Il caso del bambino di due anni sottoposto il 23 dicembre a trapianto cardiaco all’Ospedale Monaldi di Napoli ha riportato al centro dell’attenzione pubblica un tema altamente specialistico: la conservazione e il trasporto degli organi destinati al trapianto. Il cuore, proveniente da Bolzano, sarebbe arrivato in condizioni non ottimali. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti vi è un possibile problema nella fase di trasporto, in particolare legato alla gestione della temperatura.
Se fosse confermato l’utilizzo improprio di ghiaccio secco, si aprirebbe uno scenario tecnico delicato, perché la conservazione degli organi segue protocolli rigorosi e standardizzati a livello nazionale e internazionale.
Perché la temperatura è cruciale nel trapianto di cuore
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Quando un organo viene espiantato, entra in una fase definita ischemia fredda: non riceve più sangue né ossigeno e il metabolismo cellulare deve essere drasticamente rallentato per preservarne la vitalità. Nel caso del cuore, il tempo massimo di ischemia è particolarmente limitato, generalmente tra le 4 e le 6 ore.
Per ridurre il consumo energetico delle cellule, il cuore viene raffreddato a circa +4 °C. Questa temperatura è considerata ottimale: sufficientemente bassa da rallentare il metabolismo, ma non così estrema da provocare danni strutturali alle membrane cellulari.
La procedura standard prevede l’infusione di una soluzione cardioplegica attraverso le coronarie immediatamente prima dell’espianto. La cardioplegia arresta il cuore e protegge il tessuto miocardico riducendo il consumo di ossigeno. Successivamente, l’organo viene collocato in un sistema sterile a tripla busta, immerso in soluzione conservante e inserito in un contenitore isotermico con ghiaccio posto esternamente.
Il rischio del freddo estremo: cosa accade ai tessuti
Il raffreddamento controllato è una cosa; l’esposizione a temperature estreme è un’altra. Il ghiaccio tradizionale fonde a 0 °C, mentre il ghiaccio secco – anidride carbonica solida – raggiunge temperature di circa −78,5 °C.
Temperature così basse possono causare un danno cellulare analogo al congelamento (frostbite). Quando i tessuti vengono esposti a freddo intenso e diretto, si possono formare cristalli di ghiaccio all’interno e tra le cellule. Questo processo altera le membrane cellulari, provoca rottura strutturale e porta a necrosi tissutale. Nei tessuti altamente specializzati come il miocardio, anche un danno microscopico può compromettere la funzionalità contrattile dell’organo.
Nel contesto di un trapianto cardiaco, un’alterazione strutturale del miocardio può tradursi in ridotta capacità di pompa, aritmie o insufficienza primaria del graft immediatamente dopo l’impianto.
Come si conservano oggi gli organi da trapiantare?
Secondo le linee guida del Centro Nazionale Trapianti, gli organi solidi – cuore, fegato, polmoni, reni – vengono mantenuti a circa +4 °C durante il trasporto. Il raffreddamento deve essere uniforme, controllato e mai diretto sull’organo.
Esistono due principali modalità di conservazione:
- Conservazione statica a freddo, il metodo tradizionale, in cui l’organo viene mantenuto in soluzione conservante refrigerata.
- Perfusione meccanica normotermica o ipotermica, tecniche più recenti che mantengono l’organo irrorato con sangue o soluzioni ossigenate durante il trasporto, riducendo il danno ischemico.
Per il cuore pediatrico, la conservazione statica a freddo resta ancora la tecnica più utilizzata, soprattutto quando i tempi di trasporto sono relativamente brevi.
Cosa potrebbe essere accaduto nel caso specifico di Napoli
Le indagini dovranno chiarire diversi aspetti tecnici:
- Se il contenitore isotermico ha mantenuto la temperatura prevista.
- Se vi sia stato un contatto diretto o eccessivamente ravvicinato tra fonte di raffreddamento e organo.
- Chiariranno se siano stati rispettati i tempi massimi di ischemia.
- Se vi siano state anomalie nel monitoraggio della catena del freddo.
L’eventuale utilizzo di ghiaccio secco, se non adeguatamente isolato, potrebbe aver esposto l’organo a temperature troppo basse. Tuttavia, si tratta di un’ipotesi che dovrà essere verificata attraverso analisi tecniche, tracciabilità dei dispositivi di trasporto e valutazione istopatologica del tessuto cardiaco.
È importante sottolineare che nel percorso di trapianto intervengono équipe diverse – centro prelevatore, sistema di coordinamento, trasporto, centro trapianti – e ogni passaggio è regolato da protocolli stringenti.
Perché il cuore è particolarmente vulnerabile?
Tra gli organi trapiantabili, il cuore è uno dei più sensibili al danno ischemico. Il miocardio è un tessuto altamente metabolico e dipende in modo critico dall’ossigenazione. Anche brevi alterazioni nella perfusione o nella temperatura possono compromettere la funzionalità delle cellule cardiache.
Nei bambini, la situazione è ancora più delicata. I trapianti pediatrici sono rari, i donatori compatibili sono pochi e le finestre temporali sono ancora più ristrette. La perdita di un organo disponibile rappresenta un evento drammatico sia clinicamente sia eticamente.
Sicurezza dei trapianti e controlli
In Italia il sistema trapiantologico è considerato tra i più organizzati in Europa. La rete coordinata dal Centro Nazionale Trapianti prevede registri, tracciabilità e audit interni. Eventi avversi gravi sono rari, ma quando si verificano richiedono un’analisi approfondita per evitare il ripetersi di criticità.
Il caso del Monaldi pone interrogativi tecnici, non mette in discussione l’intero sistema. Tuttavia, evidenzia quanto la fase di trasporto sia cruciale e quanto anche una variabile apparentemente semplice come la temperatura possa determinare l’esito di un intervento complesso.
Il caso del Monaldi: cosa è accaduto e cosa si sta verificando
Il 23 dicembre 2025 un bambino di due anni è stato sottoposto a trapianto di cuore presso l’Ospedale Monaldi di Napoli, centro di riferimento nazionale per la cardiochirurgia pediatrica. L’organo proveniva da Bolzano ed era stato trasferito secondo le procedure previste per i trapianti interregionali. Durante l’intervento, tuttavia, i chirurghi avrebbero riscontrato condizioni non ottimali del cuore, con segni compatibili con un possibile danno da conservazione. Nonostante ciò, data l’estrema urgenza clinica e l’assenza di alternative immediate, hanno proceduto con il trapianto. Nelle ore successive il piccolo è stato ricoverato in terapia intensiva e posto in coma farmacologico, dove si trova tuttora sotto stretto monitoraggio.
La Procura ha aperto un’indagine per accertare eventuali criticità nelle fasi di trasporto e conservazione dell’organo. Tra le ipotesi al vaglio vi è quella di un’esposizione a temperature non conformi ai protocolli, in particolare l’eventuale utilizzo improprio di ghiaccio secco, che raggiunge temperature molto inferiori rispetto ai +4 °C raccomandati per la conservazione degli organi solidi.
Gli accertamenti tecnici stanno analizzando la catena di custodia, i dispositivi utilizzati, i sistemi di monitoraggio termico e la documentazione allegata al contenitore di trasporto. L’obiettivo è ricostruire con precisione ogni passaggio, verificando se vi siano state anomalie procedurali o tecniche che possano aver compromesso l’integrità dell’organo prima dell’impianto.
