Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di riforma del SSN, Servizio Sanitario Nazionale, che solleva non pochi perplessità nel sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED.
Le linee guida del disegno di legge delega sono molto generiche ed alcune scelte sembrano già critiche. Tra queste, in particolare l’istituzione degli “ospedali elettivi” – strutture per acuti prive di Pronto soccorso – rischia di creare una rete ospedaliera frammentata, con presidi incompleti. E, conseguentemente, con un inevitabile aumento dei trasferimenti di pazienti. Anche il nodo dei finanziamenti pesa. I decreti attuativi vengono presentati come economicamente neutri, ma la costruzione di strutture di alta specialità e l’acquisto di grandi tecnologie richiederanno fondi reali. Senza investimenti aggiuntivi, la coperta è corta: si finirà per ridurre la spesa altrove.
Ospedali elettivi, sarà un continuo rimbalzo dei pazienti
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Da anni ormai viviamo in un contesto dove i Pronto soccorso sono presi d’assalto, con grande disagio per tutti i cittadini. Pertanto, «la trasformazione di importanti strutture sanitarie in ospedali elettivi senza Pronto soccorso determinerà un ridimensionamento importante delle strutture d’emergenza a cui i cittadini potranno rivolgersi». Lo dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED. «Al contempo, l’inevitabile potenziamento delle branche mediche e chirurgiche di elezione negli ospedali elettivi potrebbe comportare un contestuale ridimensionamento degli ospedali con Pronto soccorso. Qui, dunque, rimarranno solo attività residuali legate all’emergenza-urgenza».
«In sintesi, avremo ospedali dedicati quasi solo all’emergenza, impoveriti di reparti d’elezione, e altri concentrati sulle attività programmate. Il risultato – continua Quici – sarà un continuo rimbalzo dei pazienti: chi arriva in Pronto soccorso verrà stabilizzato e poi trasferito altrove per le cure definitive, sempre che ci sia un posto letto disponibile. È una logica che aumenta i rischi clinici e complica l’assistenza».
La riforma del SSN causerà distorsioni notevoli del mercato del lavoro
Secondo CIMO-FESMED, se la creazione di ospedali di terzo livello potrà ridurre la mobilità sanitaria tra Regioni, quella interna alle stesse province è destinata ad aumentare. Ed anche in modo significativo.
«Tutto questo – aggiunge Quici – porterà anche a distorsioni notevoli del mercato del lavoro. Ci saranno medici disposti a lavorare negli ospedali ridimensionati che svolgono prevalentemente attività di emergenza-urgenza, in raccordo con gli ospedali di comunità? Ne dubitiamo. È dunque prevedibile un esodo di professionisti verso strutture più qualificate e meno usuranti di quelle dotate di Pronto soccorso».
Preoccupano inoltre i vincoli finanziari. Si parla di neutralità economica dei decreti attuativi, ma per finanziare ospedali di terzo livello e grandi tecnologie serviranno risorse. Se non ci sono nuovi fondi, è evidente che si taglierà altrove. E a pagare sarà, come sempre, l’anello più debole del sistema, cioè proprio quegli ospedali con Pronto soccorso abbandonati dai medici e presi d’assalto dai pazienti.
Necessaria una reale integrazione tra ospedale e territorio
«Il SSN – conclude Quici – ha bisogno di una riorganizzazione seria e di una reale integrazione tra ospedale e territorio. Oggi non possiamo permetterci un’altra riforma sbagliata dopo il fallimento del DM 70/2015. Decreto che ha introdotto un sistema involutivo portando alla chiusura di migliaia di reparti e riducendo l’offerta sanitaria. Per questo la Federazione CIMO-FESMED seguirà con la massima attenzione l’iter legislativo e valuterà ogni iniziativa necessaria per difendere la qualità dell’assistenza ai cittadini».
