cachessia e cancro, Malnutrizione

LA MALNUTRIZIONE È UNA DELLE COMPLICANZE PIÙ FREQUENTI E MENO RICONOSCIUTE DEL CANCRO. IN ALCUNI CASI PUÒ COMPROMETTERE LE TERAPIE, PEGGIORARE LA PROGNOSI E AUMENTARE IL RISCHIO DI MORTE. GLI ESPERTI CHIEDONO ORA UNA LEGGE NAZIONALE CHE RENDA OBBLIGATORIO LO SCREENING NUTRIZIONALE IN TUTTI GLI OSPEDALI ITALIANI.

Quando si parla di tumori, l’attenzione si concentra quasi sempre su chirurgia, chemioterapia, radioterapia e farmaci innovativi. Esiste però un fattore che influenza profondamente l’efficacia delle cure e la qualità della vita dei pazienti, ma che continua a ricevere meno attenzione di quanto meriterebbe: lo stato nutrizionale.

La perdita involontaria di peso, la riduzione della massa muscolare e la difficoltà ad alimentarsi rappresentano infatti problemi molto diffusi nelle persone colpite da cancro. Secondo gli specialisti, non si tratta di semplici conseguenze della malattia, ma di condizioni cliniche che richiedono una diagnosi precoce e un trattamento specifico. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’appello lanciato durante la seconda edizione del “Medical Nutrition Summit”, ospitato dall’Università degli Studi di Milano.

Tumore e malnutrizione: quanto è diffusa la malnutrizione nei pazienti oncologici?

I numeri mostrano una realtà spesso ignorata.

In Italia circa il 40% dei pazienti ricoverati presenta un rischio di malnutrizione. La percentuale cresce ulteriormente tra le persone affette da tumore, raggiungendo il 60%. Nei tumori gastrointestinali, come quelli dello stomaco e del pancreas, e nelle neoplasie del distretto testa-collo, il rischio arriva addirittura al 70%.

Si tratta di dati particolarmente preoccupanti perché la malnutrizione non riguarda soltanto la perdita di peso. Coinvolge infatti la composizione corporea, la massa muscolare, il metabolismo e la capacità dell’organismo di affrontare le cure.

Molti pazienti arrivano alle terapie oncologiche già debilitati oppure peggiorano durante il percorso terapeutico a causa degli effetti collaterali e della progressione della malattia.

Tumore e malnutrizione: perché la perdita di peso può diventare così pericolosa?

Il tumore modifica profondamente il metabolismo dell’organismo.

In molti casi il paziente sviluppa una riduzione dell’appetito, una precoce sensazione di sazietà o difficoltà a mangiare. A queste problematiche si aggiungono spesso nausea, vomito, diarrea, dolore, ulcere del cavo orale, alterazioni del gusto e problemi di assorbimento intestinale.

Quando l’apporto nutrizionale diventa insufficiente, il corpo inizia a consumare le proprie riserve energetiche e, soprattutto, la massa muscolare.

Questo processo può evolvere verso la cosiddetta cachessia neoplastica, una sindrome complessa caratterizzata da perdita progressiva di peso e muscoli che non può essere corretta semplicemente aumentando l’assunzione di cibo.

Le conseguenze sono importanti. Il paziente diventa più debole, tollera peggio i trattamenti, recupera più lentamente e presenta un rischio maggiore di complicanze.

Secondo le stime presentate al congresso, circa il 20% dei pazienti oncologici muore non direttamente a causa della progressione del tumore, ma per le conseguenze della perdita severa di peso e massa muscolare.

Tumore e malnutrizione: che cos’è lo screening nutrizionale e perché è così importante?

Lo screening nutrizionale è una valutazione semplice e rapida che consente di identificare precocemente i pazienti a rischio.

Attraverso specifici strumenti validati, i professionisti sanitari possono individuare segnali di malnutrizione già nelle prime fasi del ricovero ospedaliero e attivare tempestivamente gli interventi necessari.

Secondo il professor Riccardo Caccialanza, lo screening dovrebbe essere effettuato il prima possibile al momento dell’ingresso in ospedale. Tuttavia, la sua applicazione è ancora molto variabile tra le diverse regioni italiane.

Questo significa che due pazienti con la stessa malattia possono ricevere un livello di assistenza nutrizionale molto diverso a seconda del luogo in cui vengono curati.

Tumore e malnutrizione: quali benefici porta un intervento nutrizionale precoce?

Le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi anni sono particolarmente solide.

Uno studio multicentrico citato dagli esperti ha dimostrato che un adeguato trattamento nutrizionale avviato durante la prima settimana di ricovero può ridurre la mortalità a un mese dalla dimissione di circa il 6%.

