La crioablazione del tumore al seno permette di distruggere alcune piccole lesioni tumorali attraverso il freddo, senza incisioni chirurgiche e senza anestesia generale. All’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, lo studio PRECICE ha raggiunto il traguardo delle prime 100 pazienti trattate con questa procedura. La tecnica è riservata a donne accuratamente selezionate e punta a offrire un’alternativa meno invasiva alla chirurgia, mantenendo un adeguato controllo della malattia.
Il trattamento dura pochi minuti, viene eseguito attraverso una sottile sonda introdotta nella mammella e consente generalmente di tornare a casa nella stessa giornata. Non richiede l’asportazione chirurgica del tumore né la ricostruzione del seno.
I risultati degli studi internazionali sono incoraggianti. Nel trial ICE3, il tasso di recidiva locale a cinque anni è stato del 4,3%. Tuttavia, la crioablazione non può ancora essere considerata un sostituto della chirurgia per tutte le pazienti. Il suo impiego dipende dalle dimensioni del tumore, dalle caratteristiche biologiche e da una rigorosa valutazione oncologica.
Che cos’è la crioablazione del tumore al seno e come funziona?
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La crioablazione è una procedura di oncologia interventistica che utilizza temperature estremamente basse per distruggere il tessuto tumorale.
A differenza della chirurgia tradizionale, non richiede di incidere la mammella per rimuovere la lesione. Il medico raggiunge il tumore attraverso una sonda molto sottile, introdotta direttamente attraverso la pelle.
La procedura viene eseguita sotto guida ecografica, che permette di individuare la lesione e controllare il trattamento in tempo reale.
Una volta posizionata la sonda, il sistema produce un abbassamento controllato della temperatura intorno al tumore.
Si forma così una zona congelata, comunemente descritta come una sfera di ghiaccio, che comprende la lesione e un margine di tessuto circostante.
Il congelamento provoca danni irreversibili alle cellule tumorali attraverso diversi meccanismi. Tra questi figurano la formazione di cristalli di ghiaccio, le alterazioni delle membrane cellulari e il danno ai piccoli vasi sanguigni.
Il tessuto trattato perde progressivamente vitalità e viene successivamente modificato dai processi di risposta e riparazione dell’organismo. L’obiettivo è ottenere la distruzione completa della lesione, preservando quanto più possibile il tessuto mammario sano.
Come si svolge la crioablazione della mammella?
La procedura inizia con l’identificazione ecografica del tumore e la pianificazione del percorso della sonda.
Dopo aver disinfettato la cute, il medico somministra un anestetico locale nella zona interessata. Attraverso una piccola puntura cutanea viene quindi introdotta la sonda, che raggiunge la lesione sotto controllo ecografico.
Il sistema avvia il congelamento e crea una zona di ghiaccio visibile durante l’esame. L’operatore controlla che questa zona comprenda il tumore e il margine di sicurezza previsto, evitando per quanto possibile danni alle strutture vicine.
La procedura può prevedere cicli di congelamento e scongelamento, secondo il dispositivo e il protocollo utilizzati. Terminato il trattamento, la sonda viene rimossa e la zona di accesso viene medicata.
Non sono necessari punti di sutura per un’incisione chirurgica, perché il trattamento avviene attraverso un accesso percutaneo.
Secondo quanto comunicato dallo IEO, le pazienti trattate nell’ambito dello studio PRECICE possono tornare a casa nella stessa giornata. La durata complessiva della permanenza nella struttura comprende comunque preparazione, procedura e osservazione successiva.
Quali sono i vantaggi della crioablazione rispetto alla chirurgia?
Il principale vantaggio della crioablazione è la possibilità di trattare una lesione mammaria senza ricorrere a un intervento chirurgico tradizionale. La procedura non richiede anestesia generale e non comporta l’asportazione di una porzione della mammella attraverso un’incisione.
Questo può ridurre il trauma dei tessuti e rendere più rapido il recupero.
