Bambini

Le sindromi influenzali in età pediatrica non devono essere sottovalutate. I dati del sistema nazionale RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) riportano un aumento delle infezioni respiratorie acute particolarmente significativo nella fascia pediatrica. Nel mese di dicembre, infatti, l’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità è stata pari a 10,4 casi per 1.000 assistiti. Questo andamento si inserisce in un contesto europeo caratterizzato da una circolazione virale precoce.

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) segnala che la stagione influenzale 2025-2026 è iniziata 3/4 settimane prima rispetto al passato. È spinta in particolare dal ceppo A(H3N2) subclade K.

È ora importante fare chiarezza: capire cosa significa “sindrome influenzale”, riconoscere quali sintomi possono essere gestiti a casa e quali richiedono un contatto con il pediatra. Sapere anche quali strumenti abbiamo a disposizione per prevenire la diffusione dell’infezione in famiglia e a scuola.

Che cosa sono le sindromi simil-influenzali

Con il termine sindromi simil-influenzali si indica un insieme di infezioni respiratorie acute che presentano sintomi simili a quelli dell’influenza. «Ciò anche quando non è presente il virus influenzale vero e proprio». Così Francesca Piacentini, medico in formazione specialistica in Pediatria, presso il servizio di Malattie Infettive, AOU Meyer Irccs. «Tra i virus più frequentemente coinvolti troviamo: virus influenzali (A e B), Rhinovirus, Virus respiratorio sinciziale (RSV), Adenovirus, Metapneumovirus e alcuni coronavirus stagionali».

Come si trasmettono i virus responsabili delle sindromi simil-influenzali

I virus responsabili delle sindromi simil-influenzali si trasmettono principalmente attraverso le goccioline respiratorie emesse quando si tossisce, starnutisce o si parla a distanza ravvicinata. Ma anche tramite mani e superfici contaminate. Dopo l’esposizione, il periodo di incubazione varia tra 1 e 4 giorni: in questa fase il bambino può non avere sintomi, ma essere già contagioso.

Le manifestazioni cliniche delle sindromi influenzali

«Queste infezioni – prosegue Piacentinipossono manifestarsi con febbre improvvisa, tosse, naso chiuso o mal di gola, stanchezza e dolori muscolari. Nei bambini più piccoli possono comparire anche vomito o diarrea. Nella maggior parte dei casi, il decorso è autolimitante e tende a risolversi nell’arco di pochi giorni, anche se la tosse può persistere più a lungo. Durante questo periodo è importante garantire riposo, offrire liquidi spesso e gestire la febbre correttamente. Il farmaco indicato è il paracetamolo, da somministrare alla dose adeguata in base al peso e all’età del bambino».

È fondamentale ricordare che non si deve assumere un antibiotico per la febbre senza una precisa indicazione medica. Gli antibiotici, infatti, non hanno effetti sui virus responsabili delle sindromi simil-influenzali. Il loro utilizzo improprio può comportare effetti indesiderati e contribuire allo sviluppo di resistenze antimicrobiche. Anche se nella maggior parte dei casi i sintomi si risolvono senza complicazioni, alcuni segnali richiedono attenzione e una valutazione pediatrica. Tra queste, difficoltà respiratoria, sonnolenza marcata, irritabilità inconsolabile, riduzione dell’assunzione di liquidi con diminuzione delle urine. Ed anche febbre persistente oltre 72 ore o un peggioramento dopo un iniziale miglioramento o la comparsa di convulsioni.

Vaccinazione antinfluenzale: raccomandazioni aggiornate

Un ruolo fondamentale nella protezione dei bambini e della comunità è svolto dalla vaccinazione antinfluenzale. «Secondo le raccomandazioni aggiornate del Ministero della Salute per la stagione 2025–2026 – evidenzia l’esperta – la vaccinazione è raccomandata dai 6 mesi di età. È offerta gratuitamente ai bambini tra 6 mesi e 6 anni. La vaccinazione non è importante soltanto per i bambini con condizioni di fragilità o patologie croniche, ma anche per quelli altrimenti sani. Ciò perché aiuta a prevenire forme più severe, riduce il rischio di complicanze, limita assenze scolastiche e lavorative. E contribuisce a diminuire la circolazione del virus nella comunità. Per alcuni bambini dai 2 anni di età è disponibile anche una formulazione spray nasale, semplice da somministrare e generalmente ben tollerata», conclude Piacentini.