Dopo una stagione nella quale la moda aveva celebrato curve, inclusività e body positivity, sulle passerelle e soprattutto sui social sembra riaffacciarsi purtroppo un ideale più vicino alla magrezza estrema.
Nell’agosto 2026 ANSA ha dedicato un’inchiesta alla cosiddetta “Ozempic culture”, descrivendo un arretramento della body positivity e un nuovo ritorno della magrezza come valore estetico. L’inchiesta osserva anche come i farmaci a base di agonisti del GLP-1 siano entrati nel dibattito culturale sulla perdita di peso.
C’è da precisare che i GLP-1 sono strumenti terapeutici importanti quando prescritti per indicazioni appropriate. Il problema nasce quando una terapia medica viene trasformata, nell’immaginario collettivo, in un dispositivo estetico per inseguire un determinato modello corporeo.
Thinspiration e fitspiration: quando il corpo diventa contenuto
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Una meta-analisi del 2017, condotta su sei studi e 1.829 partecipanti, ha trovato una relazione positiva tra uso dei social network e interiorizzazione dell’ideale di magrezza nelle donne. L’associazione era più forte quando l’utilizzo riguardava contenuti specificamente legati all’aspetto fisico.
Un altro studio del 2008, basato su 77 studi e 141 effect size, aveva già evidenziato una relazione tra esposizione ai media che rappresentano il thin ideal e preoccupazioni relative all’immagine corporea nelle donne.
Nel 2025 poi sono stati analizzati 20 studi sperimentali con 3.603 giovani donne. L’esposizione a contenuti che promuovono ideali corporei ha ridotto significativamente la soddisfazione corporea; l’effetto negativo risultava maggiore nei contenuti video rispetto a quelli basati sulle immagini.
Ozempic e GLP-1: la nuova tecnologia della magrezza
I farmaci agonisti del GLP-1 hanno cambiato profondamente il trattamento dell’obesità e di alcune condizioni metaboliche. Ma la ricerca sugli effetti dei GLP-1 nel campo dei disturbi alimentari e dell’immagine corporea è ancora relativamente giovane.
Una rapid review pubblicata nel 2026 ha esaminato 25 studi, per un totale di 8.722 partecipanti adulti e adolescenti, e ha sottolineato che le evidenze sui cambiamenti dei comportamenti alimentari e sul rischio di disturbi alimentari sono ancora in evoluzione.
Una successiva scoping review del 2026 ha trovato soltanto nove studi pertinenti sugli effetti delle iniezioni dimagranti e dei GLP-1 nel contesto dei disturbi alimentari. Gli autori sottolineano quindi quanto siano ancora limitate le conoscenze, soprattutto rispetto all’uso al di fuori delle indicazioni legate al peso e rispetto all’immagine corporea.
Un’altro aggiornamento del 2026 ha posto una questione specifica: nei soggetti vulnerabili, la riduzione dell’appetito prodotta dai GLP-1 potrebbe, in alcuni casi, intrecciarsi con comportamenti restrittivi o con forme patologiche di controllo del peso. Gli autori sottolineano però che si tratta di un’area ancora da studiare e non di una conclusione definitiva sull’intera classe di farmaci.
La magrezza e ostentazione pubblica
La questione diventa ancora più evidente sui social. Il corpo contemporaneo è sottoposto a una continua performance pubblica: peso, circonferenze, taglie, allenamenti, calorie, passi, fotografie prima e dopo.
Non basta essere belli, dobbiamo dimostrare di esserlo.
E questa logica non riguarda solo le donne, coinvolgendo anche gli uomini.
Circolano sui social video nei quali ragazzi e uomini mostrano corpi estremamente asciutti, misure corporee e taglie dei vestiti come prove di disciplina o status. Il fenomeno non è identico a quello femminile, ma appartiene allo stesso universo culturale: il corpo come risultato da esibire e come misura del proprio valore.
La ricerca sta infatti studiando sempre più la sovrapposizione tra disturbi alimentari e dismorphia muscolare, cioè la preoccupazione patologica per la propria muscolatura.
Non abbiamo bisogno di un nuovo corpo obbligatorio
Nel corso degli anni hanno corpo imposto come dovevano essere i corpi: magri, curvy. slim-thick, fit E ciclicamente arriva il diktat di un corpo giusto. Ma un corpo non deve continuamente dimostrare di meritare di esistere.
La promozione di un corpo debole, emaciato, rimanda ad un immaginario molto lontano rispetto ad un ideale di bellezza orientato verso la salute. E corpi di questo tipo sono molto più controllabili: ma questa è un’altra storia.
Letteratura di riferimento
Grabe, Ward, Hyde (2008) – media e thin ideal: 77 studi, 141 effect size.
