HIV/AIDS: una prospettiva centrata sulle persone
L’HIV, il virus che ha scosso il mondo quasi tre decenni fa, portando con sé tragedie inimmaginabili, rappresenta tuttora una…
La zidovudina, nota anche come AZT, è stato il primo farmaco antiretrovirale approvato per il trattamento dell’infezione da HIV. Sintetizzata inizialmente negli anni ’60 come potenziale agente antitumorale, è diventata una pietra miliare nella storia della medicina moderna alla fine degli anni ’80, cambiando radicalmente le prospettive di cura della sindrome da immunodeficienza acquisita.
Appartenente alla classe degli inibitori della trascrittasi inversa nucleosidici (NRTI), la zidovudina agisce bloccando l’enzima utilizzato dal virus per replicarsi all’interno delle cellule umane. Mimando un blocco costitutivo del DNA, interrompe la catena genetica del virus, rallentandone significativamente la proliferazione e proteggendo il sistema immunitario dall’avanzamento della malattia.
Oltre a ridurre la carica virale nei pazienti affetti da HIV, la zidovudina ha svolto un ruolo storico fondamentale nel prevenire la trasmissione verticale del virus dalla madre al feto durante la gravidanza e il parto, riducendo drasticamente i tassi di infezione neonatale.
Oggi, la zidovudina viene impiegata raramente come monoterapia a causa della possibile insorgenza di resistenze e di effetti collaterali come l’anemia. Tuttavia, rimane un componente prezioso nelle terapie antiretrovirali combinate (HAART), utilizzata in combinazione con altri principi attivi per garantire la massima efficacia e una migliore tollerabilità a lungo termine per i pazienti.
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