Radon, Foto free di TakeActionOnRadon da Pixabay

Il dibattito sul gas radon torna al centro dell’attenzione politica in Svizzera. Le due Camere federali restano infatti divise sulle modalità di intervento negli edifici che superano i limiti previsti dalla normativa in materia di radioprotezione.

Nell’ultima discussione parlamentare, il Consiglio degli Stati ha respinto la proposta che avrebbe introdotto l‘obbligo di risanamento per determinati immobili con livelli di radon superiori ai valori consentiti. Il dossier torna ora all’esame del Consiglio Nazionale, che dovrà valutare nuovamente la questione.

Cos’è il radon e perché rappresenta un rischio

Il radon è un gas radioattivo naturale, incolore e inodore, che si forma nel sottosuolo e può infiltrarsi negli edifici attraverso crepe, fessure e punti non perfettamente sigillati delle fondamenta.

“L’esposizione prolungata a elevate concentrazioni di radon è considerata una delle principali cause di tumore al polmone dopo il fumo di tabacco.” Afferma l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell‘Osservatorio Nazionale Amianto.
Le stime parlano di circa 200-300 decessi ogni anno attribuiti a questo fattore di rischio.

Le aree maggiormente interessate dal fenomeno comprendono diverse zone dell’arco alpino e della catena del Giura, con particolare attenzione per cantoni come Ticino e Grigioni.

I nuovi limiti hanno aumentato gli edifici da monitorare

Una delle principali questioni riguarda l’abbassamento del valore di riferimento introdotto nel 2018. La soglia massima consentita è passata da 1.000 a 300 becquerel per metro cubo.

Questa modifica normativa ha comportato un significativo aumento del numero di edifici che potrebbero risultare non conformi ai nuovi standard. Secondo le stime citate nel dibattito parlamentare, fino al 10% degli immobili presenti in Svizzera potrebbe superare i limiti previsti, con percentuali potenzialmente più elevate nelle regioni maggiormente esposte.

Il nodo dei risanamenti obbligatori

La discussione politica si concentra soprattutto sugli edifici esistenti che non sono interessati da nuove costruzioni o da interventi di ristrutturazione.

Una parte delle istituzioni federali ritiene opportuno prevedere strumenti che consentano di intervenire sugli immobili con livelli di radon superiori ai limiti stabiliti. Altri esponenti politici, invece, considerano eccessivo imporre ai proprietari l’obbligo generalizzato di effettuare lavori di adeguamento.

Il confronto riguarda quindi il bilanciamento tra tutela della salute pubblica, costi economici e oneri amministrativi per i cittadini.

Quanto costerebbero gli interventi

Tra gli argomenti più discussi vi è l’impatto economico delle eventuali opere di risanamento.

Durante il dibattito è stato evidenziato che il costo medio degli interventi potrebbe aggirarsi intorno ai 10.000 franchi svizzeri per edificio. Considerando il numero degli immobili potenzialmente interessati, la spesa complessiva potrebbe raggiungere diversi miliardi di franchi.

Secondo i sostenitori della linea più prudente, un obbligo generalizzato rischierebbe di comportare costi significativi per i proprietari. Al contrario, il Consiglio federale ritiene che eventuali interventi possano essere valutati applicando il principio di proporzionalità e tenendo conto delle specifiche situazioni.

Il Consiglio degli Stati respinge la proposta

Nel corso della votazione, il Consiglio degli Stati ha deciso di non inserire nella legge la disposizione contestata relativa all’obbligo di risanamento.

Secondo i contrari, la misura avrebbe potuto generare costi elevati e ulteriori adempimenti per i proprietari degli immobili. Il Governo federale, invece, aveva sostenuto la necessità di mantenere strumenti adeguati per affrontare il problema della presenza del radon negli edifici.

La decisione non chiude comunque il percorso legislativo.

La questione torna al Consiglio Nazionale

Poiché le due Camere federali non hanno ancora raggiunto una posizione comune, il tema dovrà essere nuovamente esaminato dal Consiglio Nazionale.

Il confronto riguarda un tema che da decenni occupa il dibattito scientifico, sanitario e politico in Svizzera. L’obiettivo resta quello di individuare un equilibrio tra la protezione della salute dei cittadini e la sostenibilità economica delle misure da adottare. Nei prossimi mesi il Parlamento sarà quindi chiamato a decidere quale direzione seguire per la gestione del rischio radon negli edifici esistenti, in particolare nelle regioni maggiormente esposte al fenomeno.

Fonte: RSI