Il Tribunale di Roma ha riconosciuto il legame tra l’esposizione all’amianto durante il servizio nella Marina Militare e il mesotelioma che ha causato la morte del sergente Luigi Ricci. Alla figlia ed erede Benedetta sono stati riconosciuti oltre 410mila euro, oltre a interessi e rivalutazione.
La vicenda giudiziaria, però, non è conclusa. Il Ministero della Difesa ha presentato appello contro la sentenza e Benedetta Ricci ha deciso a sua volta di ricorrere, chiedendo il pieno riconoscimento del danno provocato dalla perdita del padre.
Amianto e mesotelioma: il riconoscimento del Tribunale
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“Questa pronuncia riconosce un punto fondamentale: Luigi Ricci è stato esposto all’amianto mentre prestava servizio nella Marina Militare e quella esposizione è stata riconosciuta come causalmente collegata al mesotelioma che lo ha portato alla morte. Parliamo di un uomo che ha servito lo Stato e che ha pagato, molti anni dopo, le conseguenze di quelle condizioni di lavoro”, ha dichiarato l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della figlia.
La sentenza del Tribunale di Roma ha quindi riconosciuto l’esposizione all’amianto durante l’attività svolta nella Marina Militare e la responsabilità del Ministero della Difesa.
Il caso riguarda Luigi Ricci, che entrò nella Marina nel settembre 1960, quando aveva appena 17 anni.
La storia del sergente Luigi Ricci
Dal settembre 1960 al giugno 1962, il sergente Luigi Ricci lavorò a La Maddalena come meccanico elettricista. In seguito continuò la propria attività a bordo di diverse unità navali.
Secondo quanto ricostruito dall’avv. Ezio Bonanni, “durante il servizio Ricci entrò in contatto con polveri e fibre di amianto. Molti anni dopo, nel 2019, arrivò la diagnosi di mesotelioma maligno epitelioide, un tumore aggressivo correlato all’esposizione all’amianto. Ricci affrontò oltre due anni di malattia. Morì nel 2021, all’età di 78 anni.” Ha dichiarato il legale.
Il riconoscimento della causa di servizio – mesotelioma
“La vicenda aveva già portato a un importante riconoscimento da parte dell’amministrazione. Nel maggio 2022, il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio riconobbe la dipendenza dell’infermità da causa di servizio. Il 7 giugno 2022, il Ministero della Difesa formalizzò il riconoscimento. Successivamente è arrivata la pronuncia del Tribunale di Roma, che ha riconosciuto l’esposizione durante il servizio nella Marina Militare e la responsabilità del Ministero della Difesa. Alla figlia ed erede sono stati riconosciuti oltre 410mila euro, oltre a interessi e rivalutazione.” Continua Bonanni.
La battaglia legale continua
“La sentenza non ha però chiuso la controversia. A fine luglio, il Ministero della Difesa ha presentato appello contro la decisione, chiedendo una riduzione delle somme liquidate. Benedetta Ricci ha quindi deciso di fare a sua volta ricorso, chiedendo il pieno riconoscimento del danno provocato dalla perdita del padre.
La prossima fase sarà dunque quella del giudizio di appello, nel quale saranno nuovamente esaminate le questioni oggetto della controversia.” Sottolinea Bonanni.
Come sono stati calcolati i risarcimenti
Secondo quanto dichiarato dall’Osservatorio Nazionale Amianto, a Benedetta Ricci sono stati riconosciuti circa 410mila euro, oltre agli interessi e alla rivalutazione.
“Di questa cifra, 280mila euro riguardano i danni subiti direttamente dal padre durante la malattia, danni trasmessi ed ereditati dalla figlia. Per la morte del genitore, invece, il Tribunale aveva quantificato il danno alla figlia in 259.857 euro. La somma è stata successivamente dimezzata e portata a 129.928 euro, a causa della mancata prova della convivenza.
Il risarcimento è un riconoscimento importante, ma nessuna somma può restituire un padre a una figlia. Continueremo quindi a tutelare Benedetta anche nel giudizio di appello”, conclude Bonanni.
Benedetta: “Non è mai stata una questione di cifre”
Per Benedetta Ricci, la causa non riguarda soltanto il risarcimento economico.
“Per me non è mai stata una questione di cifre. Volevo che fosse riconosciuto ciò che è accaduto a mio papà”, racconta Benedetta Ricci.
La figlia ricorda un padre profondamente legato alla Marina Militare. Luigi Ricci aveva prestato servizio dai 17 ai 23 anni ed era rimasto grato per le esperienze vissute durante quegli anni.
La malattia scoperta dopo decenni
“La scoperta della malattia a distanza di decenni e della sua genesi professionale lo ha sconvolto profondamente. Questo riconoscimento restituisce dignità alla sua storia e dà un senso al percorso che ho deciso di portare avanti per lui”, afferma Benedetta.
Il percorso della malattia ha avuto un forte impatto anche sul rapporto tra padre e figlia.
“È difficile spiegare il valore del rapporto tra un padre e una figlia così come il dolore per la sua perdita. Il lungo percorso di supporto alle cure si è trasformato progressivamente in un accompagnamento verso il fine vita”, spiega.
L’appello del Ministero riapre la ferita
La decisione del Ministero della Difesa di impugnare la sentenza ha riaperto una ferita per Benedetta.
“Scoprire che il Ministero ha impugnato la sentenza negando la convivenza mi ha colpita duramente. Ho quindi scelto anch’io di andare avanti e chiedere il pieno riconoscimento del danno che ho subito”, conclude Benedetta.
La vicenda giudiziaria va avanti
Ora la parola passa al giudizio di appello: da una parte il Ministero della Difesa, che ha impugnato la sentenza; dall’altra Benedetta Ricci, che chiede il pieno riconoscimento del danno per la perdita del padre.