Un altro aspetto importante riguarda il risultato estetico. L’assenza di una cicatrice chirurgica significativa e la conservazione della struttura mammaria possono rappresentare un beneficio per la paziente.
La crioablazione può inoltre ridurre il disagio fisico e psicologico associato alla prima fase del trattamento oncologico.
Il comunicato dello IEO segnala anche potenziali vantaggi in termini di complicanze e costi.
Tuttavia, questi benefici devono essere interpretati considerando la selezione delle pazienti e il tipo di confronto utilizzato negli studi. La minore invasività, da sola, non è sufficiente a dimostrare che una procedura possa sostituire la chirurgia.
Il requisito fondamentale rimane la capacità di ottenere un controllo oncologico adeguato nel lungo periodo.
Chi può essere sottoposta alla crioablazione del tumore al seno?
La crioablazione non è indicata per tutti i tumori mammari. Lo studio PRECICE dello IEO coinvolge donne di almeno 50 anni con lesioni unifocali, di dimensioni non superiori a 15 millimetri e con caratteristiche biologiche favorevoli.
Un tumore unifocale è una neoplasia localizzata in un unico focolaio della mammella. Questa caratteristica è importante perché il trattamento deve poter comprendere l’intera lesione all’interno della zona congelata. Anche le dimensioni rappresentano un criterio decisivo. Più il tumore è piccolo e ben delimitato, maggiore è la possibilità di trattarlo con precisione.
Le caratteristiche biologiche vengono valutate attraverso gli esami eseguiti prima della procedura, compresa la biopsia. Il comunicato dello IEO non specifica tutti i criteri istologici e molecolari previsti dal protocollo PRECICE. Non sarebbe quindi corretto considerarli identici a quelli di altri studi internazionali.
La candidabilità deve essere stabilita da un’équipe multidisciplinare, che considera imaging, istologia, condizioni cliniche e trattamenti successivi.
Che cosa significa avere un tumore al seno biologicamente favorevole?
I tumori mammari non sono tutti uguali, anche quando presentano dimensioni simili.
Alcune neoplasie crescono lentamente e mostrano caratteristiche associate a un rischio relativamente basso di progressione. Altre hanno un comportamento più aggressivo.
La valutazione biologica considera diversi parametri, ricavati soprattutto dall’esame istologico della biopsia. Tra questi figurano il grado tumorale, l’espressione dei recettori ormonali, lo stato HER2 e, quando appropriato, gli indicatori di proliferazione cellulare.
I tumori che esprimono recettori per estrogeni e progesterone possono rispondere alla terapia endocrina.
La presenza o assenza di HER2 contribuisce invece a definire il sottotipo biologico e le possibili terapie.
Questi elementi aiutano a stimare il rischio di recidiva e a scegliere il trattamento più appropriato.
Tuttavia, l’espressione “biologicamente favorevole” non corrisponde a una diagnosi unica e non garantisce l’assenza di rischio.
Nel caso della crioablazione, la selezione deve essere particolarmente accurata perché la lesione non viene rimossa per essere analizzata integralmente dopo il trattamento.
Che cos’è lo studio PRECICE dello IEO?
PRECICE è uno studio clinico italiano dedicato alla valutazione della crioablazione percutanea in pazienti selezionate con carcinoma mammario iniziale.
Il progetto viene condotto all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano sotto la responsabilità di Franco Orsi, direttore della Radiologia Interventistica.
Il 16 ottobre 2026 lo IEO ha annunciato il trattamento della centesima paziente arruolata nel protocollo.
Si tratta di un traguardo importante per la raccolta prospettica di dati sull’efficacia e sulla sicurezza della procedura. Uno studio prospettico segue le pazienti secondo un protocollo definito in anticipo, registrando i risultati clinici nel tempo.
Nel caso della crioablazione, l’obiettivo non consiste soltanto nel verificare che il freddo distrugga il tessuto tumorale. Occorre dimostrare che il trattamento offra un controllo della malattia sufficientemente affidabile rispetto alle strategie consolidate.
Secondo lo IEO, la struttura ha già trattato numerose altre pazienti con la stessa tecnica al di fuori del protocollo PRECICE.
