tosse cronica, Pertosse

LE VACCINAZIONI HANNO SALVATO 154 MILIONI DI VITE IN 50 ANNI, MA IN EUROPA LE COPERTURE STANNO CALANDO E MALATTIE COME MORBILLO E PERTOSSE TORNANO A DIFFONDERSI. GLI ESPERTI LANCIANO L’ALLARME: SENZA UN RILANCIO DELLA PREVENZIONE, I PROGRESSI RAGGIUNTI RISCHIANO DI INDEBOLIRSI.

Vaccinazioni in calo: perché i vaccini restano uno degli strumenti più efficaci della medicina

Le vaccinazioni rappresentano una delle più grandi conquiste della sanità pubblica moderna. In mezzo secolo hanno cambiato la storia delle malattie infettive, riducendo drasticamente mortalità e disabilità.

Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in 50 anni i vaccini hanno salvato oltre 154 milioni di vite nel mondo. Questo significa, in termini concreti, aver evitato milioni di decessi infantili e aver trasformato patologie un tempo diffuse in eventi rari o quasi scomparsi.

In Europa, i risultati sono altrettanto evidenti. Dal 2002 la regione è libera dalla poliomielite endemica. Dal 2000 al 2024 i casi di rosolia sono diminuiti di oltre il 99%, mentre difterite e parotite hanno registrato cali rispettivamente del 90% e del 95%.

Questi numeri raccontano un successo scientifico e organizzativo. Tuttavia, mostrano anche quanto questo equilibrio sia fragile e dipendente dalla continuità delle coperture vaccinali.

Vaccinazioni in calo: perché stanno tornando morbillo e pertosse in Europa

Negli ultimi anni, il quadro epidemiologico sta cambiando. Le istituzioni europee segnalano un’inversione di tendenza che non può essere sottovalutata.

Nel 2024 sono stati registrati oltre 127 mila casi di morbillo e circa 298 mila casi di pertosse. Si tratta dei valori più alti degli ultimi decenni, con un picco che riporta queste malattie al centro dell’attenzione sanitaria.

Le cause sono molteplici e interconnesse. Da un lato, si osserva un calo delle adesioni vaccinali in diversi Paesi europei. Dall’altro, la pandemia ha rallentato programmi di prevenzione e campagne di richiamo, creando sacche di popolazione non protetta.

Il morbillo, in particolare, rappresenta un indicatore sensibile. Per interrompere la trasmissione è necessaria una copertura superiore al 95%. Quando questa soglia scende, il virus torna a circolare rapidamente.

Vaccinazioni in calo: qual è la situazione in Italia oggi

Anche in Italia il quadro appare articolato. Alcune malattie restano sotto controllo grazie a coperture storicamente elevate.

Come ha sottolineato Anna Teresa Palamara dell’Istituto Superiore di Sanità, patologie come poliomielite, difterite e rosolia non registrano casi proprio grazie alla vaccinazione.

Tuttavia, altre infezioni mostrano segnali di criticità. Il morbillo continua a circolare, con 529 casi registrati nel 2025. Questo dato indica che la copertura non è ancora sufficiente a interrompere completamente la trasmissione.

Ancora più complessa è la situazione del papillomavirus umano. Il vaccino contro HPV rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire tumori, ma le adesioni restano inferiori agli obiettivi.

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HPV: il vaccino che può cambiare la storia dei tumori

Il Papillomavirus umano è responsabile di diverse forme tumorali, tra cui il cancro del collo dell’utero. Per questo motivo, la vaccinazione ha un valore strategico che va oltre la prevenzione delle infezioni.

Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control, l’eliminazione del tumore cervicale in Europa è un obiettivo realistico, ma solo a condizione di raggiungere coperture elevate.

In Europa, tutti i Paesi raccomandano il vaccino per adolescenti. Tuttavia, le differenze sono marcate. Islanda, Portogallo e Norvegia superano il 90% di copertura, mentre altri Paesi restano molto indietro.

