Insonnia, causa-effetto di depressione e ansia
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L’orexina, nota anche come ipocretina, è un neurotrasmettitore fondamentale prodotto da un piccolo gruppo di neuroni situati nell’ipotalamo. Scoperta alla fine degli anni Novanta, questa molecola gioca un ruolo cruciale nella regolazione del ciclo sonno-veglia e nella gestione del bilancio energetico dell’organismo.
La sua funzione principale è quella di promuovere e sostenere lo stato di veglia e di attenzione. Quando i livelli di orexina sono adeguati, il cervello rimane attivo e vigile. Al contrario, una loro drastica riduzione o la perdita dei neuroni che la producono è la causa primaria della narcolessia di tipo 1, un disturbo neurologico caratterizzato da un’eccessiva sonnolenza diurna e da improvvisi attacchi di cataplessia, ovvero la perdita temporanea del tono muscolare.
Oltre a controllare il sonno, l’orexina influenza il comportamento alimentare, stimolando l’appetito e aumentando la motivazione alla ricerca di cibo. Partecipa inoltre alla risposta allo stress, alla regolazione delle emozioni e ai meccanismi di ricompensa, rendendola un punto di snodo fondamentale per molteplici funzioni fisiologiche.
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha concentrato grande attenzione sul sistema dell’orexina per lo sviluppo di nuovi farmaci. Gli antagonisti dei recettori dell’orexina, ad esempio, rappresentano oggi un’innovativa classe di trattamenti per l’insonnia, capaci di favorire il riposo senza alterare l’architettura naturale del sonno. Esplorare le potenzialità dell’orexina apre dunque prospettive promettenti per la cura dei disturbi del sonno e delle malattie metaboliche.
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