Scegliere un ospedale è una delle decisioni più importanti che una persona possa trovarsi ad affrontare. Eppure, fino a pochi anni fa, strumenti affidabili per confrontare le strutture sanitarie a livello globale erano praticamente assenti. A colmare questo vuoto ci ha pensato Newsweek, il settimanale americano che dal 2019 pubblica ogni anno, in collaborazione con la piattaforma di analisi dati Statista, la classifica “World’s Best Hospitals”.

Nella sua edizione 2025, il ranking prende in esame 2.445 ospedali distribuiti in 30 Paesi, con una lista globale dei 250 migliori al mondo. Un punto di riferimento ormai consolidato per pazienti, professionisti sanitari e amministratori ospedalieri di tutto il mondo.

Come funziona la classifica dei migliori ospedali del mondo

La metodologia della classifica si basa su quattro fonti distinte, combinate in un punteggio complessivo. Il peso maggiore — circa il 40% — è attribuito alle raccomandazioni tra pari: tens of thousands di medici, professionisti sanitari e manager ospedalieri in 30 Paesi sono stati invitati a segnalare gli ospedali che considerano eccellenti, sia nel proprio Paese che all’estero. Le autoreferenze non erano consentite.

Il secondo pilastro, con un peso di circa il 37,5%, riguarda le metriche di qualità oggettiva: dati pubblici su standard igienici, sicurezza del paziente, dotazione di personale e outcome clinici.

Il terzo elemento è la soddisfazione dei pazienti, ricavata da sondaggi post-ricovero. Infine, con una quota del 5%, vengono considerati i cosiddetti PROMs — Patient-Reported Outcome Measures. Si tratta di questionari standardizzati con cui i pazienti riferiscono direttamente la propria percezione della qualità della cura e della qualità di vita dopo le dimissioni.

A partire dall’edizione 2025, è stato aggiunto anche un punteggio bibliometrico. Esso misura l’impatto della produzione scientifica degli ospedali in termini di pubblicazioni e citazioni. Non si tratta quindi solo di cura clinica, ma anche di innovazione e contributo alla ricerca medica globale.

I migliori ospedali del mondo: chi guida la classifica globale

In testa alla classifica 2025 si trova la Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti, seguita dalla Cleveland Clinic, anch’essa americana, rinomata per la cardiologia e la chirurgia.

Al terzo posto c’è il Toronto General – University Health Network canadese, un centro di eccellenza nei trapianti. Quarto è il Johns Hopkins Hospital di Baltimora. Il quinto posto spetta a un ospedale europeo, il Karolinska Universitetssjukhuset di Stoccolma, che si conferma il migliore in Europa per il secondo anno consecutivo. Al sesto posto si trova il Massachusetts General Hospital di Boston, al settimo la Charité di Berlino. Questi ospedali condividono alcune caratteristiche distintive: una forte integrazione tra attività clinica e ricerca accademica, la capacità di attrarre professionisti di altissimo livello da tutto il mondo e l’adozione rapida delle tecnologie mediche più avanzate.

L’Europa in classifica: Germania, Svezia e Francia in testa

L’Europa è ben rappresentata nella Top 250, con alcune nazioni particolarmente forti. La Germania è il Paese europeo con il maggior numero di ospedali in classifica. Con 220 strutture incluse, è seconda solo agli Stati Uniti. La Charité di Berlino, settima al mondo, è uno dei più grandi ospedali universitari d’Europa, affiliato alla Freie Universität e alla Humboldt Universität. La Charité ha prodotto oltre la metà dei premi Nobel tedeschi per la medicina e la fisiologia, un dato che testimonia l’inscindibile legame tra eccellenza clinica e ricerca scientifica.

La Svezia si distingue con il Karolinska al quinto posto mondiale e con altri sette ospedali nella Top 250.

La Francia è guidata dal Pitié-Salpêtrière di Parigi, che per il sesto anno consecutivo guida la classifica nazionale, posizionandosi all’undicesimo posto globale. La Svizzera, con l’Universitätsspital Zürich nella top 10 mondiale, dimostra che anche Paesi piccoli possono aspirare ai vertici quando investono strutturalmente in sanità e ricerca.

L’Italia nella classifica dei migliori ospedali del mondo

L’Italia ottiene un risultato significativo nell’edizione 2025. Tredici strutture italiane rientrano nella Top 250 mondiale, un dato che testimonia la presenza di poli di eccellenza riconosciuti a livello internazionale, nonostante le note difficoltà strutturali del Servizio Sanitario Nazionale.

In testa alla classifica italiana c’è per la prima volta il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, al 37° posto mondiale, seguito dal Policlinico Gemelli di Roma al 44° e dall’Ospedale San Raffaele al 54°. Completano la top cinque italiana l’Humanitas di Rozzano e il Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

Sul fronte delle specializzazioni, il quadro italiano è ancora più lusinghiero. Il Centro Cardiologico Monzino di Milano è undicesimo al mondo per cardiologia. L’Istituto Neurologico Carlo Besta è tra i migliori 20 globali per neurologia e neurochirurgia. Lo IEO — Istituto Europeo di Oncologia di Milano — e l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna entrano nella top 10 mondiale rispettivamente in oncologia e ortopedia. Si tratta prevalentemente di ospedali universitari o IRCCS — Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico — in cui l’attività clinica quotidiana si intreccia con la ricerca. È questo modello a spiegare le loro performance.

Cosa ci dice davvero questa classifica

La classifica di Newsweek e Statista è uno strumento utile, ma va letta con consapevolezza. Non misura tutto ciò che conta in un ospedale — l’accessibilità, l’equità nell’erogazione delle cure, la capacità di risposta nelle emergenze locali . Favorisce naturalmente le strutture di grandi dimensioni, universitarie e orientate alla ricerca.

Detto questo, fornisce un quadro prezioso sulle condizioni che permettono a un ospedale di eccellere. Tra queste l’integrazione tra clinica e ricerca. La capacità di attrarre e trattenere talenti, la trasparenza nella misurazione degli esiti e la centralità dell’esperienza del paziente. Questi non sono traguardi riservati ai sistemi sanitari più ricchi. Sono, piuttosto, scelte organizzative e culturali che ogni sistema sanitario può adottare, indipendentemente dal contesto economico in cui opera.