medici

La situazione dei medici in Italia preoccupa sempre di più. A lanciare l’allarme è il segretario generale del Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana e professionalità dell’Area sanitaria (Sumai Assoprof), Antonio Magi.

«Entro il 2025 perderemo 14.493 medici di medicina generale e pediatri di libera scelta – ha ribadito -. Ma anche 3.674 specialisti ambulatoriali, 20.500 dirigenti medici per un totale di 38.667 medici. Senza contare i prepensionamenti, le dimissioni volontarie e i medici che emigrano all’estero».

Dal 2025 la sanità pubblica potrebbe saltare

«La sensazione di abbandono che provano oggi i medici e la scarsa attenzione alla manutenzione del Servizio sanitario nazionale», ha proseguito, «sta portando molti professionisti della sanità, soprattutto i più giovani, a cercare strade alternative per vivere la professione con meno burocrazia, più sicurezza, migliore retribuzione e organizzazione».

Magi ha ammonito: «Se non ci saranno subito investimenti seri e decisivi sul personale sanitario, la sanità pubblica italiana che conosciamo oggi, anche se in crisi, dal 2025 rischia di saltare realmente».

Ci sono sempre più medici nel privato

A causare l’attuale situazione sono, tra gli altri, gli stipendi non in linea con gli altri Paesi europei. «Dimissioni volontarie, prepensionamenti, concorsi pubblici che vanno deserti, mancanza di sostituti per la specialistica ambulatoriale», ha continuato Magi.

Ha continuato: «Sempre più aree carenti per la medicina generale e medici che scelgono di lavorare nel privato, in cooperative o di andare all’estero da dove arrivano proposte economiche che permettono qualità di vita migliore. Proporre le stesse ricette che sanno più di ideologia che di concretezza è una scelta suicida».

Necessario riformare il percorso formativo

Secondo il segretario generale del Sumai Assoprof bisognerebbe riformare il percorso formativo. La proposta è prevedere, oltre ai primi quattro anni teorici uguali per tutti, quattro anni di formazione specialistica pratica. Quest’ultima potrebbe essere come medicina generale oppure specializzazione in una specifica branca della medicina.

Si potrebbero, poi, fare seguire tre anni, facoltativi, di super specializzazione attraverso master universitari. Così, ha concluso Magi, «non si avrebbe una formazione medica completa per entrare nel Servizio sanitario nazionale. Questo richiede una seria programmazione nei numeri dei posti e delle specialità».

Medici, necessari investimenti sul personale sanitario

Servono anche investimenti decisivi. «La sanità pubblica che conosciamo oggi dal 2025 rischia di saltare», ha detto Magi. Le principali criticità del sistema sono l’invecchiamento demografico, il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, la carenza di personale e la retribuzione del personale.

«Le scelte fatte finora», ha aggiunto, «ci stanno portando a un bivio: sanità pubblica o sanità privata? Se la sanità virerà verso il privato questa scelta comporterà per gli italiani maggiori costi a causa delle regole di un mercato spietato fatto solo di profitto».

«Ciò significa addio all’universalismo, all’equità e all’uguaglianza dei cittadini davanti alla malattia. Una sanità pubblica debole porterà costi elevati in termini di salute e questo inciderà sul sistema produttivo».

Gli ospedali in Italia si stanno svuotando

Mancano sul territorio medici specialisti ambulatoriali, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Gli ospedali si stanno svuotando. La desertificazione della sanità sta portando all’estinzione del professionista del Ssn.

«Nel corso degli anni», ha precisato Magi, «a causa di scellerate scelte politiche, il territorio non è più riuscito a soddisfare efficacemente i bisogni della gente, costringendo i pazienti ad andare sempre più in ospedale invece di curarsi a casa o ambulatorialmente. La ridotta offerta specialistica sul territorio è uno dei motivi che ha generato liste d’attesa interminabili insieme alla medicina difensiva».

Le soluzioni possibili alla situazione

«Attualmente gli specialisti ambulatoriali sono titolari di incarichi a tempo indeterminato che vanno dalle 5 alle 30 ore settimanali, con una media di 25 ore», ha aggiunto, «da subito si potrebbe pensare ad un incremento medio stimato intorno alle 7 ore settimanali che porterebbe l’attuale media oraria dalle 25 alle 32 ore settimanali».

«Le regioni che si lamentano delle lunghe liste d’attesa e della mancanza di specialisti invece dei medici stranieri potrebbero proporre ai nostri colleghi che non hanno il massimale orario e che operano a tempo indeterminato, quindi già in servizio nelle loro aziende sanitarie, un incremento orario ai sensi dell’articolo 20 comma 1 del vigente Acn».

«Chiediamo alle regioni – ha concluso – di proporre la trasformazione immediata a tempo indeterminato per i contratti degli specialisti ambulatoriali che operano a tempo determinato nel Ssn. In questo modo le regioni otterrebbero anche un notevole risparmio economico».