Emergenza adolescenti: nel Veneziano è boom di disagi
Negli ultimi cinque anni, nel Veneziano, gli adolescenti con disagio psichico sono più che triplicati. Se nel 2020 erano 450…
Il termine “nomofobia” (dall’inglese no-mobile-phone-phobia) descrive la paura incontrollabile di rimanere senza smartphone o privi di connessione alla rete. Non si tratta di una semplice abitudine, ma di una vera e propria ansia contemporanea che colpisce un numero crescente di persone, in particolare i nativi digitali, trasformando il telefono in un’estensione indispensabile del proprio essere.
I sintomi di questa condizione si manifestano chiaramente a livello sia fisico sia psicologico: stati di panico, irritabilità, sudorazione e tachicardia quando il dispositivo è scarico, dimenticato a casa o privo di campo. Chi soffre di nomofobia tende a controllare compulsivamente lo schermo alla ricerca di notifiche, sperimenta la “sindrome del controllo continuo” e sperimenta un forte disagio all’idea di essere escluso dal flusso costante delle interazioni sociali virtuali.
La dipendenza da smartphone non compromette solo la concentrazione e la produttività quotidiana, ma altera significativamente la qualità del sonno e le relazioni interpersonali nel mondo reale. Per ritrovare un equilibrio, esperti e psicologi raccomandano di praticare il “digital detox”, ovvero periodi di disconnessione programmata. Stabilire zone libere dalla tecnologia in casa, evitare l’uso del telefono prima di dormire e riscoprire il valore dei momenti offline sono i primi passi fondamentali per riprendere il controllo del proprio tempo e della propria serenità.
Negli ultimi cinque anni, nel Veneziano, gli adolescenti con disagio psichico sono più che triplicati. Se nel 2020 erano 450…