Salute mentale e povertà: un aumento del 154% dei disturbi depressivi nell’ultimo decennio tra le persone accompagnate dalla rete Caritas. Nell’80% dei casi, il disagio psichico si intreccia con povertà materiale, precarietà lavorativa e isolamento sociale.

È il quadro delineato dal rapporto “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati”, promosso da Caritas Italiana insieme alla Conferenza permanente per la salute mentale nel mondo Franco Basaglia, che invita a leggere la sofferenza mentale non come fenomeno individuale isolato ma come espressione di una crisi sociale più ampia e strutturale.

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Saòlute mentale e povertà legate

Il dato sull’incremento dei disturbi depressivi non può essere interpretato soltanto come una maggiore sensibilità diagnostica o come l’effetto di una temporanea congiuntura economica sfavorevole. Il report descrive una relazione circolare tra povertà e sofferenza mentale: precarietà lavorativa, instabilità abitativa, indebitamento, solitudine e fragilità economica costituiscono fattori di rischio consolidati per lo sviluppo di ansia e depressione.

Allo stesso tempo, il disturbo psichico può determinare perdita del lavoro, interruzione dei percorsi formativi, isolamento progressivo e difficoltà nell’accesso ai servizi, generando nuove forme di impoverimento.

In questo intreccio, la crisi economica non è solo uno sfondo. Si tratta di un elemento attivo che amplifica vulnerabilità preesistenti e rende più difficile l’uscita dal disagio. La sofferenza mentale diventa così sia conseguenza sia causa di esclusione sociale, trasformando una difficoltà temporanea in una condizione cronica che investe la persona nella sua interezza, dalle relazioni affettive alla capacità di progettare il futuro.

I gruppi più esposti e le nuove fragilità

Il rapporto evidenzia come giovani, donne e persone con esperienza migratoria risultino particolarmente esposti al rischio di sofferenza psichica. Nei giovani, la mancanza di prospettive occupazionali stabili e la precarietà contrattuale alimentano un senso diffuso di insicurezza e frustrazione. Che può sfociare in disturbi dell’umore.

Tra le donne incidono in modo significativo il carico di cura familiare, le disuguaglianze salariali e, in alcuni casi, situazioni di violenza o isolamento domestico. Le persone migranti, invece, si confrontano con barriere linguistiche, difficoltà burocratiche e discriminazioni . Esse ostacolano l’accesso ai servizi sanitari e sociali, aggravando condizioni di vulnerabilità già presenti. In questo scenario, la salute mentale diventa un indicatore sensibile delle disuguaglianze sociali e territoriali. Questo poiché l’accesso ai servizi di cura varia notevolmente tra Nord e Sud e tra aree urbane e periferiche. Il definanziamento progressivo dei presidi territoriali e la riduzione delle risorse dedicate alla salute mentale rischiano di accentuare queste disparità, lasciando senza adeguata risposta proprio le persone più fragili.

Depressione e diritto alla cura: una responsabilità collettiva

Il disturbo depressivo maggiore si manifesta con umore depresso persistente. A questo si affiancano perdita di interesse, alterazioni del sonno e dell’appetito, affaticamento, difficoltà di concentrazione e, nei casi più gravi, pensieri suicidari. Non si tratta di una semplice reazione emotiva a eventi negativi, ma di una condizione clinica che richiede interventi strutturati e continuità terapeutica.

Il rapporto sottolinea come la salute mentale debba essere riconosciuta pienamente come diritto fondamentale e bene comune. Questo in linea con i principi che hanno guidato la riforma psichiatrica italiana. Senza un rafforzamento dei servizi di comunità, della prevenzione e della presa in carico multidisciplinare, il rischio è che la risposta resti frammentaria e centrata sull’emergenza.

Investire in salute mentale significa non solo curare i sintomi, ma intervenire sulle condizioni materiali e relazionali che li generano. In assenza di politiche integrate che connettano sanità, lavoro, casa e inclusione sociale, la spirale tra povertà e disagio psichico continuerà ad alimentarsi. Indebolendo così la coesione sociale e ampliando le disuguaglianze.