LE CELLULE STAMINALI NON SI COMPORTANO IN MODO CASUALE COME SI CREDEVA FINORA. UNA RICERCA ITALIANA HA DIMOSTRATO CHE CONSERVANO UNA SORTA DI MEMORIA BIOLOGICA EREDITARIA CAPACE DI INFLUENZARE IL DESTINO DELLE GENERAZIONI SUCCESSIVE. LA SCOPERTA POTREBBE AIUTARE A COMPRENDERE MEGLIO L’INVECCHIAMENTO DEI TESSUTI, LA RIGENERAZIONE CELLULARE E LO SVILUPPO DI ALCUNI TUMORI.
Un nuovo studio coordinato dall’Istituto dei Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche e da Sapienza Università di Roma apre una prospettiva completamente nuova sulla biologia delle cellule staminali. I ricercatori hanno dimostrato che il comportamento di queste cellule non dipende soltanto dal patrimonio genetico o dall’ambiente circostante, ma anche da informazioni che vengono trasmesse attraverso le generazioni cellulari.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica PRX Life, introduce un concetto innovativo chiamato “entropia da eredità” o inheritance entropy. Grazie a questo strumento matematico e fisico, gli studiosi sono riusciti per la prima volta a misurare come una sorta di memoria biologica possa influenzare il destino delle cellule figlie e delle loro discendenti.
Che cosa sono le cellule staminali e perché sono così importanti?
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Le cellule staminali rappresentano uno degli elementi fondamentali dell’organismo. A differenza delle cellule specializzate, possiedono due caratteristiche uniche: possono autorinnovarsi e possono trasformarsi in diversi tipi cellulari.
Nel nostro corpo svolgono un ruolo essenziale nella crescita, nella riparazione dei tessuti e nella sostituzione delle cellule che invecchiano o vengono danneggiate. Ogni giorno milioni di cellule muoiono e vengono rimpiazzate grazie all’attività delle cellule staminali presenti in organi e tessuti.
Questa capacità rende le staminali protagoniste della medicina rigenerativa. Gli scienziati studiano da anni come utilizzarle per riparare organi danneggiati, curare malattie degenerative e favorire la rigenerazione dei tessuti.
Tuttavia, comprendere cosa determina il comportamento delle staminali è una delle grandi sfide della biologia moderna. Alcune cellule continuano a dividersi per molto tempo, mentre altre interrompono improvvisamente la loro attività. Fino a oggi non era chiaro se questa differenza fosse dovuta al caso oppure a un programma biologico nascosto.
Come nasce l’idea dell’albero genealogico delle cellule?
Per comprendere la scoperta è utile immaginare una cellula staminale come il capostipite di una grande famiglia.
Quando una staminale si divide genera due cellule figlie. Queste, a loro volta, possono dividersi nuovamente producendo nuove generazioni. Con il passare del tempo si crea una struttura molto simile a un albero genealogico.
Alcuni rami di questo albero continuano a crescere e proliferare. Altri invece smettono progressivamente di espandersi fino ad arrestarsi completamente.
I ricercatori hanno osservato che questo comportamento non segue una distribuzione casuale. Al contrario, esiste una correlazione tra il destino di una cellula e quello dei suoi antenati.
In altre parole, la storia familiare della cellula influenza il suo futuro.
Che cos’è l’entropia da eredità?
Il cuore dello studio è rappresentato dall’applicazione di un concetto proveniente dalla fisica statistica.
L’entropia viene generalmente utilizzata per misurare il grado di disordine di un sistema. Più un sistema è imprevedibile, maggiore è la sua entropia. Se invece esistono schemi organizzati e regole nascoste, l’entropia diminuisce.
Applicando questo principio alle cellule staminali, gli studiosi hanno sviluppato il concetto di “inheritance entropy”, ovvero entropia ereditaria.
Attraverso sofisticati modelli matematici hanno scoperto che il comportamento delle cellule non è governato dal puro caso. Alcuni eventi biologici avvenuti in una generazione influenzano infatti le generazioni successive, creando un ordine invisibile che può essere misurato.
Secondo Andrea Cavagna del Cnr-Isc, autore dello studio, in alcuni punti dell’albero genealogico attivano modificazioni epigenetiche che funzionano come una sorta di conto alla rovescia biologico destinato a influenzare tutta la discendenza cellulare.
Entropia da eredità: il ruolo dell’epigenetica
Uno degli aspetti più interessanti della scoperta riguarda proprio l’epigenetica.
Negli ultimi vent’anni la ricerca ha dimostrato che il DNA non rappresenta l’unico fattore che determina il comportamento delle cellule. Esistono infatti meccanismi che regolano l’attivazione o il silenziamento dei geni senza modificare la sequenza genetica.
