Radon, Foto free di TakeActionOnRadon da Pixabay

Il 2026 si prospetta come un anno particolarmente importante per la gestione del rischio radon negli ambienti di lavoro. L’applicazione delle disposizioni previste dal Decreto Legislativo 101/2020 e l’attuazione del Piano Nazionale d’Azione per il Radon stanno infatti portando molte aziende a verificare la presenza di questo gas naturale negli edifici utilizzati per attività lavorative.

A comunicarlo è Agen Salute.

Cos’è il radon e perché rappresenta un tema di salute pubblica

Il radon è un gas radioattivo di origine naturale che si forma nel sottosuolo. Può infiltrarsi negli edifici attraverso fessure, condotte e altri punti di passaggio presenti nelle strutture.

Inodore, incolore e non percepibile dall’uomo, può accumularsi negli ambienti chiusi. Soprattutto nei locali situati a contatto con il terreno, come seminterrati, piani interrati e alcuni locali al piano terra.

Le indicazioni della normativa

La normativa italiana individua un livello di riferimento pari a 300 Becquerel per metro cubo (Bq/m³) come concentrazione media annua da non superare nei luoghi di lavoro.

In determinate situazioni, in particolare nei locali sotterranei e nelle aree individuate dalle Regioni come maggiormente esposte al fenomeno, i datori di lavoro sono tenuti a effettuare misurazioni specifiche per valutare l’eventuale presenza del gas.

Perché il monitoraggio è considerato fondamentale

Un rischio che non può essere individuato senza strumenti dedicati

Uno degli aspetti più complessi nella gestione del radon è la sua totale assenza di segnali percepibili. A differenza di altri fattori di rischio ambientale, il gas non può essere rilevato senza apposite campagne di misurazione.

Per questo motivo, esperti del settore e istituzioni sanitarie, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto e Gruppo Ecosafety sottolineano l’importanza di effettuare controlli periodici negli edifici potenzialmente interessati dal fenomeno.

Le evidenze scientifiche

L’Istituto Superiore di Sanità richiama da anni l’attenzione sul tema radon. Evidenziando il suo ruolo tra i fattori di rischio associati allo sviluppo del tumore polmonare.

Come avvengono le misurazioni

Monitoraggi distribuiti nel tempo

Le campagne di rilevazione vengono generalmente effettuate mediante dispositivi passivi che consentono di misurare la concentrazione media del radon in un determinato ambiente.

I livelli possono variare in funzione delle stagioni e delle condizioni climatiche. Quindi le misurazioni vengono spesso condotte su periodi prolungati, in modo da ottenere dati rappresentativi dell’esposizione reale.

Analisi e valutazione dei risultati

Al termine del monitoraggio, i dati raccolti vengono analizzati da professionisti qualificati che verificano la conformità ai limiti previsti dalla normativa e valutano l’eventuale necessità di adottare interventi correttivi.

Tra le possibili misure figurano il miglioramento della ventilazione, la sigillatura di punti di infiltrazione e altri interventi tecnici finalizzati a ridurre la concentrazione del gas negli ambienti interni.

Imprese e prevenzione: un tema sempre più attuale

L’evoluzione del quadro normativo e l’aumento delle attività di monitoraggio stanno contribuendo a una maggiore consapevolezza sul rischio radon all’interno del mondo produttivo. Per molte aziende il 2026 rappresenterà un momento decisivo per verificare la conformità dei propri immobili e adottare eventuali misure di prevenzione. L’obiettivo è quello di garantire ambienti di lavoro più sicuri e in linea con le disposizioni vigenti in materia di radioprotezione.

Vedi la videointervista all’Avv. Ezio Bonanni sul gas radon

Invitiamo pertanto ad approfondire le informazioni su questo gas killer con l’intervista all’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, da sempre impegnato a favore delle vittime dei cancerogeni.