Coltivare un hobby non è soltanto una parentesi di piacere personale. Le attività extra-lavorative, se vissute in modo intenzionale, possono diventare un potente motore di creatività e benessere anche sul lavoro. A dimostrarlo è uno studio internazionale condotto dalla University of East Anglia e dalla Erasmus University Rotterdam, pubblicato sulla rivista Human Relations.

La ricerca si inserisce in un filone sempre più attento al rapporto tra vita privata e vita professionale e introduce un concetto chiave: leisure crafting. Non si tratta di “avere un hobby” in senso passivo, ma di utilizzare il tempo libero in modo consapevole, ponendosi obiettivi, sviluppando competenze e costruendo relazioni significative. Un approccio che, secondo gli autori, produce effetti che “traboccano” dalla sfera personale a quella lavorativa.

Cos’è il leisure crafting e perché funziona

Il leisure crafting può essere definito come la capacità di progettare attivamente il proprio tempo libero. Significa trasformare un’attività piacevole in un’esperienza di crescita, scegliendo di imparare qualcosa di nuovo, di migliorare gradualmente le proprie abilità o di condividere l’hobby con altre persone. Questo processo rafforza tre dimensioni fondamentali del benessere psicologico: il senso di autonomia, la percezione di competenza e il legame sociale.

Secondo i ricercatori, questi elementi non restano confinati al tempo libero. Al contrario, incidono sul modo in cui le persone affrontano il lavoro quotidiano, rendendole più aperte al cambiamento, più creative nella risoluzione dei problemi e più coinvolte nelle attività professionali.

Hobby e lavoro: cinque settimane per cambiare prospettiva

Lo studio ha coinvolto quasi 200 adulti occupati, con un’età media di 46 anni. Ai partecipanti è stato chiesto di rivedere il modo in cui praticavano i propri hobby, rendendoli più intenzionali: fissando piccoli obiettivi, impegnandosi nell’apprendimento e cercando occasioni di condivisione. Dopo cinque settimane, chi aveva adottato questo approccio ha riportato un aumento significativo del senso di significato attribuito al lavoro e una maggiore frequenza di comportamenti creativi rispetto al gruppo di controllo.

L’effetto è risultato particolarmente marcato tra i lavoratori più maturi, soprattutto negli over 60. In questa fascia di età, oltre alla creatività, è cresciuta anche la presenza di emozioni positive, un dato rilevante in una fase della vita professionale spesso associata a calo di motivazione o rigidità dei ruoli.

Hobby e lavoro: perché gli hobby aiutano anche a lavorare meglio

Gli autori spiegano che gli hobby “costruiti” in modo attivo allenano competenze trasversali fondamentali anche nel lavoro: curiosità, perseveranza, capacità di apprendere e di collaborare. Inoltre, offrono uno spazio sicuro in cui sperimentare, sbagliare e migliorare senza la pressione del giudizio professionale. Questo clima favorisce la creatività, che poi viene trasferita nel contesto lavorativo.

Non meno importante è l’impatto sul coinvolgimento. Sentirsi più soddisfatti e realizzati fuori dal lavoro riduce il rischio di burnout e aumenta la disponibilità emotiva ed energetica da investire nelle attività professionali.

Un’opportunità anche per le organizzazioni

I risultati dello studio suggeriscono una riflessione più ampia per aziende e organizzazioni. Sostenere, o almeno non ostacolare, le attività extra-lavorative dei dipendenti non è una concessione marginale, ma può diventare una leva strategica di benessere e innovazione. Politiche che valorizzano l’equilibrio vita-lavoro, la flessibilità e il tempo per interessi personali possono tradursi in maggiore creatività, soddisfazione e senso di appartenenza.

In questa prospettiva, gli hobby smettono di essere considerati un semplice “stacco” dal lavoro. Diventano, piuttosto, una palestra di competenze umane che arricchisce la persona e, indirettamente, anche l’organizzazione. Coltivare un interesse personale, quindi, non è tempo sottratto alla produttività, ma un investimento che può restituire valore su più livelli.