Osteoporosi: 100mila ricoveri l’anno per rottura femore
Rappresentano un problema importante per la sanità pubblica che rischia di avere un peso sociale ed economico sempre maggiore a…
Una fratture ossea consiste nell’interruzione della continuità di un osso, causata generalmente da traumi ad alta energia, come cadute o incidenti, oppure da microtraumi ripetuti e patologie indebolenti come l’osteoporosi. Questo evento attiva immediatamente un complesso e affascinante processo biologico di autoriparazione, durante il quale il corpo lavora per rigenerare il tessuto danneggiato.
Le fratture non sono tutte uguali e vengono classificate in base a diversi criteri. Si parla di frattura composta quando i frammenti ossei mantengono il loro allineamento anatomico, e di frattura scomposta quando i segmenti si spostano dalla loro posizione naturale. Un’altra distinzione cruciale è quella tra fratture chiuse, in cui la pelle rimane integra, ed esposte, che comportano una lesione cutanea e un conseguente elevato rischio di infezione batterica. I sintomi tipici includono dolore acuto, gonfiore, ematoma e l’impossibilità di muovere l’arto colpito.
Il trattamento moderno delle fratture mira a ripristinare la corretta anatomia e la funzionalità dell’osso. A seconda della gravità, l’approccio può essere conservativo, attraverso l’immobilizzazione con gessi o tutori, oppure chirurgico, mediante l’utilizzo di placche, viti o chiodi endomidollari per stabilizzare i frammenti. Successivamente, la riabilitazione fisioterapica gioca un ruolo chiave nel recupero della forza muscolare e della mobilità articolare, permettendo al paziente di tornare in tempi brevi alle normali attività quotidiane.
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Negli anziani è importante prevenire il rischio cadute con esercizi fisici, adeguato apporto di vitamina D e attenzione ai rischi…