Ipertensione

L’ipertensione colpisce un adulto su tre in tutto il mondo, è una condizione comune e mortale che può causare ictus, infarto, insufficienza cardiaca, danni renali. E molti altri problemi di salute, descritti nel primo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha analizzato “il devastante impatto globale della pressione alta“. Sul problema si è discusso nel corso della 78° sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per capire “come vincere la sfida contro questo killer silenzioso”.

In Italia, l’ipertensione interessa il 34% della popolazione compresa tra i 30 e i 79 anni. Si calcola che con cure adeguate i decessi diminuiranno di molto nei prossimi anni. Infatti, “circa 4 persone affette da ipertensione su 5 – si legge nel rapporto – non vengono adeguatamente trattate. Ma se i Paesi riuscissero ad aumentare la copertura, si potrebbero evitare 76 milioni di decessi tra il 2023 e il 2050″.

Ipertensione, numeri raddoppiati in venti anni

Tra il 1990 e il 2019, sono raddoppiate le persone che convivono con l’ipertensione, ovvero con una pressione sanguigna pari o superiore a 140/90 mmHg. Nel giro di 20 anni, gli ipertesi sono passati da 650 milioni a 1,3 miliardi, ma la metà di essi non sono consapevoli della propria condizione. “Più di 3 quarti degli adulti con ipertensione vivono in Paesi a basso e medio reddito. L’ipertensione – rende noto il rapporto – può essere controllata con regimi terapeutici semplici e a basso costo. Eppure solo circa una persona su 5 raggiunge questo obiettivo”.

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sottolinea che i programmi per affrontare questa condizione sono «trascurati, hanno bassa priorità e sono ampiamente sottofinanziati». Controllare l’ipertensione «deve far parte del percorso di ogni Paese verso una copertura sanitaria universale», aggiunge Ghebreyesus.

La prevenzione riduce i decessi e abbatte i costi sanitari

Tra gli interventi più efficaci in termini di costi nell’assistenza sanitaria sono ricomprese la prevenzione, la diagnosi precoce e la gestione efficace dell’ipertensione. Dovrebbero “essere prioritari – continua il rapporto – come parte del pacchetto di benefici sanitari offerti nei vari Paesi a livello di assistenza primaria. I benefici economici derivanti dal miglioramento dei programmi di trattamento dell’ipertensione superano i costi in un rapporto di circa 18 a 1″.

Difatti, “un aumento del numero di pazienti effettivamente trattati per l’ipertensione potrebbe prevenire 76 milioni di decessi, 120 milioni di ictus. E anche 79 milioni di attacchi cardiaci e 17 milioni di casi di insufficienza cardiaca da qui al 2050”.

Una buona cura dell’ipertensione è l’obiettivo

L’età avanzata e i fattori genetici possono aumentare il rischio. Ci sono, però, fattori modificabili che possono anche aumentare il pericolo di sviluppare questa condizione. Tra questi, una dieta ricca di sale, la mancanza di attività fisica e il consumo eccessivo di alcol. È fondamentale cambiare stile di vita, seguendo una dieta più sana, smettendo di fumare e diventando più attivi. Ciò può aiutare ad abbassare i livelli di pressione sanguigna. In tanti casi, si deve far ricorso ai farmaci per tenerla efficacemente sotto controllo e prevenire complicanze correlate.

«Una buona cura dell’ipertensione è conveniente, a portata di mano e rafforza l’assistenza sanitaria di base», dice Tom Frieden, presidente e Ceo di Resolve to Save Lives. «La sfida ora è trasformarla da un qualcosa ‘a portata di mano’ a un obiettivo raggiunto. Questo richiederà l’impegno dei Governi di tutto il mondo».