A 50 anni dalla morte del poeta, scrittore, cineasta, giornalista e pittore Pier Paolo Pasolini, condividiamo alcuni ricordi sul grande e controverso artista, famoso anche per essere stato appassionato di calcio. Al punto tale che istituì aver istituito la squadra Nazionale di Attori e Cantanti.
Una personalità preziosa, la cui struggente memoria passa attraverso la sua opera e tramite coloro che hanno vissuto la sua epoca, della quale fu un acuto critico ed osservatore. Una vita dedicata alla ricerca della verità e dell’eccesso. Protagonista di forti polemiche nei confronti della società dei consumi e della borghesia.
Alberto Moravia ne pianse la morte dichiarando che “il poeta dovrebbe essere considerato sacro. Perché non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto dentro un secolo”.
Pecetto, quel museo a Monteverde e la targa della memoria
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Condivido alcuni dei tantissimi aneddoti che mi legano a Pasolini, tra cui una naturale ispirazione come artista e giornalista.
Tra i ricordi, il mio incontro a Roma con Silvio Parrello, pittore che conobbe Pasolini in gioventù, citato in uno dei suoi romanzi “Ragazzi di Vita” in occasione di una intervista giornalistica.
Soprannominato “Er Pecetto”, Parrello svolge la sua attività presso il suo studio a Monteverde in via Federico Ozanam. Il quale è un piccolo museo non ufficiale ricco di testi, ritagli di giornali, oggetti rari e preziosi appartenuti a Pierpaolo Pasolini.
Sembra ieri inoltre che, con il Municipio IX Roma ed altre istituzioni collaborai alla messa a terra in Via Eufrate, della targa commemorativa davanti alla sua casa dell’Eur.
Il ricordo di Ruggero Alcanterini
Colpi di testa e di cuore
Qui di seguito riporto invece una memoria di Ruggero Alcanterini, presidente del CNIFP – Comitato Nazionale Italiano Fair Play.
“Ricordo come fosse ieri la mia prima incursione in quel di Nuova Ostia. Ero nel pieno esercizio delle mie molteplici funzioni, ma soprattutto vertice nazionale dello sport per l’AICS. Era il 1970 e il quartiere godeva di un incredibile punto di riferimento e aggregazione in un campo di calcio realizzato secondo l’antica filosofia del mio amico Lionello Cianca. Ossia quello che fu il vice del Commissario Onesti al CONI, ovvero frutto di una presa di possesso a fin di bene.
Il “Robin Hood” della situazione era un personaggio deciso, coraggioso, socialista e il suo nome era Edoardo Cicconi. Il Campo, come la Polisportiva appena fondata, aveva un nome, quello dell’eroe della Resistenza, senatore Rodolfo Morandi.
Lì, in Piazza Gasparri, c’erano il Circolo Sportivo, ricreativo, culturale AICS (Associazione Italiana Circoli Sportivi fondata nel 1962 da Giacomo Brodolini) e la sezione del Partito Socialista. Edoardo non nascondeva le difficoltà che giorno per giorno doveva affrontare in un contesto, dove scelte di politica sociale sbagliate avevano concentrato il massimo del disagio.”

Il ritrovamento del corpo
E continua: “Nella miriade di tornei e di eventi popolari legati al calcio e non solo fu coinvolto lo stesso Pierpaolo Pasolini, che appena cinque anni più tardi, la mattina della domenica 2 novembre 1975 fu rinvenuto cadavere davanti alla sua baracca.
Lo scrittore, vittima di un orrendo massacro, appariva come un misero mucchietto di stracci, intriso di sangue. Il corpo era martoriato, ecchimosi dappertutto. La testa fracassata, Pasolini sfigurato, il corpo coperto da escoriazioni, profonde ferite alla testa, dieci costole fratturate e le falangi della mano sinistra spezzate. Un corpo contundente gli aveva provocato le profonde ferite sul volto e alla nuca. Una violenza ed una ferocia tali da lasciare senza fiato e soprattutto dubbi sulle reali modalità dell’assassinio .
Quando andai con Edoardo a vedere il luogo del delitto, lui non disse una parola, mi spinse qualche decina di metri più in là e tra strutture fatiscenti mi mostrò la vasca di una piscina abbandonata, un sogno spezzato, incompiuto proprio come quello di Pasolini, piena d’acqua piovana, putrescente.“
Il ruolo sociale dello sport
“Adesso che Edoardo non c’è più – prosegue Alcanterini – gli sopravvive il calcio giocato dai ragazzi della Morandi nel Campo della Ostia Mare, perché le strutture “abusive”, ma salvifiche, della Polisportiva in Piazza Gasparri non sono mai state sostituite dal nuovo complesso annunciato e finanziato con sei milioni giusto nella zona “pasoliniana” dell’Idroscalo. Vittima anch’esso degli stop seguiti alle inchieste per Mafia Capitale.
