti avversi in chi assume glicosidi cardiaci come la digossina. Diarrea importante può inoltre modificare l’equilibrio di acqua ed elettroliti.
Chi assume farmaci per patologie croniche dovrebbe quindi discutere l’uso regolare di integratori di aloe con medico o farmacista.
Lo stesso principio vale per chi pensa di utilizzare l’aloe per controllare la glicemia. Alcune ricerche suggeriscono possibili effetti sui valori glicemici, ma questo rende ancora più importante evitare il fai-da-te in chi assume farmaci antidiabetici.
Infine, la comparsa di sintomi gastrointestinali persistenti non dovrebbe essere coperta continuando ad assumere prodotti vegetali senza comprenderne la causa.
Aloe vera per il reflusso o per la pelle: cosa sappiamo davvero?
L’aloe vera è una pianta interessante proprio perché, dietro una lunghissima tradizione d’uso, esistono anche alcune evidenze scientifiche. Queste evidenze, però, non sono ugualmente solide per tutte le indicazioni.
L’applicazione topica del gel è l’impiego meglio conosciuto e presenta generalmente un buon profilo di tollerabilità. Alcuni studi indicano possibili benefici nella guarigione delle ustioni e in determinate condizioni dermatologiche, sebbene l’aloe non possa sostituire le cure necessarie nelle lesioni più serie.
Per il reflusso gastroesofageo esiste un piccolo studio randomizzato che ha rilevato una riduzione dei sintomi dopo quattro settimane di assunzione di uno specifico sciroppo di Aloe vera. Il risultato giustifica ulteriori ricerche, ma non basta per considerare l’aloe un trattamento di prima scelta della malattia da reflusso.
Ancora maggiore deve essere la cautela quando si passa dal gel interno al lattice o alla foglia intera. In questo caso entrano in gioco aloina e altri derivati dell’idrossiantracene, per i quali le autorità europee hanno evidenziato problemi di sicurezza.
Per questo l’aloe coltivata in casa può essere una buona fonte di gel fresco da utilizzare occasionalmente sulla pelle, mentre preparare bevande partendo dalla foglia richiede ben altra prudenza. Se l’obiettivo è l’assunzione orale, è preferibile scegliere prodotti destinati specificamente all’uso alimentare e sottoposti a processi controllati.
La stessa distinzione aiuta a orientarsi anche tra specie e nomi commerciali. Per l’utilizzo più comune non serve cercare varietà esotiche o presunte aloe “più potenti”: Aloe vera, chiamata anche Aloe barbadensis in molta letteratura commerciale, resta la specie di riferimento. Ciò che conta maggiormente è sapere quale parte della foglia si sta utilizzando e per quale scopo.