Queste modificazioni epigenetiche funzionano come interruttori molecolari. Possono accendere o spegnere specifici programmi biologici e, in alcuni casi, essere trasmesse alle cellule figlie.
Lo studio suggerisce che proprio queste modificazioni possano generare una memoria biologica persistente. Una cellula potrebbe quindi ereditare non soltanto il DNA, ma anche informazioni funzionali che influenzano il suo destino proliferativo.
Questo fenomeno spiegherebbe perché alcune linee cellulari continuano a moltiplicarsi mentre altre arrestano progressivamente la crescita.
Entropia da eredità: quale legame esiste con l’invecchiamento?
La scoperta potrebbe avere importanti implicazioni per comprendere uno dei fenomeni biologici più complessi: l’invecchiamento.
Con il passare degli anni le cellule staminali perdono progressivamente efficienza. I tessuti si rigenerano più lentamente, aumentano le fragilità e diminuisce la capacità dell’organismo di riparare i danni.
Molti studiosi ritengono che questo processo sia legato all’accumulo di alterazioni genetiche ed epigenetiche.
La nuova ricerca suggerisce che esista anche un meccanismo di memoria ereditaria che accompagna le cellule lungo le generazioni. Se questa memoria viene alterata, potrebbe influenzare negativamente la capacità rigenerativa dei tessuti.
Comprendere questi processi potrebbe aiutare a sviluppare nuove strategie per rallentare il declino funzionale associato all’età e migliorare la salute durante l’invecchiamento.
Perché questa scoperta interessa anche la ricerca sul cancro?
Le implicazioni più affascinanti riguardano probabilmente l’oncologia medica.
I tumori non sono composti da cellule identiche. All’interno della stessa massa tumorale esistono popolazioni cellulari molto diverse tra loro. Alcune crescono rapidamente, altre restano dormienti, altre ancora sviluppano resistenza ai farmaci.
Una delle grandi domande della ricerca oncologica riguarda proprio l’origine di queste differenze.
L’entropia ereditaria potrebbe diventare uno strumento prezioso per capire se la capacità di resistere alle terapie viene trasmessa lungo specifiche linee genealogiche cellulari.
Se così fosse, gli oncologi potrebbero identificare precocemente le popolazioni più pericolose all’interno del tumore e sviluppare trattamenti più mirati.
Inoltre, comprendere come si trasmettono queste informazioni biologiche potrebbe aiutare a spiegare perché alcuni tumori recidivano anche dopo trattamenti apparentemente efficaci.
Entropia da eredità: una nuova alleanza tra fisica e biologia
Uno degli aspetti più innovativi dello studio è l’approccio interdisciplinare.
Per decenni fisica e biologia hanno seguito percorsi separati. Oggi, invece, molte delle scoperte più importanti nascono proprio dall’incontro tra discipline diverse.
L’applicazione di concetti come entropia, teoria dell’informazione e modelli matematici complessi sta consentendo di osservare fenomeni biologici da prospettive completamente nuove.
Nel caso delle cellule staminali, i ricercatori non si sono limitati a studiare geni e proteine. Hanno cercato di capire come l’informazione venga trasmessa e organizzata all’interno delle popolazioni cellulari nel corso del tempo.
Questo approccio potrebbe aprire una nuova fase della medicina di precisione, nella quale non si analizzeranno soltanto le caratteristiche genetiche delle cellule, ma anche la loro storia e la loro memoria biologica.
Entropia da eredità: quali prospettive si aprono per il futuro?
Sebbene si tratti ancora di ricerca di base, le prospettive sono estremamente interessanti.
Gli scienziati immaginano già applicazioni nel campo della medicina rigenerativa, dove la capacità di controllare il destino delle cellule staminali potrebbe migliorare la riparazione dei tessuti danneggiati.
Parallelamente, l’oncologia potrebbe beneficiare di nuovi strumenti per studiare la resistenza ai farmaci e l’evoluzione dei tumori.
La scoperta suggerisce inoltre che il comportamento cellulare sia molto più organizzato e prevedibile di quanto si pensasse. Le cellule non sembrano limitarsi a reagire agli stimoli del momento, ma portano con sé una sorta di eredità biologica che continua a influenzarle attraverso le generazioni.
Se future ricerche confermeranno questi risultati, la biologia cellulare potrebbe trovarsi di fronte a un cambiamento di paradigma. Non basterà più conoscere il DNA di una cellula per comprenderne il comportamento. Sarà necessario ricostruirne anche la storia, perché è proprio in quella memoria invisibile che potrebbe nascondersi una parte fondamentale dei processi che regolano salute, invecchiamento e malattia.
