La riforma dell’accesso a Medicina era superflua e le modalità adottate non premiano il merito. È quanto sostiene la Fondazione GIMBE dopo i risultati dei test di ammissione, le criticità segnalate da studenti e Università e il successivo scontro politico. Occorre, pertanto, avviare una profonda riflessione politica sulla scelta di formare più medici, senza attuare misure concrete per arginarne la fuga dalla sanità pubblica. Ed anche per restituire prestigio alla carriera nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN), in particolare per i medici di famiglia e le specialità disertate. Altrimenti si continuerà ad investire denaro pubblico per laureare medici da destinare al libero mercato o all’estero.
Dopo la Caporetto dei test di ammissione, GIMBE ha evidenziato le criticità di una riforma che oggi richiede una vera e propria “sanatoria di Stato”. Questo per non escludere migliaia di studenti che ambiscono a diventare medici.
Carenze di medici nel Sistema Sanitario Nazionale
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«Il problema italiano – spiega Nino Cartabellotta, presidente GIMBE – non è rappresentato dalla mancanza di medici in termini assoluti, ma dal loro progressivo abbandono del SSN. Ed anche da carenze selettive, perché sempre meno giovani scelgono la medicina generale e alcune specialità cruciali, ma poco attrattive».
Per i medici di famiglia, sulla base dei dati SISAC, al 1° gennaio 2024 la Fondazione GIMBE stima una carenza di 5.575 MMG.
Per i medici specialisti, la carenza può essere stimata solo analizzando i tassi di accettazione dei contratti di formazione specialistica.
Nel concorso 2025-2026, a fronte di 14.493 contratti, ne sono stati assegnati 12.248 (85%). Ma con tassi di assegnazione bassi o molto bassi in aree cruciali per il funzionamento del SSN. Come medicina d’emergenza-urgenza, chirurgia generale, medicina di comunità e delle cure primarie, radioterapia e tutte le specialità di laboratorio.
Pensionamenti futuri e offerta formativa
Secondo la Fondazione Gimbe, negli ultimi 10 anni accademici sono stati programmati 152.159 posti nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, con un trend in costante aumento. E negli ultimi 3 anni i posti a bando sono aumentati di oltre il 51%. Mentre dal 2015 al 2024 in Italia si sono laureati in Medicina e Chirurgia n. 95.533 studenti.
Inoltre, Agenas attesta che tra il 2026 e il 2038 andranno in pensione oltre 39 mila medici dipendenti e tra il 2026 e il 2035 più di 20 mila medici convenzionati. Ciò è pari a una riduzione media di circa 5.000 unità l’anno.
«I dati – spiega Cartabellotta – mostrano che la cosiddetta “gobba pensionistica”, dopo aver raggiunto il picco nel triennio 2023-2025, era destinata a ridursi negli anni successivi. Per questo motivo, l’aumento massiccio dei posti a Medicina non risponde a un reale fabbisogno strutturale».
Medicina, il fallimento della riforma Bernini
«La riforma Bernini – spiega Cartabellotta – è stata lanciata con slogan populisti: “abolizione del numero chiuso”, “stop al test d’ingresso”, “offerta formativa d’eccellenza”. E ha puntato su una selezione basata su esami di merito da sostenere dopo un semestre filtro di formazione su tre materie: biologia, chimica e fisica. Ma nei fatti il numero “chiuso” non è mai stato abolito e sono state concentrate almeno 450 ore di lezioni e studio in soli 60 giorni. Ciò con didattica prevalentemente a distanza e scarsa interazione con i docenti. Il tutto culminato in un triplice esame universitario svolto in un contesto di concorrenza tossica. Con tre prove consecutive (87 secondi a domanda), intervallate da una pausa di 15 minuti».
L’ipotesi oggi sul tavolo è l’adozione di una graduatoria nazionale che includa tutti i candidati fino all’esaurimento dei posti disponibili. Demandando ai singoli atenei il recupero dei debiti formativi.
«Una sanatoria – commenta il presidente – che certifica il fallimento della riforma Bernini: dall’ambiziosa pretesa di una selezione basata sul merito all’inevitabile compromesso del “6 politico”. Con tempi talmente compressi da costringere a chiudere un occhio, se non entrambi, sul reale livello di preparazione degli studenti».
Medicina, realizzare un sistema di accesso coerente con i bisogni del SSN
Per realizzare un sistema di accesso coerente con i bisogni del SSN, GIMBE propone alcune azioni correttive. Secondo Cartabellotta, queste sono indispensabili per evitare che i costi economici e sociali della riforma superino i benefici. Tra le priorità:
- Garantire supporto economico e logistico agli studenti del semestre filtro.
- Rivedere tempi e modalità delle prove, affiancando ai quiz strumenti in grado di valutare le attitudini alla professione medica.
- Rafforzare sicurezza e uniformità delle selezioni.
Ma soprattutto, è indispensabile un coinvolgimento stabile di tutti gli stakeholder, sotto la regia congiunta di MUR e Ministero della Salute. Evitando così approcci unilaterali e soluzioni “muro contro muro”.