Il raggiungimento di 100 pazienti arruolate, tuttavia, non equivale alla pubblicazione dei risultati definitivi dello studio.
Saranno i dati di follow-up a chiarire il controllo oncologico nel medio e lungo periodo.
Che cosa ha dimostrato lo studio ICE3 sulla crioablazione del tumore al seno?
Uno dei principali riferimenti internazionali per la crioablazione mammaria è lo studio multicentrico ICE3.
Il trial ha valutato l’impiego della tecnica in donne selezionate con tumori mammari iniziali, piccoli e a basso rischio.
Secondo i risultati riportati nel comunicato dello IEO, il tasso di recidiva tumorale ipsilaterale a cinque anni è stato del 4,3%.
Per recidiva ipsilaterale si intende la ricomparsa del tumore nella stessa mammella precedentemente trattata.
Il dato è incoraggiante perché suggerisce che, nelle pazienti accuratamente selezionate, il controllo locale possa essere compatibile con quello osservato dopo chirurgia conservativa.
È però necessaria una distinzione importante. Un risultato simile a quello della chirurgia in popolazioni confrontabili non dimostra automaticamente l’equivalenza tra le due procedure. Per stabilire una vera equivalenza o non inferiorità servono studi progettati specificamente per questo confronto, con criteri statistici e follow-up adeguati.
Inoltre, il controllo locale rappresenta soltanto uno degli esiti oncologici da considerare. Occorre valutare anche sopravvivenza, recidive a distanza, complicanze, qualità della vita e necessità di trattamenti aggiuntivi.
Crioablazione e chirurgia del tumore al seno: quali sono le differenze?
La crioablazione e la chirurgia conservativa perseguono entrambe l’obiettivo di controllare la malattia nella mammella, ma utilizzano modalità differenti.
| Caratteristica | Crioablazione percutanea | Chirurgia conservativa |
|---|---|---|
| Modalità | Distruzione del tumore mediante congelamento | Asportazione chirurgica della lesione |
| Accesso | Puntura cutanea con sonda | Incisione chirurgica |
| Anestesia | Generalmente locale | Locale, regionale o generale secondo il caso |
| Tessuto tumorale | Rimane in sede dopo il trattamento | Viene rimosso e analizzato |
| Cicatrice | Minima nel punto di accesso | Variabile secondo l’intervento |
| Recupero | Generalmente rapido | Dipende dall’estensione dell’intervento |
| Indicazioni | Pazienti altamente selezionate | Ampia parte dei tumori operabili |
| Evidenze a lungo termine | In evoluzione | Ampiamente consolidate |
Una differenza fondamentale riguarda l’esame istologico definitivo.
Dopo la chirurgia, il patologo può analizzare il tumore asportato e verificare i margini di resezione.
Con la crioablazione, invece, il tessuto viene distrutto senza essere rimosso.
Per questo la caratterizzazione della lesione prima del trattamento e il controllo radiologico successivo assumono un’importanza ancora maggiore. La crioablazione non sostituisce inoltre automaticamente le altre componenti del percorso oncologico, come radioterapia o terapia endocrina.
La crioablazione elimina la necessità di radioterapia e altre cure?
No. Evitare l’intervento chirurgico non significa necessariamente evitare tutti gli altri trattamenti oncologici.
La crioablazione agisce localmente sulla lesione mammaria. Non sostituisce automaticamente le terapie utilizzate per ridurre il rischio di recidiva.
Dopo il trattamento, la paziente continua a essere seguita dall’équipe oncologica.
In base alle caratteristiche della neoplasia possono essere indicate radioterapia, terapia endocrina o altre cure.
La decisione dipende dal rischio individuale e dal protocollo terapeutico.
Il comunicato dello IEO precisa che le pazienti dello studio PRECICE proseguono con le terapie adiuvanti appropriate.
Il termine adiuvante indica un trattamento somministrato dopo la terapia locale principale per ridurre il rischio che la malattia si ripresenti.
