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L’ingresso della cordata italiana nella partita dell’ex Ilva di Taranto viene salutato da molti come la mossa capace di sbloccare lo stallo istituzionale.

Si parla di perimetri aziendali, di area a freddo, di salvaguardia dell’indotto e di scadenze giudiziarie.

Eppure, in questo cinico Risiko industriale, si continua a ignorare deliberatamente l’unico vero convitato di pietra: il diritto alla salute e alla vita dei lavoratori e dei cittadini di Taranto.

Ex Ilva, lo stop dell’area a caldo

La magistratura ha fissato lo stop dell’area a caldo.

Non si tratta di un puntiglio burocratico, ma di un atto di legittima difesa contro una strage silenziosa.

Continuare a agitare lo spettro del licenziamento di massa e della “bomba sociale” è un intollerabile ricatto occupazionale.

La vera bomba sociale è quella sanitaria, che da decenni devasta il territorio ionico.

Amianto e sostanze cancerogene all’ex Ilva

Dentro lo stabilimento di Taranto sono ancora presenti tonnellate di amianto e sostanze cancerogene che condannano gli operai a patologie letali come il mesotelioma e i tumori polmonari.

Chiedere ai lavoratori di scegliere tra il salario e la vita, tra il pane e la salute, è una barbarie che contrasta violentemente con l’articolo 32 della nostra Costituzione.

Nessun profitto, nessuna cordata, sia essa italiana o straniera come Jindal, può essere legittimata se si fonda sul sacrificio umano.

Ex Ilva, la transizione deve partire dalle bonifiche

La transizione non si fa salvando solo l’area a freddo per convenienza di mercato.

La svolta si realizza fermando le fonti inquinanti e avviando una riconversione totale e immediata.

I lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto non devono essere licenziati: devono essere reimpiegati subito, con gli stessi salari, nelle titaniche e urgenti opere di bonifica del sito e del quartiere Tamburi.

La tutela dei lavoratori esposti

Per chi ha già maturato anni di esposizione ai veleni, lo Stato ha il dovere di decretare il prepensionamento immediato.

Chiunque si appresti a rilevare lo stabilimento sappia che non faremo sconti.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continuerà a vigilare e a portare nelle aule di giustizia chiunque anteponga l’interesse economico alla sicurezza sul lavoro.

Taranto ha già pagato un tributo di sangue inaccettabile. È tempo di bonificare, è tempo di curare, è tempo di smettere di morire di lavoro.

Articolo scritto dall’ Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto