Il disagio giovanile coinvolge una quota significativa degli adolescenti e può manifestarsi attraverso ansia, depressione, autolesionismo e difficoltà nelle relazioni. Un’indagine della Fondazione Foresta su 1.399 studenti delle scuole superiori di Padova e provincia rivela che il 15,3% ha avuto pensieri suicidari nell’ultimo anno. Quasi un quarto dei giovani che hanno riferito questi pensieri non ha chiesto aiuto a nessuno.
La ricerca, condotta durante l’anno scolastico 2025-2026, restituisce un quadro articolato della salute psicologica degli adolescenti. Oltre la metà degli studenti raggiunge la soglia del questionario utilizzata per individuare sintomi ansiosi, mentre quasi quattro su dieci presentano segnali riconducibili a sintomi depressivi. Emergono inoltre differenze tra ragazze e ragazzi, sia nelle manifestazioni emotive sia nei comportamenti a rischio.
I risultati non rappresentano diagnosi cliniche e non possono essere estesi automaticamente a tutti gli adolescenti italiani. Tuttavia, evidenziano l’importanza di riconoscere precocemente la sofferenza psicologica e di rafforzare il sostegno offerto da famiglie, scuole e servizi sanitari.
Quanto è diffuso il disagio psicologico tra gli adolescenti italiani?
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Il disagio psicologico in adolescenza può assumere forme differenti e non coincide necessariamente con la presenza di un disturbo mentale diagnosticato. Può manifestarsi attraverso preoccupazioni persistenti, difficoltà emotive, isolamento sociale, comportamenti autolesivi o cambiamenti nel rapporto con il proprio corpo.
Per comprendere meglio questi fenomeni, la Fondazione Foresta ETS ha raccolto questionari anonimi compilati da 1.399 studenti delle scuole superiori di Padova e provincia. Il campione comprende prevalentemente ragazzi e ragazze di 18 e 19 anni.
I risultati mostrano che oltre il 50% degli studenti raggiunge la soglia prevista dal questionario per i sintomi ansiosi, mentre quasi il 40% presenta punteggi indicativi di sintomi depressivi. Queste percentuali descrivono segnali di sofferenza rilevati attraverso uno strumento di screening, non diagnosi di disturbi d’ansia o depressione.
La distinzione è importante perché un questionario può identificare persone che potrebbero beneficiare di una valutazione approfondita, ma non sostituisce il colloquio clinico.
L’indagine mostra inoltre che il disagio non segue un unico modello. Alcuni giovani manifestano prevalentemente sintomi emotivi, mentre altri esprimono le difficoltà attraverso comportamenti rischiosi o problemi nelle relazioni.
Quali sono i sintomi di ansia e depressione più frequenti nei giovani?
Ansia e umore depresso rappresentano due delle principali manifestazioni del disagio psicologico durante l’adolescenza. Possono comparire separatamente oppure coesistere, influenzando il rendimento scolastico, le relazioni e la qualità della vita.
L’ansia può manifestarsi attraverso preoccupazioni persistenti, tensione, irritabilità, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno. In alcuni casi si accompagna a sintomi fisici, come tachicardia, nausea o mal di testa.
I sintomi depressivi comprendono invece tristezza prolungata, perdita di interesse per attività precedentemente piacevoli, stanchezza, senso di inutilità e cambiamenti nelle abitudini quotidiane. Negli adolescenti possono emergere anche irritabilità e comportamenti di chiusura.
Non ogni periodo di tristezza o preoccupazione indica una patologia. Durante l’adolescenza sono frequenti oscillazioni emotive legate ai cambiamenti personali e relazionali.
La persistenza dei sintomi, la loro intensità e l’impatto sulla vita quotidiana rappresentano però elementi che meritano attenzione. Quando il malessere interferisce con scuola, amicizie, sonno o alimentazione, può essere utile una valutazione professionale.
Perché ansia e sintomi depressivi sono più frequenti tra le ragazze?
Uno dei risultati più evidenti dell’indagine riguarda le differenze tra ragazze e ragazzi. I sintomi ansiosi raggiungono la soglia prevista dal questionario nel 68% delle studentesse, rispetto al 33,8% degli studenti maschi.
Una differenza significativa emerge anche per i sintomi depressivi, segnalati dal 47,1% delle ragazze e dal 30,8% dei ragazzi.