L’Italia si colloca in una posizione intermedia. Le coperture sono poco sopra il 50% per le ragazze e circa il 45% per i ragazzi. Questo dato evidenzia un margine di miglioramento significativo.

Le disuguaglianze vaccinali in Europa

Uno degli elementi più critici riguarda le disuguaglianze tra Paesi e all’interno degli stessi sistemi sanitari.

Le differenze non dipendono solo dall’offerta sanitaria, ma anche da fattori culturali, sociali e comunicativi. In alcuni contesti, la fiducia nei vaccini resta elevata. In altri, emergono esitazioni e diffidenze che influenzano le scelte individuali.

Queste disuguaglianze hanno un impatto diretto sulla circolazione dei virus. Le aree con coperture più basse diventano focolai di trasmissione, con il rischio di diffondere infezioni anche in popolazioni inizialmente protette.

Vaccinazioni in calo: perché la percezione pubblica è cambiata

Negli ultimi anni si è modificato anche il modo in cui l’opinione pubblica percepisce le vaccinazioni.

Il successo dei vaccini ha paradossalmente ridotto la percezione del rischio delle malattie. Molte persone non hanno esperienza diretta di patologie come difterite o poliomielite e tendono a sottovalutarne la gravità.

A questo si aggiunge la diffusione di informazioni non corrette, spesso amplificate dai social media. Il risultato è un aumento dell’esitazione vaccinale, che non sempre si traduce in rifiuto totale, ma spesso in ritardi o omissioni.

Gli esperti sottolineano che la comunicazione istituzionale deve diventare più chiara, continua e basata su evidenze. Non basta intervenire durante le emergenze, ma è necessario costruire fiducia nel tempo.

Vaccinazione lungo tutto l’arco della vita

Un altro tema centrale riguarda l’estensione della prevenzione oltre l’infanzia.

Come ricorda la Società Italiana di Pediatria, la protezione vaccinale deve accompagnare tutte le fasi della vita. Non riguarda solo i bambini, ma anche adolescenti, adulti, anziani e donne in gravidanza.

Le infezioni respiratorie, ad esempio, continuano a rappresentare una delle principali cause di malattia e mortalità. Vaccini contro influenza, pneumococco e virus respiratorio sinciziale possono ridurre significativamente il rischio, soprattutto nei soggetti fragili.

Integrare questi strumenti in un calendario vaccinale completo e accessibile rappresenta una delle sfide principali per i sistemi sanitari.

Ricerca e innovazione: cosa sta cambiando

Nonostante le criticità, la ricerca continua a produrre innovazione.

Secondo Farmindustria, in Europa sono attualmente in sviluppo 91 nuovi vaccini. Si tratta di un dato che conferma la centralità della prevenzione anche nelle strategie industriali.

Gli studi dimostrano inoltre che ogni euro investito in vaccinazioni può generare fino a 14 euro di benefici. Questo include risparmi diretti per il sistema sanitario e benefici indiretti legati alla produttività e alla qualità della vita.

Vaccinazioni in calo: uali sono le priorità per il futuro

Il quadro che emerge è chiaro. Le vaccinazioni restano uno degli strumenti più efficaci della medicina, ma richiedono un impegno continuo.

Gli esperti indicano alcune priorità fondamentali. È necessario rafforzare le campagne informative, ridurre le disuguaglianze territoriali e integrare la prevenzione nei percorsi di cura lungo tutto l’arco della vita.

Serve inoltre riconoscere la spesa vaccinale come un investimento strategico per la sostenibilità dei sistemi sanitari. Senza questo cambio di prospettiva, il rischio è quello di perdere parte dei risultati ottenuti.

La storia degli ultimi 50 anni dimostra che i vaccini possono trasformare la salute globale. La sfida dei prossimi anni sarà mantenere e consolidare questo patrimonio, adattandolo a un contesto sociale e sanitario in continua evoluzione.