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Cervice corta in gravidanza: cause, rischi e cosa fare

La cervice uterina, o collo dell’utero, è la struttura che collega l’utero alla vagina. In condizioni normali mantiene una lunghezza di circa 3-4 centimetri per tutta la gravidanza, proteggendo il bambino e rimanendo ben chiusa fino al momento del travaglio. Si parla di cervice corta (o accorciamento cervicale) quando, generalmente prima della 24ª settimana, la sua lunghezza scende sotto i 25 millimetri.

Questa condizione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per il parto pretermine, poiché un collo dell’utero ridotto o indebolito potrebbe non riuscire a sostenere il peso del feto in crescita, rischiando di dilatarsi precocemente. Nella maggior parte dei casi, l’accorciamento è asintomatico e viene diagnosticato incidentalmente tramite un’ecografia transvaginale di routine (cervicometria). Tuttavia, alcune donne possono avvertire lievi crampi pelvici, pressioni al basso ventre o perdite vaginali anomale.

Le cause possono variare da fattori congeniti a precedenti interventi chirurgici al collo dell’utero, fino a infezioni uterine o gravidanze gemellari. Diagnosticarla per tempo è fondamentale per intervenire in modo mirato.

A seconda della gravità e dell’epoca gestazionale, il ginecologo valuterà le strategie terapeutiche più adatte: dalla somministrazione di progesterone per via vaginale (utile per rilassare la muscolatura), all’inserimento di un pessario (un anello in silicone che sostiene l’utero), fino al cerchiaggio cervicale, un piccolo intervento chirurgico con cui si applica un punto di sutura per mantenere chiusa la cervice. Con una diagnosi precoce e un monitoraggio costante, è possibile gestire la situazione in modo efficace e portare a termine la gravidanza in tutta sicurezza.