allattamento Neonati

Nei primi mesi di vita, i problemi di agitazione e pianto del bambino sono spesso etichettati come “coliche del lattante”. Si tratta di una condizione che causa preoccupazione nei genitori ed è spesso motivo di richiesta di aiuto al medico.  

Le coliche del lattante sono episodi ricorrenti e prolungati di pianto, agitazione o irritabilità in un bambino che, tra un episodio e l’altro, appare sano e cresce regolarmente.

Sebbene esistano molte teorie, attualmente non esiste in letteratura un consenso sulle cause.  

Coliche del lattante: condizione benigna che non influisce sulla crescita

Fra le cause gastrointestinali di questa sindrome sono annoverate l’intolleranza al lattosio, l’alterazione dei microrganismi intestinali (microbiota intestinale), l’immaturità dell’intestino. Ed anche l’aumento dei recettori della motilina o ipersensibilità al latte vaccino.

La ricerca ha dimostrato che i disturbi gastrointestinali riguardano solo una minoranza (circa il 5%) dei neonati che piangono eccessivamente nei primi mesi di vita. È stato anche dimostrato che questi sintomi hanno la stessa frequenza sia negli allattati al seno sia negli alimentati con latte formulato. «Numerosissimi studi hanno attestato che passare il bambino a una formula priva di latte (a base di soia, riso o idrolisati) non migliora la sintomatologia». Così Maria Luce Cioni e Marco Moroni, Terapia intensiva neonatale, AOU Meyer Irccs.

Qualsiasi ne sia la causa, si tratta tuttavia di una condizione benigna e i lattanti che ne soffrono crescono regolarmente di peso e di lunghezza.

Agitazioni e pianto si associano ai problemi di sonno

Le “coliche”, sebbene siano una condizione benigna, rappresentano una fonte di stress e di frustrazione per i genitori

«È dimostrato – continuano Cioni e Moroni – che per alcuni neonati, le agitazioni e il pianto si associano ai problemi di sonno e alle difficoltà di alimentazione. Sono manifestazioni globali di una difficoltà di regolazione del neonato. Lo stress dei genitori non deve essere in nessun modo sottovalutato dai sanitari. Si deve ricordare che il pianto eccessivo è una delle principali cause della “sindrome del neonato scosso”, che può portare a gravi conseguenze».

Quando i genitori presentano preoccupazioni per la quantità di pianto, il pediatra dovrebbe sempre eseguire prima di tutto una valutazione approfondita del neonato. Si devono, infatti, escludere cause “organiche” e adattare gli interventi.

Non esiste una vera e propria cura per il problema

«Non esiste una cura – affermano gli esperti – per una condizione che non possiamo neppure considerare una vera e propria malattia. Nessuno dei farmaci correntemente utilizzati (dal Simeticone al Cimetropio Bromuro e ai probiotici) si è dimostrato efficace in studi sufficientemente rappresentativi e rigorosi. Un trattamento con questi farmaci viene tuttavia frequentemente prescritto. Di fondamentale importanza è invece imparare a conoscere il proprio bambino, per rispondere in modo personalizzato alle sue esigenze. Per qualcuno funzionerà il cullamento, per altri il contatto pelle a pelle, la suzione di un ciuccio o del seno».

Non meno importante sarà per i genitori prendersi cura di sé, riposare e imparare a chiedere aiuto nei momenti di maggiore difficoltà.

«È dimostrato che gli interventi rivolti alla genitorialità nel suo complesso sono efficaci nell’aiutare i bambini con problemi di regolazione e i loro genitori. Gli effetti segnalati sono la riduzione dell’ansia da frustrazione dei genitori, la diminuzione della quantità di pianto del bambino. Ed anche l’aumento dei contatti con gli operatori sanitari e l’aumento delle conoscenze sul pianto», concludono Cioni e Moroni.