Dalla diagnosi precoce alla terapia personalizzata, l’intelligenza artificiale in oncologia non è più una prospettiva futura, ma uno strumento già integrato nella ricerca e nella pratica clinica. A sottolinearlo è Rossana Berardi, intervenuta a Milano a un convegno organizzato dalla Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. L’AI, spiega, viene utilizzata per “clusterizzare i pazienti”, cioè individuare sottogruppi con caratteristiche cliniche e molecolari differenti, capaci di orientare prognosi e scelte terapeutiche.

Ma cosa significa, concretamente, parlare di intelligenza artificiale in oncologia? E quali sono le sue applicazioni reali oggi?

Cos’è l’intelligenza artificiale in medicina

In ambito sanitario, l’intelligenza artificiale comprende sistemi informatici capaci di analizzare grandi quantità di dati clinici, radiologici, genetici e laboratoristici, individuando pattern e correlazioni non sempre evidenti all’occhio umano. Le tecniche più utilizzate sono il machine learning e il deep learning, particolarmente efficaci nell’analisi di immagini e dati complessi.

In oncologia, dove la mole di informazioni è enorme e in costante crescita – dai dati genomici ai referti radiologici – l’AI rappresenta uno strumento potente di supporto decisionale.

Diagnosi precoce: il primo campo di applicazione

Uno degli ambiti in cui l’intelligenza artificiale sta mostrando risultati concreti è la diagnosi precoce. In radiologia, algoritmi avanzati sono già in grado di supportare l’interpretazione di mammografie, TAC torace e risonanze magnetiche, aumentando la sensibilità nell’individuare lesioni sospette e riducendo i falsi negativi.

Nel tumore del polmone, ad esempio, l’analisi automatizzata delle immagini TAC può identificare noduli millimetrici e valutarne le caratteristiche nel tempo. Nello screening mammografico, sistemi di AI possono evidenziare aree a rischio e aiutare il radiologo nella stratificazione del rischio.

L’obiettivo non è sostituire il medico, ma potenziarne la capacità diagnostica, soprattutto in contesti ad alta complessità o con elevati volumi di esami.

Screening e stratificazione del rischio

La prevenzione oncologica si basa su programmi di screening organizzati, come quelli per il tumore della mammella, del colon-retto e della cervice uterina. L’intelligenza artificiale può contribuire a rendere questi programmi più mirati.

Attraverso l’analisi integrata di dati anagrafici, clinici, genetici e comportamentali, è possibile individuare sottogruppi di popolazione con rischio maggiore e modulare frequenza e modalità degli esami di controllo. Questo approccio, noto come risk-based screening, punta a superare il modello uniforme per età e sesso, introducendo una prevenzione più personalizzata.

Clusterizzare i pazienti: la medicina di precisione

Il cuore dell’innovazione, come ricordato da Berardi, è la capacità dell’AI di “clusterizzare” i pazienti. In oncologia, due persone con la stessa diagnosi istologica possono avere andamenti clinici e risposte terapeutiche molto diversi.

L’intelligenza artificiale analizza dati clinici, molecolari e genomici per identificare sottogruppi omogenei, associati a prognosi specifiche o a maggiore probabilità di risposta a determinati farmaci. Questo è particolarmente rilevante nei tumori con elevata eterogeneità biologica, come il carcinoma mammario, il tumore del polmone o il melanoma.

L’integrazione tra sequenziamento genetico e modelli predittivi consente di selezionare terapie target o immunoterapie in modo più accurato, riducendo trattamenti inefficaci e potenziali effetti collaterali.

Intelligenza artificiale in oncologia: ricerca clinica

Nella ricerca, l’intelligenza artificiale accelera l’analisi di grandi database clinici e sperimentali. Può individuare correlazioni tra biomarcatori e outcome clinici, suggerire nuove ipotesi terapeutiche e facilitare la progettazione di trial clinici più mirati.

Inoltre, l’AI può contribuire a identificare pazienti eleggibili per studi sperimentali, analizzando automaticamente cartelle cliniche e criteri di inclusione.

Supporto ai pazienti e percorsi di cura

L’AI non si limita alla diagnosi e alla terapia. Sistemi digitali avanzati possono monitorare sintomi, effetti collaterali e aderenza terapeutica attraverso app e piattaforme di telemedicina. Questo consente interventi precoci in caso di tossicità e migliora la continuità assistenziale.

In ambito organizzativo, l’intelligenza artificiale può ottimizzare i percorsi diagnostico-terapeutici, riducendo tempi di attesa e migliorando la gestione delle risorse.

Lntelligenza artificiale in oncologia: limiti e questioni aperte

Nonostante le potenzialità, restano questioni cruciali. La qualità dei dati è determinante: algoritmi addestrati su dataset non rappresentativi possono generare bias e disuguaglianze. Inoltre, l’AI deve essere validata con studi clinici rigorosi prima di un’adozione su larga scala.

Un altro tema centrale è la responsabilità clinica: l’intelligenza artificiale è uno strumento di supporto, ma la decisione finale resta in capo al medico. La relazione medico-paziente, elemento chiave dell’oncologia, non può essere sostituita da un algoritmo.

Intelligenza artificiale in oncologia: una trasformazione già in atto

L’affermazione di Rossana Berardi fotografa una realtà in evoluzione. L’intelligenza artificiale è già integrata nella ricerca oncologica e sta entrando progressivamente nella pratica clinica quotidiana. Dalla diagnosi precoce alla stratificazione del rischio, dalla medicina di precisione alla gestione dei percorsi di cura, il suo ruolo è destinato a crescere.

La sfida ora è duplice: garantire rigore scientifico nell’implementazione e assicurare che l’innovazione tecnologica si traduca in un reale beneficio per i pazienti, riducendo disuguaglianze e migliorando esiti e qualità di vita.