La psicoterapia come cura per una psicopatologia in età evolutiva rappresenta un mondo vario e sfumato. Qui le traiettorie evolutive subiscono arresti e regressioni e il sintomo deve essere decifrato, e ascoltato.
Nella psicoterapia del bambino e dell’adolescente l’approccio è diverso rispetto all’adulto in quanto il cervello è in pieno sviluppo. In generale, si privilegiano come prima linea le terapie non farmacologiche. La terapia farmacologica è utilizzata per sintomi gravi e invalidanti quando la sola psicoterapia non basta, quando il disturbo ha basi biologiche molto forti.
Nei casi gravi, la diagnosi del neuropsichiatra è fondamentale e necessaria.
Alcune linee guida NPI raccomandano, per i bambini e gli adolescenti con depressione, di usare gli antidepressivi in associazione con la psicoterapia. E se quest’ultima non fosse disponibile, i farmaci possono essere impiegati da soli (Linee guida SIMPIA 2007).
Cosa rappresenta un sintomo e come si usa nelle terapie
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«Quello che gli psicoterapeuti definiscono sintomo è l’oscuro frutto di un qualche inafferrabile compromesso». Così Rosanna Martin, psicologa e psicoterapeuta, Servizio di psicologia ospedaliera, AOU Meyer Irccs. «E di un tentativo del bambino o ragazzo/a di superare da solo/a un’impasse, un tentativo che segnala disequilibrio e conflitto. Non succede mai che non ci sia un messaggio che parta da lontano e che non dia indicazioni su cosa lo abbia innescato o fatto emergere. Il dolore prima silente poi gridato». «Il sintomo – continua l’esperta – è infatti un grido del corpo e della psiche e deve essere ascoltato da chi si deve prendere cura della sofferenza. La psicoterapia fa questo come prima cosa: ascolta, dà uno spazio per esprimere ciò che il sintomo trasmette. E cerca di dare parola alla sofferenza a volte indicibile».
Psicoterapia, un viaggio tra disegni e giochi
Nel bambino la psicoterapia avviene con le parole, ma soprattutto con i disegni e con il gioco che racconta storie e viaggi. La psicoterapia è un viaggio.
«Il gioco – prosegue Martin – intriso di materiale psichico individuale e famigliare è il linguaggio dell’adulto. Ma senza i meccanismi difensivi che spesso intervengono per nascondere o proteggere i contenuti più nascosti della nostra psiche. Tramite la psicoterapia il bambino si svela, apre le porte delle esperienze e dei legami, protetto da ciò che non sente pericoloso: il gioco. Piano piano se si sanno attendere i tempi lenti del cambiamento profondo, i sintomi non servono più, piano piano scompaiono o si alleggeriscono».
La fondamentale figura dello psicoterapeuta
Nella psicoterapia con i bambini e adolescenti si assiste ad una trasformazione. Ma per poter far sì che ciò avvenga ci vuole un compagno di viaggio, lo Psicoterapeuta, che offra al bambino le sue risorse di adulto. Ciò per cercare i mezzi per simbolizzare e verbalizzare la sofferenza, un compagno di viaggio che offra neutralità. Ma anche attenzione tenera, capacità di immergersi nei vissuti del bambino ascoltandolo e trasformando piano piano in parole l’indicibile offrendogli i mezzi e le risorse.
«Ciò che conta è l’atmosfera emotiva che si crea nel tempo della seduta e che sia vissuta dal bambino come uno spazio per ascoltarsi e ascoltare. Nel percorso sono inclusi i genitori che vanno sostenuti e con i quali stabilire un’alleanza a favore del figlio/a. Lavoro comune in vari fronti, da soli come sappiamo si va poco lontano», conclude Martin.
