Dapagliflozin: ecco come protegge i reni nel diabete 2
La Società Italiana di Diabetologia (SID) e il Centro Studi della SID, con il contributo non condizionante di AstraZeneca, hanno…
Il dapagliflozin è un principio attivo appartenente alla classe degli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2), noti anche come gliflozine. È ampiamente utilizzato nel trattamento di diverse patologie metaboliche, cardiovascolari e renali.
Il suo meccanismo d’azione è unico: agisce a livello dei tubuli renali bloccando il riassorbimento del glucosio. In questo modo, favorisce l’eliminazione del glucosio in eccesso direttamente attraverso le urine (glucosuria). Questo processo aiuta a ridurre la glicemia in modo indipendente dall’insulina, offrendo anche un moderato effetto di perdita di peso e un’azione diuretica che riduce la pressione arteriosa.
Le principali indicazioni terapeutiche del dapagliflozin includono:
Diabete mellito di tipo 2: utilizzato in monoterapia o in combinazione con altri ipoglicemizzanti (come la metformin) per migliorare il controllo glicemico.
Insufficienza cardiaca sintomatica: riduce il rischio di ospedalizzazione e morte cardiovascolare nei pazienti con frazione di eiezione ridotta o preservata.
Malattia renale cronica: aiuta a rallentare la progressione del danno renale nei pazienti adulti.
Il farmaco si assume per via orale, generalmente una volta al giorno. Tra gli effetti collaterali più comuni si riscontrano infezioni del tratto urinario e genitale, dovute alla presenza di zucchero nelle urine. Come per ogni terapia, l’assunzione deve avvenire sotto stretto controllo medico per valutare la dose corretta e prevenire complicanze come la chetoacidosi diabetica.
La Società Italiana di Diabetologia (SID) e il Centro Studi della SID, con il contributo non condizionante di AstraZeneca, hanno…