Questo punto è essenziale per interpretare i risultati degli studi.
Se una paziente riceve crioablazione e successivamente altre terapie, il controllo oncologico osservato riflette l’effetto dell’intero percorso terapeutico.
Non può essere attribuito esclusivamente al congelamento della lesione.
<WritingBlock id=”68422″ variant=”document”>## Quali sono i rischi e i possibili effetti collaterali della crioablazione?
La crioablazione è meno invasiva della chirurgia, ma non è completamente priva di rischi.
Dopo la procedura possono comparire dolore locale, gonfiore, lividi o alterazioni temporanee della sensibilità della mammella.
Il congelamento può provocare anche modificazioni del tessuto adiposo, come aree di necrosi grassa, che successivamente possono risultare visibili agli esami radiologici.
In alcune situazioni possono formarsi indurimenti o calcificazioni nella zona trattata.
Complicanze più importanti, come danni cutanei o lesioni delle strutture vicine, sono meno frequenti, ma devono essere considerate durante la pianificazione.
Il rischio dipende anche dalla posizione del tumore, dalla sua distanza dalla pelle e dalla parete toracica.
Lo studio ICE3 non ha registrato eventi avversi gravi correlati al dispositivo nella popolazione analizzata. Tuttavia, questo risultato non significa che il rischio sia nullo per ogni paziente.
Un altro problema da considerare è la possibilità che una parte microscopica della malattia rimanga al di fuori della zona trattata.
Per ridurre questo rischio servono un’accurata selezione delle pazienti, una corretta esecuzione della procedura e controlli successivi.
Come si controlla il tumore dopo la crioablazione?
Il follow-up rappresenta una componente fondamentale del trattamento.
Poiché il tumore non viene asportato, gli esami radiologici devono verificare nel tempo l’evoluzione della zona trattata e l’eventuale comparsa di alterazioni sospette.
La sorveglianza può comprendere mammografia, ecografia e, quando indicata, risonanza magnetica.
La scelta degli esami e la loro frequenza dipendono dal protocollo clinico.
Dopo il congelamento, il tessuto mammario può presentare modificazioni che rendono l’interpretazione delle immagini differente rispetto a quella di una mammella sottoposta a chirurgia.
Per questo è importante che i controlli vengano valutati da radiologi esperti nel riconoscere gli esiti della crioablazione.
Quando un’immagine solleva dubbi sulla presenza di malattia residua o recidiva, può essere necessaria una nuova biopsia.
Il monitoraggio deve proseguire anche quando la paziente non presenta sintomi.
L’assenza di dolore o di noduli palpabili, infatti, non permette da sola di escludere una ripresa della malattia.
Perché la diagnosi precoce del tumore al seno è decisiva per accedere alle cure meno invasive?
La crioablazione conferma quanto la diagnosi precoce possa influenzare le possibilità terapeutiche.
Individuare un tumore quando è ancora piccolo permette più frequentemente di considerare trattamenti conservativi.
Non tutte le lesioni diagnosticate precocemente sono però candidabili alla crioablazione.
La scelta dipende anche dal tipo istologico, dalle caratteristiche biologiche e dalla distribuzione della malattia nella mammella.
Gli screening mammografici e i percorsi diagnostici appropriati consentono di identificare tumori che non hanno ancora provocato sintomi.
In Italia il programma organizzato di screening mammografico si rivolge generalmente alle donne tra 50 e 69 anni, con una mammografia ogni due anni. In diversi territori l’offerta è stata estesa anche ad altre fasce d’età.
Per le donne con rischio familiare o genetico elevato possono essere previsti programmi di sorveglianza differenti.
Lo screening non impedisce la formazione del tumore, ma aumenta le possibilità di individuarlo in una fase nella quale il trattamento può essere meno esteso.
La disponibilità di tecniche come la crioablazione rende ancora più evidente il valore della diagnosi tempestiva.
Dove si può fare la crioablazione del tumore al seno in Italia?
L’Istituto Europeo di Oncologia di Milano rappresenta uno dei centri italiani impegnati nello sviluppo e nella valutazione clinica della crioablazione mammaria.
