NELLE RSA ITALIANE UN ANZIANO ASSUME IN MEDIA OTTO FARMACI AL GIORNO. UNA PILLOLA SU TRE VIENE TRITURATA O APERTA PER FACILITARNE LA SOMMINISTRAZIONE: NEL 13% DEI CASI LA MANIPOLAZIONE È INAPPROPRIATA E PUÒ RIDURRE L’EFFICACIA O AUMENTARE LA TOSSICITÀ.
Nelle residenze sanitarie assistenziali italiane la gestione della terapia farmacologica rappresenta una delle sfide più delicate dell’assistenza quotidiana. L’elevata età media degli ospiti, la presenza di più patologie croniche e le difficoltà di deglutizione rendono spesso complessa la somministrazione dei farmaci per via orale. Per questo motivo, nella pratica quotidiana, compresse e capsule vengono frequentemente spezzate, triturate o aperte e mescolate a cibi e bevande. Una soluzione apparentemente semplice, che però non è sempre sicura.
A lanciare l’allarme sono i geriatri italiani, sulla base dei risultati preliminari di una vasta indagine nazionale condotta dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria in collaborazione con ANASTE Humanitas, pubblicata sulla rivista Aging Clinical and Experimental Research. Lo studio fotografa una realtà diffusa e spesso sottovalutata: nelle RSA una pillola su tre viene alterata, ma nel 13% dei casi questa pratica è clinicamente scorretta.
Politerapia e fragilità: perché il rischio è più alto nelle RSA
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Gli anziani che vivono nelle strutture residenziali sono mediamente più fragili rispetto a chi vive al proprio domicilio. L’età media supera gli 85 anni, oltre la metà convive con una diagnosi di demenza e quasi tutti presentano quattro o cinque malattie croniche concomitanti. Questo quadro clinico comporta l’assunzione quotidiana di numerosi farmaci, spesso somministrati più volte nell’arco della giornata.
Secondo i dati raccolti durante il Prescription Day 2024, ogni ospite assume in media circa otto farmaci al giorno. Una esposizione farmacologica così elevata espone il 42% degli anziani al rischio di almeno un’interazione potenzialmente pericolosa, con casi estremi in cui si registrano fino a sette interferenze contemporanee. Le combinazioni più critiche riguardano soprattutto gli psicofarmaci, che possono aumentare il rischio di cadute, confusione e peggioramento cognitivo.
Quando spezzare una pillola non è una buona idea
Oltre alle interazioni farmacologiche, lo studio mette in luce un problema meno evidente ma altrettanto rilevante: la manipolazione dei farmaci orali. Nelle RSA analizzate, su circa 24 mila prescrizioni giornaliere, quasi 17 mila riguardano pillole. Di queste, una compressa su tre viene spezzata o triturata, mentre oltre una capsula su quattro viene aperta per facilitarne l’assunzione.
Il problema è che non tutti i farmaci possono essere manipolati senza conseguenze. Nel 13% dei casi analizzati, la modifica della forma farmaceutica risulta inappropriata. Ciò significa che il principio attivo può essere assorbito in modo errato, perdere efficacia o, al contrario, diventare più tossico.
Farmaci molto utilizzati, come antipsicotici, gastroprotettori, antipertensivi e antidepressivi, vengono spesso alterati nonostante non dovrebbero esserlo. Alcune formulazioni sono infatti progettate per resistere all’acidità gastrica o per rilasciare lentamente il principio attivo nel tempo. Alterarle significa vanificare il razionale terapeutico.
I rischi nascosti della manipolazione farmacologica
Spezzare o triturare una pillola non è un gesto neutro. La perdita di parte del principio attivo può determinare un sottodosaggio e quindi un’inefficacia terapeutica. Al contrario, la distruzione dei meccanismi di rilascio controllato può causare picchi di concentrazione nel sangue, aumentando il rischio di effetti collaterali.
Esistono inoltre rischi meno visibili ma importanti per il personale sanitario. La frantumazione delle compresse produce polveri che, se inalate o a contatto con la pelle, possono provocare allergie o intossicazioni, soprattutto nel caso di farmaci citotossici o psicotropi. Anche la pratica di “camuffare” i farmaci nel cibo non è priva di conseguenze, perché alcune sostanze alimentari possono interferire con l’assorbimento o il metabolismo del farmaco.
Il ruolo chiave del geriatra nella sicurezza delle cure
Dall’indagine emerge un dato incoraggiante: la presenza stabile del geriatra all’interno delle RSA riduce in modo significativo il rischio di interazioni farmacologiche. Le strutture in cui è presente questa figura registrano una diminuzione delle interferenze tra farmaci compresa tra il 24 e il 37%.
La competenza geriatrica si rivela quindi centrale non solo nella valutazione clinica complessiva dell’anziano, ma anche nella revisione periodica delle terapie, nella scelta delle formulazioni più appropriate e nella personalizzazione dei trattamenti in base alla reale capacità di assunzione del paziente.
Farmaci triturati: verso linee guida nazionali più chiare
Uno dei nodi critici messi in evidenza dallo studio riguarda la frammentazione delle raccomandazioni esistenti. Le cosiddette Do not crush list, ovvero gli elenchi dei farmaci che non dovrebbero essere triturati o aperti, non sono sempre aggiornate, univoche o facilmente consultabili dagli operatori.
Secondo gli autori, è necessario sviluppare indicazioni nazionali chiare e condivise, in grado di guidare le decisioni cliniche quotidiane e ridurre il rischio di errori. Migliorare la sicurezza della terapia orale nelle RSA significa tutelare non solo gli anziani più fragili, ma anche i professionisti che se ne prendono cura ogni giorno.
Farmaci triturati: quando non farlo
| Tipo di farmaco | Perché non va spezzato o aperto |
|---|---|
| Capsule gastro-resistenti | Proteggono lo stomaco e garantiscono l’assorbimento intestinale |
| Compresse a rilascio prolungato | Mantengono livelli costanti del farmaco nel sangue |
| Farmaci citotossici | Rischio di esposizione per chi li manipola |
| Alcuni psicofarmaci | Possibile aumento di effetti collaterali e tossicità |
DOMANDE FREQUENTI SUI FARMACI TRITURATI
Perché nelle RSA si triturano così spesso le pillole?
Perché molti anziani hanno difficoltà di deglutizione, disturbi cognitivi o problemi comportamentali che rendono difficile assumere compresse intere.
Tritare un farmaco lo rende sempre pericoloso?
No, ma alcuni farmaci non possono essere alterati senza comprometterne sicurezza ed efficacia. È fondamentale valutare caso per caso.
Chi decide se una pillola può essere spezzata?
La decisione dovrebbe coinvolgere il medico, preferibilmente il geriatra, e basarsi su indicazioni aggiornate e condivise.
Esistono alternative alla triturazione?
Sì. In molti casi è possibile scegliere formulazioni liquide, orodispersibili o transdermiche più adatte all’anziano fragile.
