Colite ulcerosa

Tra le principali sfide della gastroenterologia moderna figurano le Malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici), come la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa.

Oggi sono sempre più diffuse, ma fino a pochi anni fa erano considerate patologie rare. Tuttavia, i progressi nella diagnosi precoce e l’arrivo di nuove terapie stanno cambiando radicalmente il percorso di cura dei pazienti. Dalla medicina personalizzata alla chirurgia mininvasiva, fino a una maggiore attenzione alla qualità della vita, l’approccio alle Mici è sempre più multidisciplinare. Ed è orientato al benessere complessivo della persona.

Mici: perché oggi se ne parla molto di più

La malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa sono le 2 malattie infiammatorie croniche intestinali più comuni. «Oggi se ne parla molto di più, perché sono diventate patologie estremamente frequenti, mentre in passato erano considerate rare». Così Silvio Danese, direttore dell’Unità operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di Gastroenterologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele. «Le stime indicano che, nei prossimi 10 anni, potremmo raggiungere la stessa incidenza del Canada, con 1 persona su 100 colpita. Sono numeri persino superiori a quelli della celiachia. Si tratta, quindi, di malattie in forte aumento».

Malattie infiammatorie croniche intestinali, diagnosi precoce

Negli ultimi anni, la diagnosi precoce delle Mici è diventata più frequente grazie a diversi fattori. In primis è aumentata la conoscenza della malattia tra gli specialisti. In secondo luogo, le associazioni dei pazienti hanno contribuito in modo significativo alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

«Oggi la diagnosi arriva molto prima rispetto al passato». Lo afferma Pierpaolo Sileri, direttore dell’Unità operativa di Chirurgia colorettale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e Ordinario di Chirurgia generale all’Università Vita-Salute San Raffaele. «Un ruolo centrale è svolto dai gastroenterologi, grazie anche all’utilizzo di indagini strumentali sempre più efficaci, dall’ecografia all’endoscopia. In alcuni casi, è il chirurgo stesso a sospettare una malattia infiammatoria intestinale, per esempio, partendo da problematiche perianali come fistole ricorrenti. Questa maggiore consapevolezza generalizzata, insieme all’aumento dei casi, consente di individuare la patologia con maggiore tempestività».

Quali sono le terapie disponibili e le novità in arrivo

Le opzioni terapeutiche oggi disponibili per le Mici sono numerose e sempre più mirate. Ci sono i farmaci di prima generazione, come i bloccanti del Tumor Necrosis Factor (TNF), gli anti-integrine che limitano il traffico dei leucociti, fino agli inibitori dell’interleuchina 23. Oggi, disponiamo anche delle cosiddette piccole molecole, capaci di agire contemporaneamente su più citochine o di bloccare l’uscita dei linfociti dai linfonodi. Molti dei trattamenti a disposizione oggi risultano particolarmente efficaci in circa un terzo dei pazienti, ma la ricerca sta lavorando per superare questo limite terapeutico. L’obiettivo è rompere il cosiddetto ‘tetto terapeutico’ del 30-40% di efficacia combinando più farmaci insieme. Sono già in sviluppo i bispecifici, anticorpi monoclonali in grado di bloccare 2 target contemporaneamente, e in futuro arriveranno anche i trispecifici. Si tratta di prospettive molto promettenti per i pazienti.

Chirurgia sempre più mininvasiva per le MICI

Anche dal punto di vista chirurgico, l’approccio alle Mici è profondamente cambiato.

Oggi la chirurgia mininvasiva rappresenta il nuovo standard anche per le malattie infiammatorie croniche intestinali. Ci sono interventi che garantiscono la stessa efficacia della chirurgia tradizionale, ma con incisioni più piccole; minori complicanze post-operatorie; tempi di recupero più rapidi.

La chirurgia robotica e quella transanale hanno ulteriormente migliorato i risultati, soprattutto nella riduzione delle complicanze e nella precisione degli interventi.

Per quanto riguarda invece la malattia perianale, spesso molto invalidante e caratterizzata da interventi ripetuti, l’obiettivo è adottare approcci il più possibile conservativi.

In casi molto selezionati, sono d’aiuto anche le cellule staminali che però non rappresentano una soluzione definitiva, ma costituiscono una strada promettente.

Qualità della vita: il nuovo centro della cura

Le Mici sono considerate tra le patologie croniche a più alto impatto sulla qualità della vita, al pari dell’artrite reumatoide. Per questo, oggi, l’attenzione dei medici non si concentra più soltanto sui sintomi clinici o sui risultati degli esami diagnostici.

«Fino a pochi anni fa – sottolinea Danesesi valutavano soprattutto diarrea, sanguinamento, dolore addominale attraverso l’endoscopia. Oggi, invece, il paziente viene osservato in maniera molto più olistica. E si considerano aspetti fondamentali per capire se una persona è davvero tornata a una vita normale. Tra questi l’urgenza evacuativa; la stanchezza; la qualità del sonno; riuscire o meno a dormire senza doversi alzare continuamente durante la notte». 

Anche la chirurgia segue questa nuova filosofia: l’obiettivo è ridurre al minimo l’impatto dell’intervento sulla quotidianità del paziente.

«Una chirurgia meno invasiva significa meno complicanze, ma anche una migliore qualità della vita – conclude Silerioggi i pazienti sono sempre più consapevoli. Chiedono non solo cure efficaci, ma anche la possibilità di mantenere una vita il più possibile vicina alla normalità. Anche nei casi in cui sia necessaria una stomia».

Fonte: IRCCS Ospedale San Raffaele