Lo studio PRECICE costituisce un percorso strutturato per raccogliere dati su sicurezza, efficacia e risultati del trattamento.
Non significa, tuttavia, che la crioablazione sia disponibile come alternativa ordinaria alla chirurgia in tutti i centri senologici.
La possibilità di accedere alla procedura dipende dalle indicazioni cliniche, dall’esperienza del centro e dall’eventuale disponibilità di studi o percorsi dedicati.
Le donne interessate dovrebbero discuterne con il proprio senologo, portando la documentazione diagnostica completa.
È importante evitare di scegliere una tecnica esclusivamente perché promette un recupero più rapido o un migliore risultato estetico.
La decisione deve considerare prima di tutto la sicurezza oncologica.
Per conoscere le caratteristiche dello studio e i riferimenti della struttura è disponibile la pagina ufficiale dell’IEO dedicata a PRECICE.
La crioablazione sostituirà la chirurgia del tumore al seno?
La crioablazione rappresenta una prospettiva importante per il trattamento di alcune forme iniziali di carcinoma mammario.
I risultati dello studio ICE3 e l’esperienza clinica dello IEO suggeriscono che una parte delle pazienti potrebbe beneficiare di un trattamento locale meno invasivo.
Tuttavia, la chirurgia conserva un ruolo centrale nella cura della maggior parte dei tumori mammari.
L’intervento permette di asportare la lesione, analizzare il tessuto e ottenere informazioni istologiche che possono influenzare le successive decisioni terapeutiche.
La crioablazione richiede invece una selezione molto rigorosa e un percorso di controllo radiologico specifico.
Lo studio PRECICE contribuirà a chiarire quali pazienti possano ottenere il maggiore beneficio dalla procedura.
Il traguardo delle prime 100 donne trattate rappresenta quindi un avanzamento della ricerca clinica, non la conclusione del confronto con la chirurgia.
La prospettiva è quella di una senologia sempre più personalizzata, nella quale l’intensità del trattamento venga adattata alle caratteristiche della malattia.
L’obiettivo non è eliminare la chirurgia, ma evitare interventi più invasivi del necessario quando esistono alternative di efficacia adeguatamente dimostrata.
FAQ sulla crioablazione del tumore al seno
Si può curare un tumore al seno senza operazione?
Per alcune pazienti con tumori iniziali, piccoli e a basso rischio, la crioablazione può rappresentare un’alternativa alla rimozione chirurgica. La procedura richiede però una valutazione specialistica e non è indicata per tutti i carcinomi mammari.
La crioablazione del seno è dolorosa?
La procedura viene generalmente eseguita in anestesia locale. Possono comparire fastidio durante il trattamento e dolore o gonfiore nei giorni successivi, solitamente di intensità limitata.
Quanto deve essere piccolo un tumore per essere trattato con crioablazione?
Lo studio PRECICE dello IEO include tumori unifocali fino a 15 millimetri. Le dimensioni non sono però l’unico criterio: contano anche istologia, caratteristiche biologiche e valutazione radiologica.
Dopo la crioablazione serve la chemioterapia?
Non necessariamente. Le terapie successive dipendono dalle caratteristiche del tumore e dal rischio individuale. Alcune pazienti possono necessitare di terapia endocrina, radioterapia o altri trattamenti.
Il tumore può tornare dopo la crioablazione?
Sì. Come dopo altri trattamenti locali, esiste un rischio di recidiva. Nello studio ICE3 il tasso stimato di recidiva tumorale nella stessa mammella a cinque anni è stato del 4,3%.
La crioablazione lascia cicatrici sul seno?
Non richiede un’incisione chirurgica tradizionale. Rimane un piccolo punto di accesso cutaneo, mentre possono verificarsi alterazioni locali del tessuto mammario.
La crioablazione è disponibile in tutti gli ospedali?
No. L’utilizzo per il carcinoma mammario è ancora limitato a centri con esperienza specifica e a percorsi clinici selezionati.
