In Italia il morso di vipera è poco frequente e si verifica soprattutto nei territori rurali e montani. Tuttavia, può avere conseguenze anche gravi, specialmente nei bambini. È quindi essenziale che la popolazione sia istruita sulle azioni corrette da intraprendere. È, infatti, necessario intervenire rapidamente, trasferendo il bambino con urgenza in ospedale, evitando rimedi “fai da te” inefficaci e potenzialmente dannosi.
In Italia, si registrano fino a 5 casi ogni 100.000 abitanti, con una mortalità dello 0,1–0,2%.
La vipera è l’unico serpente velenoso in Italia ed è presente in tutte le regioni ad eccezione della Sardegna. Le vipere, se non minacciate, non sono aggressive, ma possono sentirsi in pericolo se disturbate involontariamente, ad esempio calpestandole. Oppure mettendo una mano vicino a un sasso sotto cui si nascondono. Questo è il motivo fondamentale per cui i bambini risultano la popolazione più colpita.
Il veleno della vipera è un mix di tossine
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Circa un quarto dei morsi di vipera in Europa avviene senza iniezione di veleno (“morsi secchi) e quindi senza conseguenze cliniche. «Nei restanti casi, il veleno causa sintomi soprattutto locali, ma possono comparire anche sintomi sistemici a causa della diffusione linfatica o ematica delle tossine». Lo afferma Alessandra Montemaggi, pediatra AOU Meyer Irccs. «Nei bambini, i morsi sono meno frequenti ma più gravi per via della minore massa corporea. In Europa, tutti i serpenti velenosi appartengono al genere Vipera. Le vipere europee misurano in media 50–70 cm, hanno pupille verticali e testa triangolare o ovalare, due denti lunghi, coda appuntita e tozza. In Italia, la specie più comune è la Vipera aspis. Il loro veleno – continua l’esperta – è un mix di tossine che possono causare effetti locali (dolore, necrosi, edema, ematomi) o sistemici (anticoagulazione, emolisi, neurotossicità, miotossicità, cardiotossicità, convulsioni, ipotensione)».
La gravità del morso di vipera dipende da diversi fattori
I sintomi variano in base alla sede del morso, alla quantità e al tipo di veleno inoculati e alle condizioni generali del paziente. La gravità dipende da diversi fattori: dimensione del serpente, profondità e numero di morsi, quantità di veleno.
«Il primo segno visibile dopo il morso di vipera è la presenza di due forellini di piccolo diametro distanziati di circa 6-8 mm uno dall’altro. In pochi minuti – precisa Montemaggi – si può osservare la comparsa di edema, ecchimosi ed eritema. Dal punto di inoculo, le tossine diffondono dalla sede del morso per via linfatica. Con estensione dei segni di infiammazione in circa 6-12 ore (edema duro, freddo e bluastro, aree cianotiche). La sindrome compartimentale è una complicanza rara, ma grave, e richiede stretto monitoraggio. Le complicanze sistemiche, anche se rare, possono essere letali».
Cosa fare in caso di morso di vipera
Se capita di essere morsi da una vipera è bene:
- Attivare immediatamente i soccorsi del 112 per un rapido trasporto in ospedale.
- Tenere il bambino calmo e tranquillo per rallentare la diffusione del veleno.
- Limitare il più possibile i movimenti dell’arto colpito e immobilizzarlo “come fosse un arto fratturato”.
- Togliere immediatamente orologi, anelli, braccialetti, vestiti stretti e tutto ciò che può creare effetto “laccio”.
- Se possibile, disinfettare delicatamente la ferita con acqua e detergenti senza alcol.
- È possibile applicare ghiaccio, non a diretto contatto con la cute.
Cosa NON fare in caso di morso di vipera
Se nonostante le attenzioni si viene morsi da una vipera, bisogna ricordare di:
- Non incidere la cute. Il veleno non entra in circolo con la circolazione ematica, ma con quella linfatica. Inoltre l’incisione può lesionare altre strutture anatomiche circostanti.
- Non succhiare il veleno: tale manovra non è in grado in nessun modo di rimuovere il veleno iniettato.
- Non applicare lacci emostatici: possono creare edema con alto rischio di diffusione della tossina al momento della rimozione.
«Retaggi culturali del passato suggerivano proprio queste indicazioni, ma l’evidenza scientifica attuale ha dimostrato che tali manovre sono errate perché inutili o addirittura dannose.
In ospedale è necessario monitorare i parametri vitali ed effettuare esami ematochimici. Il trattamento principale è l’immunoterapia con siero antivipera. Sono necessarie, a seconda della gravità terapie mediche di supporto, oltre a una adeguata analgesia. La vaccinazione antitetanica è raccomandata se il bambino non è vaccinato», conclude Montemaggi.
