Mutilazioni genitali femminili ( foto free esclusivamente decorativa Foto di Марина Войтик da Pixabay)

Il 6 febbraio è stata la ricorrenza della Giornata Internazionale per le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF). Queste comprendono procedure che comportano la rimozione, totale o parziale, degli organi genitali esterni femminili. Senza alcuna motivazione medica e per motivi esclusivamente culturali o sociali. Tali pratiche possono provocare gravi conseguenze sulla salute delle donne e delle ragazze, sia a breve che a lungo termine. Tra cui infezioni, complicazioni ostetriche e, nei casi più gravi, la morte. Nonostante il loro riconoscimento internazionale come violazione dei diritti umani e dell’integrità fisica, si stima che entro il 2030 circa 68 milioni di ragazze nel mondo potrebbero subire questa pratica.

Le MGF sono diffuse principalmente in 30 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, ma non sono un fenomeno esclusivo di queste regioni. La pratica è presente anche in alcune comunità dell’Asia e dell’America Latina. Così come tra famiglie immigrate in Europa occidentale, Nord America, Australia e Nuova Zelanda, dove persiste come tradizione culturale.

Un riflessione della disuguaglianza di genere

Le MGF rappresentano una manifestazione di disuguaglianza di genere, radicata nelle società che le praticano. Possono essere considerate un rito di passaggio, un requisito per il matrimonio o essere legate a credenze religiose, costituendo spesso un simbolo identitario della comunità.

Per affrontare il fenomeno, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato chiede uno sforzo globale per porre fine a queste pratiche. Nel 2015, le MGF sono state inserite negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che mirano all’eliminazione delle pratiche dannose.

Interventi e programmi globali

Dal 2008, il Programma Congiunto UNFPA-UNICEF conduce il più grande piano mondiale per accelerare l’eliminazione delle MGF, con risultati concreti: oltre 2,8 milioni di persone hanno partecipato a dichiarazioni pubbliche a favore della loro eliminazione e il numero di comunità con strutture di sorveglianza per proteggere le ragazze è raddoppiato, raggiungendo 213.774 individui protetti.

Tuttavia, la pandemia di Covid-19 ha rallentato i progressi: secondo l’UNFPA, circa 2 milioni di ragazze in più rischiano di subire le MGF entro il 2030. In risposta, le Nazioni Unite hanno integrato la lotta alle MGF nelle strategie di risposta umanitaria e post-crisi, sottolineando l’importanza di interventi coordinati e sistematici.

Azioni in Italia per la Giornata 2026

Numerose le iniziative in tutta Italia, con lo scopo di sensibilizzare e rafforzare la prevenzione. Tra i progetti di particolare rilievo, da segnalare:

  • Progetto P-ACT di Amref Health Africa: finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione.
  • Progetto CHAIN di ActionAid: rafforza la prevenzione e il sostegno alle donne e ragazze a rischio MGF in cinque paesi europei, co-finanziato dal programma REC (Rights, Equality, Citizenship) dell’UE

Una giornata che invita le comunità a garantire voce, scelta e controllo alle ragazze e alle donne sulle proprie vite, promuovendo diritti umani, uguaglianza di genere ed educazione sessuale.