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Ortoressia: quando l’ossessione per il cibo sano diventa un limite

Mangiare in modo sano è un’ottima abitudine, ma quando la ricerca della purezza alimentare si trasforma in un’ossessione maniacale, si entra nel campo dell’ortoressia nervosa. Questo disturbo del comportamento alimentare non si focalizza sulla quantità del cibo, come l’anoressia o la bulimia, bensì sulla sua qualità qualitativa e sulla rigidità delle regole geometriche ed etiche applicate alla dieta.

Chi soffre di ortoressia impiega ore a pianificare i pasti, analizzando meticolosamente la provenienza, la lavorazione e gli ingredienti di ogni alimento. Vengono drasticamente banditi cibi contenenti conservanti, additivi, pesticidi o grassi considerati “impuri”. Questa severa restrizione non solo mette a rischio l’equilibrio nutrizionale del corpo, portando a carenze vitaminiche o cali ponderali, ma logora profondamente la sfera psicologica e relazionale dell’individuo.

L’isolamento sociale è infatti una delle conseguenze più dolorose: cenare fuori o condividere un pasto in famiglia diventa fonte di un’ansia insostenibile e di profondi sensi di colpa se si trasgrediscono le proprie regole. Superare l’ortoressia richiede un approccio multidisciplinare che unisce il supporto di nutrizionisti e psicoterapeuti. L’obiettivo è scardinare i pensieri rigidi legati al cibo, aiutando la persona a riscoprire il piacere della tavola e a ristabilire un rapporto sereno, flessibile e autentico con l’alimentazione, liberandola dalla prigione della perfezione nel piatto.