“Ecco, dunque, emergere la vera anima, il ruolo dello sport e in particolare del calcio nel sociale che, come il rugby praticato e narrato da Daniele Piervincenzi, vittima di Roberto Spada, non si gioca tanto di testa, quanto con il cuore.” – conclude Alcanterini.

La Nazionale Calcio Attori
La Nazionale Calcio Attori rappresenta un unicum nella storia del calcio e dello spettacolo italiano, un progetto che unisce divertimento, cultura e beneficenza. Dal 1971, anno della sua fondazione, questa squadra di artisti e personaggi dello spettacolo è stata capace di regalare emozioni e speranza, trasformando la passione per il calcio in un veicolo di solidarietà. Ogni partita, torneo o evento contribuisce a raccolte fondi destinate a iniziative benefiche su tutto il territorio nazionale.
Le origini della squadra e il ruolo di Pasolini
In origine la compagine si chiamava “Attori e Cantanti” e includeva alcune delle figure più iconiche del cinema e della musica italiana. Tra i protagonisti, appunto, Pier Paolo Pasolini, che ricopriva il ruolo di capitano, guidando sul campo diversi colleghi. Tra questi: Ninetto Davoli, Franco Citti, Franco Nero, Ugo Tognazzi, Enrico Montesano, Sergio Leonardi, Little Tony, Enzo Cerusico, Philippe Leroi, Max Dean, Antonio Sabato, Tony Santagata, Giorgio Bracardi, Gianni Nazzaro, Maurizio Merli e Stelvio Cipriani.
Le prime partite si svolgevano in campi di periferia. L’obiettivo principale infatti era quello di divertirsi e condividere la passione per il calcio tra amici e colleghi del mondo dello spettacolo. Negli anni Settanta, il progetto prende forma e si struttura in modo più organizzato. E si trasformò in una vera e propria associazione sportiva amatoriale, capace di combinare arte, spettacolo e valori sociali.
L’ingresso di Livio Lozzi e la svolta benefica
Una svolta importante arriva nel 1970 grazie a Livio Lozzi, figura chiave per la gestione e la promozione della squadra. Lozzi, insignito nel 2005 dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica per il suo impegno nel sociale, ha guidato e coordinato le iniziative benefiche degli artisti, trasformando la squadra in un progetto duraturo di solidarietà. Insieme a Pasolini, Lozzi ha promosso la prima associazione sportiva di attori, battezzata Trofeo della Pace Artisti e Calciatori, con l’obiettivo di utilizzare il calcio come strumento culturale e sociale.
Grazie a questa visione, la Nazionale Attori ha mantenuto negli anni la capacità di coniugare sport e spettacolo, diventando una piattaforma di sensibilizzazione per cause sociali e culturali, senza perdere l’autenticità del divertimento e della passione per il gioco.
Eventi recenti e continuità delle attività
Negli ultimi anni, la squadra ha partecipato a numerosi eventi che confermano il legame tra arte, sport e solidarietà. Tra i più recenti spiccano iniziative come “Telemedicina e Solidarietà”, tenutasi a Roma il 13 dicembre 2025 presso il Salario Sporting Club. E “PPP Visionario”, il 1° novembre 2025 allo Stadio dei Marmi. Queste manifestazioni hanno rappresentato momenti di condivisione culturale e sportiva, con l’obiettivo di raccogliere fondi e sensibilizzare il pubblico su temi sociali importanti.
Oltre agli eventi capitolini, la Nazionale Attori ha giocato in città come Nardò, Manfredonia, Citerna, Montesarchio, Terracina e Locri, consolidando la sua presenza in tutta Italia e mantenendo viva la missione benefica e culturale della squadra. Ogni partita diventa così un’occasione per unire sport, spettacolo e impegno sociale, regalando sorrisi a chi ne ha più bisogno.
La squadra oggi: talento e cuore sul campo
Oggi, la Nazionale Attori continua a incarnare lo spirito originale della squadra, combinando passione per il gioco e dedizione al sociale, mantenendo viva la tradizione pasoliniana di un calcio vissuto come esperienza collettiva, poetica e civile. La loro presenza testimonia come il talento possa essere messo al servizio della comunità, trasformando ogni partita in un momento di festa e condivisione.
