SLA, BNP, Malattia di Lyme

Una molecola studiata in passato per il trattamento dei disturbi del sonno e della veglia mostra per la prima volta la capacità di proteggere i neuroni. E non solo, poiché si è rivelata in grado di favorire la riparazione della mielina nei modelli sperimentali di sclerosi multipla. Lo studio è stato pubblicato su “Science Translational Medicine” e identifica bavisant come candidato terapeutico capace di agire su due dei meccanismi più devastanti della malattia. Ovvero la degenerazione delle fibre nervose e il fallimento dei processi di rimielinizzazione.

Il progetto è stato coordinato dall’Università Vita-Salute San Raffaele e IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Ha coinvolto il Paris Brain Institute – Institut du Cerveau, (ICM,) la University of California San Francisco e l’Università di Münster. Lo studio, partendo dall’esplorazione di un archivio di oltre 1.500 farmaci, ha identificato un singolo candidato pronto per lo sviluppo clinico.

Sclerosi multipla progressiva ancora senza risposte

La sclerosi multipla progressiva è la forma più grave della malattia: colpisce oltre 1 milione di persone nel mondo e circa 15–20 mila in Italia. 

A differenza delle forme recidivanti, è caratterizzata da una degenerazione continua delle fibre nervose e dalla perdita della mielina, la guaina che protegge i neuroni. E che permette al segnale nervoso di viaggiare correttamente. Il risultato è una progressiva perdita delle funzioni motorie, visive e cognitive, oggi non arrestabile con i farmaci disponibili. 

Negli ultimi decenni, la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di approcci farmacologici in grado di agire contemporaneamente nel riparare la mielina e proteggere i neuroni. Ma un traguardo che consentirebbe di rallentare o bloccare la neurodegenerazione non è stato ancora raggiunto.

Da 1500 molecole a un candidato terapeutico: bavisant

Dai 1500 farmaci iniziali, l’analisi informatica ‘in silico’ ha identificato 273 molecole con potenziale attività su mielina e neuroni. Dopo una lunga serie di test, il numero si è ristretto a 32 composti, dopodiché i test di efficacia hanno ridotto i candidati principali a 6. 

Alla fine, i ricercatori si sono concentrati su bavisant, un antagonista del recettore istaminico H3, farmaco con un profilo di sicurezza già noto. Nei modelli sperimentali di sclerosi multipla, bavisant ha dimostrato di: 

  • Stimolare le cellule che producono mielina a riparare le fibre nervose.
  • Proteggere i neuroni dal danno degenerativo. 
  • Ridurre l’espressione dei geni coinvolti nell’infiammazione. 

In definitiva, la molecola agisce su 2 diversi tipi di cellule del cervello, cioè i neuroni e le cellule produttrici di melina. Permettono, così, al tessuto nervoso di ripararsi e di resistere al danno.

Un nuovo capitolo per la medicina rigenerativa

«Per la prima volta è stata individuata una molecola capace di rigenerare la mielina e, contestualmente, di proteggere i neuroni nella sclerosi multipla progressiva». A spiegarlo è Paola Panina, professoressa di biologia cellulare e sperimentale dell’Università Vita-Salute San Raffaele e co-autrice senior dello studio.

«Il nostro studio rappresenta un passo importante verso lo sviluppo di studi clinici mirati ai meccanismi della neurodegenerazione e della progressione della disabilità nella sclerosi multipla». Così Brahim Nait-Oumesmar, coautore senior e responsabile del gruppo di ricerca presso il Paris Brain Institute.

Bavisant non nasce da zero in laboratorio, è un farmaco già noto. Questo significa tempi più brevi, costi più bassi e maggiore sicurezza rispetto allo sviluppo di una nuova molecola. Un vantaggio enorme per una malattia che colpisce centinaia di migliaia di persone e richiede terapie a lungo termine. 

Fonte: Ospedale San Raffaele