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Nel panorama del cinema italiano contemporaneo, il film Sulla mia pelle (2018) si impone come un’opera di straordinaria intensità civile e narrativa. Capace di riportare al centro del dibattito pubblico il delicato rapporto tra giustizia, diritti e tutela della salute. Diretto con rigore e sensibilità da Alessio Cremonini, il film ripercorre le ultime, drammatiche ore di Stefano Cucchi, interpretato a Alessandro Borghi. E trasforma una vicenda giudiziaria complessa in un racconto umano potente e necessario.

Nel cast figurano anche Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano, Andrea Lattanzi, Tania Garribba e Dora Romano.

Attraverso uno stile asciutto e realistico, la narrazione mette in evidenza l’isolamento del protagonista, il rapporto con la famiglia e le criticità del sistema penitenziario e sanitario, offrendo una riflessione sul diritto alla salute e sulle responsabilità delle istituzioni.

All’interno di questa narrazione essenziale e rigorosa, si distingue anche l’interpretazione dell’attrice Dora Romano, che veste i panni della dottoressa Corbi. Il suo personaggio, presente nelle fasi più critiche della vicenda, diventa simbolo di un sistema sanitario chiamato a confrontarsi con responsabilità etiche profonde e non sempre risolte. La performance della Romano, misurata e incisiva, contribuisce a restituire il clima di tensione e ambiguità che permea l’intero racconto.

Questo film rappresenta un punto di osservazione privilegiato per riflettere sul concetto di “esigibilità” dei diritti sanitari, soprattutto nei contesti di vulnerabilità e custodia. Attraverso lo sguardo del regista e il contributo di interpreti come Dora Romano, Sulla mia pelle sollecita una domanda cruciale: fino a che punto il diritto alla salute può essere realmente garantito quando le istituzioni sono chiamate a tutelare i cittadini più fragili?

Conosciamo Dora Romano

Dora Romano è un’attrice italiana con oltre quarant’anni di carriera tra teatro, cinema e televisione. Formata alla Bottega Teatrale di Firenze fondata da Vittorio Gassman, ha costruito un percorso artistico solido collaborando con grandi maestri tra cui Eduardo De Filippo, Paolo Sorrentino, Ferzan Özpetek e Tom Tykwer.

Attrice intensa e raffinata, ha sviluppato uno stile fondato su rigore teatrale, profondità psicologica e attenzione alla parola, mantenendo una continuità rara tra teatro classico, cinema d’autore e serialità contemporanea.

È nota al grande pubblico per il ruolo della maestra Oliviero nella serie L’amica geniale con Saverio Costanzo e per quello di Filomena in Imma Tataranni – Sostituto procuratore. Al cinema ha preso parte a numerosi film. tra cui appunto Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, confermandosi interprete capace di dare profondità e umanità anche ai ruoli più complessi.

L’attrice Dora Romano – immagine libera da diritti

L’intervista a Dora Romano

Nel film “Sulla mia pelle” hai interpretato la dottoressa di Cucchi in carcere. Quanto ti sei documentata sulle dinamiche per rendere il personaggio credibile?

Ho interpretato la dottoressa, l’ultima in ordine di tempo ad averlo visitato prima della sua morte. Cercando informazioni sul modus operandi di questa dottoressa, ho scoperto che è stata l’unica che avesse cercato di convincere Stefano Cucchi a farsi curare, purtroppo senza successo. Ho cercato di dare a questa dottoressa una dolorosa empatia, empatia che quel ragazzo non aveva trovato durante la sua tragica vicenda.

Quali aspetti del rapporto tra la dottoressa e Stefano Cucchi ti hanno colpito di più?

Il rifiuto di Stefano a farsi curare (nel film, n.d.r.) ha significato per la dottoressa una sorta di sconfitta per il suo mandato.
Credo che un medico minimamente coscienzioso ne sarebbe profondamente colpito.

Ci sono stati momenti che ti hanno fatto riflettere sul ruolo determinante delle decisioni mediche e sull’impatto che possono avere sulle vite delle persone?

Il ruolo del medico è determinante per la vita e per la morte delle persone. Nelle loro mani ci sono vite reali. A volte il loro distacco è una sorta di difesa emotiva che li preserva dal partecipare troppo intensamente al destino degli ammalati. Questo l’ho notato più volte per esperienza personale. Noi tutti abbiamo bisogno innanzitutto di brave persone che facciano i medici, poi gli errori sono umani e sono sempre in agguato.