In occasione della Giornata Mondiale della Tubercolosi del 24 marzo, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani ha ospitato due intense giornate di confronto scientifico internazionale dedicate a una delle malattie infettive ancora oggi tra le più rilevanti a livello globale.
L’iniziativa ha riunito esperti, ricercatori e clinici per analizzare lo stato dell’arte della lotta alla tubercolosi. Una patologia che, secondo il Global Tuberculosis Report 2025, continua a rappresentare una delle principali cause di morte a livello mondiale per singolo agente infettivo. Nonostante i progressi della medicina moderna.
Tubercolosi, una malattia ancora difficile da eliminare
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Ogni anno si registrano milioni di nuovi casi e oltre un milione di decessi nel mondo. Con un impatto significativo soprattutto nei Paesi a medio e basso reddito.
Nonostante la disponibilità di terapie efficaci e strumenti diagnostici avanzati, la malattia continua a diffondersi a causa di fattori strutturali e sociali. Tra questi, le disuguaglianze nell’accesso alle cure, la diagnosi tardiva e il sottofinanziamento dei programmi di sanità pubblica.
Un altro elemento critico è la persistenza della trasmissione in contesti urbani ad alta densità abitativa e in popolazioni vulnerabili. Dove l’accesso ai servizi sanitari è spesso limitato.
L’Italia e il quadro epidemiologico nazionale
Nel corso dei lavori è stato analizzato anche il contesto italiano. Nel 2024, in Italia, sono stati notificati circa 3.000 casi di tubercolosi. Con un tasso stimato di circa 5 casi ogni 100.000 abitanti.
Un dato che conferma il Paese tra quelli a bassa incidenza, ma che non elimina la necessità di mantenere alta la sorveglianza epidemiologica e rafforzare le strategie di prevenzione. Soprattutto nei gruppi più esposti.
La situazione italiana viene quindi considerata sotto controllo, ma non priva di rischi, soprattutto in relazione ai flussi migratori, alla mobilità internazionale e alla presenza di condizioni socio-sanitarie fragili in alcune fasce della popolazione.
Ricerca sulla tubercolosi e cooperazione internazionale
Il congresso è stato coordinato dal Direttore Scientifico Enrico Girardi, insieme a un team di ricercatori composto da Delia Goletti, Gina Gualano, Fabrizio Palmieri e Francesco Vairo.
Nel corso delle sessioni scientifiche è emersa con forza la necessità di accelerare il trasferimento delle conoscenze dalla ricerca di laboratorio alla pratica clinica. Affinché le innovazioni possano tradursi in benefici concreti per i pazienti.
Diagnosi precoce e nuove tecnologie: la chiave per ridurre la diffusione
Uno dei temi centrali del confronto il miglioramento della diagnosi precoce. Individuare l’infezione nelle fasi iniziali è considerato fondamentale per interrompere la catena di trasmissione e ridurre l’impatto della malattia sulla popolazione.
L’evoluzione dei test diagnostici sta consentendo di individuare con maggiore precisione i casi di infezione latente e attiva, anche attraverso metodiche sempre più rapide e sensibili. A questo si aggiunge l’utilizzo crescente di tecniche di imaging avanzato, che permettono di identificare forme iniziali o atipiche della patologia.
L’obiettivo condiviso dalla comunità scientifica è quello di rendere la diagnosi più accurata e più accessibile, soprattutto nei contesti con minori risorse.
Terapie innovative e approcci “host-directed”
Un altro ambito di grande interesse riguarda le nuove strategie terapeutiche. Accanto ai trattamenti tradizionali, si stanno sviluppando approcci innovativi definiti “host-directed therapies”, che mirano a modulare la risposta immunitaria dell’organismo.
Queste terapie puntano a migliorare la capacità del corpo umano di reagire all’infezione, riducendo complicanze e tempi di guarigione.
Nel corso del congresso evidenziato come la ricerca stia aprendo scenari promettenti, ma sia ancora necessario un forte investimento per trasformare queste innovazioni in strumenti clinici di uso comune.
Le sfide della prevenzione
La prevenzione resta uno degli assi fondamentali nella lotta alla tubercolosi. Nonostante la disponibilità di un vaccino storico, la sua efficacia non è sufficiente a garantire una protezione completa e duratura.
Per questo motivo, una parte importante della ricerca internazionale è oggi orientata allo sviluppo di nuovi vaccini più efficaci, in grado di ridurre significativamente il rischio di infezione e trasmissione.
Accanto alla vaccinazione, sottolineata l’importanza di strategie integrate che includano screening mirati, trattamento delle infezioni latenti e interventi di sanità pubblica nei contesti a rischio.
Le conseguenze a lungo termine della tubercolosi
Un tema spesso sottovalutato riguarda gli effetti a lungo termine della tubercolosi. Anche dopo la guarigione, molti pazienti possono presentare danni polmonari permanenti che compromettono la qualità della vita.
Durante il confronto scientifico rilevata la necessità di sviluppare percorsi di follow-up più strutturati, in grado di monitorare i pazienti anche dopo la fine della terapia e prevenire complicanze croniche.
Equità, investimenti e sistemi sanitari più forti
La lotta alla tubercolosi richiede sistemi sanitari più forti ed equi.
Per raggiungere l’obiettivo globale di eliminazione della malattia è necessario rafforzare la sanità pubblica, garantire accesso equo alle cure, aumentare i finanziamenti alla ricerca e migliorare la cooperazione internazionale.
Solo un approccio integrato può trasformare i progressi scientifici in risultati concreti per la salute globale.
In copertina: foto fornita dall’Ufficio Stampa
