Cremona, operaio morì per l’amianto. Comune dovrà risarcire
Il Comune di Cremona dovrà risarcire le figlie di Ottorino Cervi con 166mila euro ciascuna. L’uomo lavorò 1947 al 1981…
La vicenda giudiziaria legata alla scomparsa di Ottorino Cervi si è conclusa con una pronuncia fondamentale per la tutela della salute dei lavoratori. L’operaio, impiegato per anni come caldaista presso la ex Centrale del Latte, è deceduto il 29 maggio 2004 a causa di un mesotelioma pleurico maligno, una grave forma tumorale direttamente correlata all’inalazione di fibre di amianto.
La Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza del primo grado di giudizio, riconoscendo la diretta responsabilità dell’amministrazione comunale. Secondo la ricostruzione dei giudici, l’ente non avrebbe adottato le necessarie misure di sicurezza per proteggere i propri dipendenti dai rischi derivanti dall’esposizione al materiale tossico, ampiamente impiegato nelle tubature e negli impianti di coibentazione del sito industriale.
In virtù di questo verdetto, il Comune di Cremona è stato condannato a versare un maxi risarcimento in favore delle figlie della vittima, Oriana e Laura, quantificato in 165.000 euro per ciascuna. Un indennizzo economico che rappresenta prima di tutto un significativo riconoscimento morale per la famiglia, rimasta per oltre tre lustri in attesa che venisse fatta piena luce sulle dinamiche e le responsabilità del decesso del proprio caro.
Il caso di Ottorino Cervi costituisce un importante precedente giuridico, evidenziando la centralità delle responsabilità dei datori di lavoro — sia pubblici che privati — nella tutela della salute nei luoghi di lavoro. La sentenza ribadisce l’inderogabilità delle norme sulla sicurezza e il dovere di risarcire le vittime dell’amianto e le loro famiglie.
Il Comune di Cremona dovrà risarcire le figlie di Ottorino Cervi con 166mila euro ciascuna. L’uomo lavorò 1947 al 1981…