Questi dati indicano una maggiore frequenza di sofferenza emotiva riferita dalle ragazze nel campione esaminato. Non dimostrano però che i ragazzi siano meno vulnerabili al disagio psicologico.
Le modalità di espressione del malessere possono infatti variare. Alcuni adolescenti manifestano più facilmente tristezza e preoccupazione, mentre altri tendono a esprimere le difficoltà attraverso irritabilità, isolamento o comportamenti rischiosi.
Anche le aspettative sociali, il rapporto con il corpo, le relazioni e la disponibilità a parlare delle proprie emozioni possono influenzare le risposte ai questionari.
Lo studio della Fondazione Foresta non permette di stabilire quali fattori spieghino le differenze osservate. I risultati suggeriscono però l’importanza di percorsi di prevenzione capaci di riconoscere manifestazioni diverse dello stesso disagio.
Pensieri suicidari negli adolescenti: che cosa rivela lo studio della Fondazione Foresta?
Il dato più delicato dell’indagine riguarda i pensieri suicidari. Nell’ultimo anno, 214 studenti su 1.399, pari al 15,3% del campione, hanno riferito di aver pensato almeno una volta di togliersi la vita.
Per 123 giovani, corrispondenti all’8,8% degli studenti intervistati, questi pensieri si sono presentati con una frequenza superiore a quella indicata come “qualche volta” nel questionario.
Anche in questo caso emerge una differenza tra i sessi. I pensieri suicidari sono stati riferiti dal 19% delle ragazze e dal 10,8% dei ragazzi.
Un altro elemento importante riguarda la richiesta di aiuto: il 23% degli studenti che hanno dichiarato pensieri suicidari non si è rivolto a nessuno.
La presenza di pensieri suicidari non significa necessariamente che una persona abbia formulato un piano o tentato di togliersi la vita. Rappresenta tuttavia un segnale di sofferenza che richiede attenzione e una valutazione appropriata.
Il rischio non può essere determinato attraverso una singola risposta al questionario. Per comprenderlo occorre considerare intensità e frequenza dei pensieri, eventuali intenzioni, precedenti comportamenti e condizioni psicologiche.
L’aspetto più importante è evitare di minimizzare queste manifestazioni, anche quando il giovane sembra continuare normalmente le proprie attività.
Come riconoscere i segnali di rischio suicidario in adolescenza?
Riconoscere un adolescente in difficoltà non è sempre semplice. Alcuni giovani parlano apertamente del proprio malessere, mentre altri tendono a nasconderlo per paura di essere giudicati o di preoccupare gli adulti.
Tra i segnali che meritano attenzione figurano cambiamenti persistenti dell’umore, isolamento crescente, perdita di interesse per le attività abituali e alterazioni importanti del sonno.
Possono essere rilevanti anche espressioni di disperazione, sentimenti di inutilità o affermazioni che suggeriscono la convinzione di rappresentare un peso per gli altri.
Un peggioramento improvviso del funzionamento scolastico o sociale può indicare una difficoltà, soprattutto quando si accompagna ad altri cambiamenti.
La presenza di autolesionismo, precedenti tentativi di suicidio o riferimenti espliciti alla volontà di morire richiede particolare attenzione.
Nessuno di questi segnali, considerato isolatamente, permette di prevedere con certezza un comportamento suicidario. Inoltre, alcune persone possono essere a rischio senza manifestare cambiamenti facilmente riconoscibili.
Per questo è importante creare occasioni di dialogo regolari, senza aspettare necessariamente che compaiano segnali evidenti.
Autolesionismo negli adolescenti: quanto è diffuso e che cosa significa?
L’autolesionismo comprende comportamenti attraverso i quali una persona provoca intenzionalmente un danno al proprio corpo. Può assumere forme diverse e non coincide necessariamente con un tentativo di suicidio.
In alcuni casi rappresenta un modo disfunzionale di affrontare emozioni intense, tensione psicologica o sensazioni difficili da esprimere. Le motivazioni possono però essere differenti e richiedono una valutazione individuale.
Nell’indagine della Fondazione Foresta, il 17% delle ragazze riferisce episodi di autolesionismo nell’ultimo anno, rispetto al 7% dei ragazzi.
Questa differenza conferma che i comportamenti autolesivi rappresentano una componente importante del disagio rilevato nel campione.
