Sexting e Revenge Porn, una vittima su tre non li conosce
Una vittima su tre non sa che Sexting e Revenge Porn sono reati. Il dato emerge dalle rilevazioni dell’osservatorio permanente…
Il termine revenge porn, tecnicamente definito come la diffusione non consensuale di immagini o video intimamente espliciti, rappresenta una grave violazione della dignità e della privacy. Spesso perpetrato da ex partner con intenti ricattatori o vendicativi, questo fenomeno sfrutta la rapidità della rete per amplificare il danno psicologico e sociale inflitto alla vittima, colpendone la reputazione in modo permanente.
Dal punto di vista legislativo, l’ordinamento italiano ha introdotto tutele specifiche attraverso il Codice Rosso, configurando questa condotta come un reato penale autonomo (art. 612-ter c.p.). La legge punisce non solo chi condivide inizialmente il materiale sensibile senza il consenso dell’interessato, ma anche chi contribuisce alla sua successiva diffusione o reiterazione online. Le sanzioni prevedono la reclusione e multe severe, aggravate se il fatto è commesso nell’ambito di una relazione affettiva.
Per contrastare efficacemente il fenomeno, la tempestività è fondamentale. Le vittime possono rivolgersi alle autorità competenti per sporgere querela o richiedere l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali. Quest’ultimo dispone di canali dedicati per bloccare preventivamente la condivisione di contenuti intimi sulle principali piattaforme social. Promuovere l’educazione digitale e la cultura del consenso rimane l’arma più potente per sradicare questa forma di violenza e proteggere la sfera personale di ogni individuo.
Una vittima su tre non sa che Sexting e Revenge Porn sono reati. Il dato emerge dalle rilevazioni dell’osservatorio permanente…