Altre ricerche hanno evidenziato risultati altrettanto significativi.

Nei pazienti con tumori del distretto testa-collo, un supporto nutrizionale precoce associato a counseling specialistico ha ridotto del 60% il rischio di sospendere o ridurre le dosi di chemioterapia e radioterapia.

In ulteriori studi condotti su diverse tipologie di neoplasia, la supplementazione nutrizionale tempestiva ha portato a una riduzione del 30% delle tossicità gravi associate alle cure oncologiche.

Questi dati mostrano chiaramente come la nutrizione non rappresenti un elemento accessorio, ma una componente integrante del trattamento oncologico.

Perché la nutrizione clinica dovrebbe essere parte delle cure oncologiche?

Sempre più specialisti sostengono che la nutrizione debba essere considerata al pari delle altre terapie.

Secondo il professor Gianluca Vago, la valutazione nutrizionale dovrebbe accompagnare l’intero percorso del paziente, dalla diagnosi al follow-up.

Questo approccio può includere diversi livelli di intervento.

Si parte dal counseling nutrizionale personalizzato, che aiuta il paziente a mantenere un’alimentazione adeguata nonostante i sintomi della malattia. Quando necessario, si passa all’utilizzo di supplementi nutrizionali orali. Nei casi più complessi possono essere indicate la nutrizione enterale, attraverso sonde dedicate, oppure la nutrizione parenterale per via endovenosa.

L’obiettivo non è soltanto evitare la perdita di peso, ma preservare la funzionalità fisica, migliorare la risposta ai trattamenti e mantenere una migliore qualità di vita.

Lombardia modello nazionale: cosa prevede il sistema regionale?

Tra le esperienze più avanzate in Italia emerge quella della Regione Lombardia.

La Lombardia è stata infatti la prima regione italiana a istituire una rete dedicata alla nutrizione clinica e a rendere obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati negli ospedali pubblici e privati convenzionati.

Il percorso è stato integrato all’interno del programma regionale dedicato ai pazienti oncologici, creando un modello organizzativo che coinvolge medici nutrizionisti, oncologi, dietisti e altri professionisti sanitari.

La regione ha introdotto anche un meccanismo particolarmente innovativo: la mancata compilazione della scheda di screening nutrizionale comporta una riduzione del 20% del rimborso economico associato al ricovero ospedaliero.

Una scelta che ha contribuito ad aumentare significativamente l’attenzione verso questo aspetto dell’assistenza.

Quanto pesa la malnutrizione sui costi della sanità?

Oltre alle conseguenze cliniche, la malnutrizione genera un impatto economico molto rilevante.

Secondo Francesco De Lorenzo, la perdita di peso e massa muscolare aumenta la durata delle degenze, favorisce le complicanze e rende più frequenti i ricoveri ripetuti.

Tutto questo comporta un incremento significativo dei costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale.

Investire nella prevenzione e nella gestione nutrizionale significa quindi non soltanto migliorare gli esiti clinici, ma anche utilizzare in modo più efficiente le risorse pubbliche.

Perché gli esperti chiedono una legge nazionale?

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, l’assistenza nutrizionale rimane ancora troppo disomogenea sul territorio italiano.

Per questo motivo gli specialisti riuniti al Medical Nutrition Summit chiedono l’introduzione di una normativa nazionale che renda obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati.

Tra le richieste avanzate figurano anche un maggiore spazio dedicato alla nutrizione clinica nei corsi universitari delle professioni sanitarie e l’inserimento degli alimenti a fini medici speciali nei Livelli Essenziali di Assistenza, così da garantire un accesso uniforme in tutte le regioni.

Secondo gli esperti, garantire un adeguato supporto nutrizionale non è soltanto una questione organizzativa, ma un vero e proprio diritto dei pazienti.

La nutrizione può diventare un pilastro della lotta contro il cancro?

Negli ultimi anni le istituzioni hanno iniziato a riconoscere sempre più chiaramente il valore della nutrizione clinica.

Un passaggio importante è arrivato nell’ottobre 2025, quando la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una mozione che riconosce il supporto nutrizionale come elemento fondamentale nella cura dei tumori. Successivamente, un emendamento alla Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un programma di screening nutrizionale dedicato ai pazienti oncologici.

Per gli specialisti questi provvedimenti rappresentano soltanto l’inizio.

La prospettiva è quella di una medicina oncologica sempre più integrata, nella quale farmaci, chirurgia, radioterapia e nutrizione lavorino insieme fin dall’inizio del percorso terapeutico.

Perché, come dimostrano ormai numerose evidenze scientifiche, curare il tumore significa anche proteggere il corpo dalla perdita di peso, preservare la massa muscolare e garantire all’organismo le risorse necessarie per affrontare la malattia.