L’autolesionismo non deve essere interpretato automaticamente come una richiesta di attenzione o come un comportamento privo di conseguenze. Anche quando manca un’intenzione suicidaria, può indicare una sofferenza significativa ed essere associato a un maggiore rischio di comportamenti suicidari futuri.
Per questo è importante affrontarlo senza giudizi o punizioni, cercando di comprendere quali difficoltà il giovane stia attraversando e favorendo l’accesso a un sostegno professionale.
Bullismo e cyberbullismo: quale relazione hanno con i pensieri suicidari?
Il bullismo rappresenta uno dei principali problemi relazionali emersi dall’indagine. Il 34,3% degli studenti riferisce di aver subito ripetutamente bullismo scolastico, cyberbullismo o entrambe le forme.
Le conseguenze possono coinvolgere autostima, sicurezza personale, relazioni e benessere psicologico. Le esperienze ripetute di esclusione, umiliazione o aggressione possono contribuire a sentimenti di isolamento e vulnerabilità.
La ricerca evidenzia inoltre un’associazione importante tra bullismo, percezione dell’ascolto familiare e pensieri suicidari.
Tra gli studenti che hanno subito bullismo ripetuto, il 34% di quelli che non si sentono ascoltati dai genitori riferisce pensieri suicidari. La percentuale scende al 17% tra coloro che dichiarano di poter contare sull’ascolto familiare.
Il dato suggerisce che la qualità delle relazioni familiari possa rappresentare un fattore protettivo. Tuttavia, essendo basato su un’indagine osservazionale, non dimostra che l’ascolto dei genitori determini da solo la riduzione del rischio.
La prevenzione del bullismo richiede interventi che coinvolgano l’intera comunità scolastica, con attenzione sia alle vittime sia ai comportamenti dei responsabili.
Quanto conta il rapporto con il proprio corpo nel disagio giovanile?
L’adolescenza è una fase nella quale il corpo assume un ruolo centrale nella costruzione dell’identità personale. Cambiamenti fisici, confronto con i coetanei e aspettative estetiche possono influenzare l’immagine di sé.
L’indagine della Fondazione Foresta rileva differenze tra ragazze e ragazzi anche rispetto al peso corporeo.
Il sottopeso interessa il 14,1% delle ragazze e il 4,1% dei ragazzi. Nei maschi risulta invece più frequente l’eccesso ponderale, che comprende sovrappeso e obesità: 18,9% contro l’8,8% delle femmine.
Questi dati non permettono di diagnosticare disturbi del comportamento alimentare né di stabilire una relazione diretta tra peso e disagio psicologico.
Il rapporto con il corpo dipende infatti da numerosi elementi, tra cui salute fisica, sviluppo puberale, esperienze relazionali e percezione della propria immagine.
È importante distinguere le condizioni ponderali dai disturbi alimentari, che possono manifestarsi anche in persone con peso considerato nella norma.
Quando compaiono restrizioni alimentari persistenti, forte paura di ingrassare o comportamenti compensatori, è opportuno rivolgersi a professionisti competenti.
Alcol e binge drinking: perché rappresentano un rischio per gli adolescenti?
Il consumo intenso di alcol costituisce un’altra manifestazione dei comportamenti a rischio osservati nell’indagine.
La Fondazione Foresta ha rilevato che il 10,2% dei ragazzi e il 4,1% delle ragazze riferisce episodi di binge drinking durante il fine settimana.
Nel questionario, il comportamento viene descritto come il consumo di almeno cinque bevande alcoliche in un’occasione.
Il binge drinking espone a rischi immediati, come intossicazione alcolica, incidenti, comportamenti impulsivi e riduzione della capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni.
Durante l’adolescenza, inoltre, il cervello attraversa ancora importanti processi di maturazione. Il consumo di alcol può interferire con funzioni cognitive e capacità decisionali.
Non tutti gli adolescenti che bevono in modo eccessivo presentano necessariamente un disturbo psicologico. Tuttavia, il consumo intenso può coesistere con ansia, depressione e difficoltà relazionali.
Per questo la prevenzione dovrebbe affrontare sia i rischi dell’alcol sia le motivazioni che possono favorirne l’uso, senza limitarsi a una comunicazione esclusivamente proibitiva.
Quali dati emergono dalla ricerca sul disagio giovanile?
I risultati della Fondazione Foresta mostrano come il malessere adolescenziale possa manifestarsi attraverso indicatori differenti, che non devono essere interpretati come diagnosi.
| Indicatore | Risultato dell’indagine |
|---|---|
| Studenti coinvolti | 1.399 |
| Pensieri suicidari nell’ultimo anno | 15,3% |
| Pensieri suicidari riferiti con maggiore frequenza | 8,8% |
| Ragazze con pensieri suicidari | 19% |
| Ragazzi con pensieri suicidari | 10,8% |
| Vittime di bullismo ripetuto o cyberbullismo | 34,3% |
| Ragazze con autolesionismo nell’ultimo anno | 17% |
| Ragazzi con autolesionismo nell’ultimo anno | 7% |
| Binge drinking nei ragazzi | 10,2% |
| Binge drinking nelle ragazze | 4,1% |
I dati si riferiscono agli studenti coinvolti nell’indagine nell’anno scolastico 2025-2026. Non rappresentano stime nazionali della prevalenza dei disturbi mentali.
Perché molti adolescenti non chiedono aiuto quando stanno male?
Uno degli aspetti più importanti della ricerca riguarda la difficoltà di chiedere sostegno. Tra gli studenti che hanno riferito pensieri suicidari, il 23% dichiara di non essersi rivolto a nessuno.
Le ragioni possono essere molteplici. Alcuni adolescenti temono di essere giudicati, altri non vogliono preoccupare i familiari oppure non riescono a descrivere ciò che provano.
In determinate situazioni possono intervenire anche vergogna, sfiducia negli adulti o scarsa conoscenza dei servizi disponibili.
La difficoltà a chiedere aiuto non deve essere interpretata come una mancanza di volontà. Quando una persona attraversa una sofferenza intensa, può risultare particolarmente difficile immaginare che parlarne produca un cambiamento.
Per questo è importante che siano gli adulti a creare condizioni favorevoli al dialogo.
Ascoltare significa prendere sul serio ciò che viene raccontato, evitare risposte svalutanti e cercare di comprendere il problema prima di proporre soluzioni.
Se emergono pensieri suicidari, è opportuno chiedere direttamente e con calma se il giovane sta pensando di farsi del male o di togliersi la vita. Porre questa domanda non induce comportamenti suicidari e può facilitare l’accesso a un aiuto adeguato.
Come possono intervenire genitori e insegnanti per prevenire il disagio?
La prevenzione del disagio giovanile richiede un lavoro condiviso tra famiglia, scuola e servizi sanitari.
Genitori e insegnanti possono contribuire a riconoscere cambiamenti persistenti nel comportamento, nell’umore e nelle relazioni, soprattutto quando interferiscono con la vita quotidiana.
È importante non ridurre ogni difficoltà a una fase passeggera dell’adolescenza. Allo stesso tempo, occorre evitare di trasformare ogni cambiamento emotivo in un sospetto diagnostico.
La disponibilità all’ascolto rappresenta un primo passo, ma non sempre è sufficiente. Quando la sofferenza persiste o compromette il funzionamento quotidiano, può essere necessaria una valutazione psicologica o neuropsichiatrica.
La scuola può offrire un contributo attraverso attività di educazione emotiva, programmi di prevenzione del bullismo e servizi di ascolto accessibili.
Un ruolo importante riguarda anche la formazione degli adulti, che devono essere aiutati a riconoscere i segnali di rischio e a sapere come intervenire.
Nei casi di possibile rischio suicidario, il sostegno familiare deve accompagnarsi a una valutazione tempestiva da parte di professionisti sanitari.
Qual è la situazione dei suicidi in Italia?
Il fenomeno dei pensieri suicidari negli adolescenti deve essere distinto dai dati relativi ai decessi per suicidio.
Secondo le informazioni dell’Istituto Superiore di Sanità riportate nel comunicato, nel 2023 in Italia sono stati registrati 3.830 decessi per suicidio tra le persone di almeno 15 anni.
Si tratta di un dato riferito all’intera popolazione adulta e adolescenziale considerata, non esclusivamente ai giovani.
Non è quindi corretto confrontarlo direttamente con il 15,3% di studenti che hanno riferito pensieri suicidari nell’indagine padovana.
I pensieri suicidari, i tentativi di suicidio e i decessi sono indicatori differenti, che richiedono strumenti di rilevazione e interpretazione specifici.
La loro analisi permette però di comprendere l’importanza della prevenzione e dell’accesso tempestivo ai servizi di salute mentale.
Un ulteriore dato arriva dal Veneto, dove il numero verde regionale per la prevenzione dei suicidi ha ricevuto 7.757 contatti tra settembre 2023 e luglio 2025.
Il 26% delle chiamate proveniva dalla provincia di Padova. Anche questo dato riguarda un servizio di ascolto e non può essere utilizzato per stimare direttamente la prevalenza dei pensieri suicidari nella popolazione.
Che cos’è il Progetto Scuola della Fondazione Foresta?
I risultati dell’indagine saranno al centro della presentazione della ventunesima edizione del Progetto Scuola della Fondazione Foresta ETS, in programma il 23 ottobre 2026 al Teatro Ruzante di Padova.
Il progetto coinvolge da oltre vent’anni gli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori e si occupa di salute, prevenzione e stili di vita.
Le attività affrontano temi che comprendono salute endocrino-riproduttiva, problematiche andrologiche e ginecologiche, infezioni sessualmente trasmesse, contraccezione, sessualità e relazioni.
L’edizione 2026-2027 prevede un approccio multidisciplinare, con attenzione anche al consenso e ai principali fattori di rischio per la salute dei giovani.
Secondo Carlo Foresta, presidente della Fondazione, i segnali di disagio possono comparire molto prima che si sviluppi una situazione di emergenza.
L’obiettivo della prevenzione è proprio riconoscere questi segnali, favorire il dialogo e rendere più semplice l’accesso a un sostegno adeguato.
A chi rivolgersi quando un adolescente manifesta pensieri suicidari?
Quando un adolescente manifesta pensieri suicidari, è importante prendere sul serio quanto riferisce e favorire una valutazione tempestiva.
Il primo riferimento può essere il medico di medicina generale, il pediatra, uno psicologo o un servizio territoriale di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.
In presenza di un pericolo immediato, di un’intenzione suicidaria attuale o di un comportamento che mette a rischio la vita, è necessario chiamare il 112 o rivolgersi al pronto soccorso. In queste situazioni non bisogna lasciare sola la persona.
Per un primo ascolto sono disponibili anche servizi telefonici dedicati. In Veneto è attivo il numero verde regionale 800 33 43 43, gratuito e disponibile 24 ore su 24. Telefono Amico Italia risponde al numero 02 2327 2327, mentre Telefono Azzurro offre sostegno a bambini e ragazzi attraverso il 19696.
I servizi di ascolto possono rappresentare un primo contatto importante, ma non sostituiscono l’assistenza sanitaria nelle situazioni di rischio.
FAQ sul disagio giovanile e sui pensieri suicidari
Quali sono i primi segnali di disagio psicologico negli adolescenti?
Possono comprendere cambiamenti persistenti dell’umore, isolamento, difficoltà scolastiche, alterazioni del sonno e perdita di interesse per le attività abituali. La presenza e la gravità dei sintomi devono essere valutate nel loro insieme.
È normale che un adolescente abbia pensieri suicidari?
I pensieri suicidari non devono essere considerati una normale conseguenza dell’adolescenza. Possono comparire in situazioni di sofferenza psicologica e richiedono ascolto e una valutazione appropriata.
Parlare di suicidio con un adolescente aumenta il rischio?
No. Chiedere direttamente e con sensibilità se una persona sta pensando al suicidio non aumenta il rischio e può facilitare la richiesta di aiuto.
Qual è il rapporto tra bullismo e pensieri suicidari?
Il bullismo può contribuire a sofferenza emotiva, isolamento e maggiore vulnerabilità. Nell’indagine della Fondazione Foresta, i pensieri suicidari risultano più frequenti tra le vittime di bullismo che non si sentono ascoltate dai genitori.
L’autolesionismo significa sempre che un ragazzo vuole suicidarsi?
No. L’autolesionismo può verificarsi anche senza intenzione suicidaria. Rappresenta comunque un segnale di sofferenza che merita attenzione professionale.
Dove possono chiedere aiuto i giovani con problemi psicologici?
Possono rivolgersi al medico, ai servizi territoriali di salute mentale, agli sportelli scolastici e ai servizi di ascolto. In caso di pericolo immediato è necessario chiamare il 112.
